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CULTURE

Mata Hari, astuta spia o donna tormentata?

Il Fries Museum ricostruisce la vicenda della più celebre 007 dello scorso secolo. E rispetto al mito, racconta tutta un'altra storia

di Paola Pirovano

 

 

Il nome di Mata Hari evoca l’immagine della femme fatale, il potere come arma di seduzione per tessere intrighi internazionali.

Fu davvero così? O si tratta solo di una figura mitica, immortalata da centinaia di libri e film? 

A cento anni dalla sua morte – venne infatti fucilata in Francia il 15 ottobre 1917, all’età di 41 anni – la mostra Mata Hari, the myth and the maiden al Fries Museum di Leeuwarden cerca di fare chiarezza su una delle figure femminili più affascinanti del secolo scorso.

Nonostante le scelte museografiche non siano sempre riuscite, il Fries Museum ha il merito di aver radunato un’importante documentazione sulla figura di Mata Hari, grazie alla declassificazione degli archivi del Ministero della Difesa di Vincennes. Per la prima volta, gli atti relativi al processo contro Mata Hari sono accessibili al pubblico, ma con le trascrizione degli interrogatori il mito della spia abile e misteriosa sbiadisce fino a sollevare un dubbio: è mai stata davvero una spia?

E se anche lo fosse stata, probabilmente James Bond non l’avrebbe voluta come collega: in tempo di guerra, infatti, avrebbe inviato informazioni non criptate con posta ordinaria, si sarebbe presentata sempre con il suo nome e si sarebbe resa riconoscibile senza alcuna precauzione.

Artista di fama internazionale grazie alla sua danza di ispirazione indonesiana, era famosa soprattutto per le sue qualità di amante e il fascino esotico che emanava. Durante il primo conflitto mondiale, le sue relazioni con alti ufficiali di varie nazionalità destarono un certo interesse in Francia e in Germania.

Prese soldi da entrambi i Paesi per fornire informazioni riservate, non curante del pericolo. La sua attività, insomma fu mossa principalmente da opportunismo. Identificata come l’agente segreto H21, fu accusata di tramare contro la Francia e condannata a morte come spia tedesca, nonostante la mancanza di prove schiaccianti.

La mostra ripercorre la vita di Mata Hari – il cui vero nome era Margaretha Zelle. Nata nella cittadina frisona di Leeuwarden nel 1876. Il nome d’arte di Mata Hari (“occhio del giorno” in lingua Malay) l’avrebbe scelto solo dal 1905 quando si reinventò danzatrice giavanese a Parigi, dopo la separazione dal marito, con cui aveva vissuto in Indonesia.

Squattrinata, sola, Margaretha usò il suo fascino per costruirsi una nuova identità, sulla scia dell’orientalismo di moda in quell’epoca. Facendo credere di essere di origine indonesiana, Mata Hari inventò una danza sensualeed esotica che le procurò un successo straordinario per una decina d’anni.

All’apice del successo, Mata Hari guadagnava somme folli per le sue performance, in cui si spogliava languidamente fino a restare con solo della lingerie dorata e i gioielli. Ancora più consistenti erano i regali che riceveva dai suoi amanti facoltosi: uno di loro, le offrì l’equivalente di 900 000 euro come regalo d’addio.

La sua ingenuità, o forse un eccesso di imprudenza le furono fatali. Accusata di essere una spia al soldo dei tedeschi, fu condannata a morte dopo un processo sommario, nel quale la sua vita stravagante venne utilizzata come prova contro di lei per descriverla come una persona inaffidabile, bugiarda e dalla morale discutibile. La sentenza di morte era già decisa, la Francia aveva bisogno di un colpo grosso per rinvigorire il morale dell’opinione pubblica.

Anche gli ultimi attimi della sua vita sono avvolti nella leggenda: si dice abbia affrontato il plotone d’esecuzione a testa alta, senza benda sugli occhi, addirittura che sia riuscita a scappare. In realtà, il suo corpo fu donato a un ospedale di Parigi per le lezioni di anatomia e nessuno reclamò i suoi resti.

Margaretha era morta, ma il mito di Mata Hari stava solo cominciando.

Pochi anni dopo la sua morte uscì la prima biografia, seguita da molte altre. Mata Hari incarna l’immagine della femme fatale, dell’agente segreto sexy e misterioso, ma probabilmente era solo una donna naïve, che aveva perso il contatto con la realtà: lo spionaggio non era l’ennesimo travestimento e lei divenne probabilmente un capro espiatorio.


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