Author: Michael Büker  Source:  Wikimedia License: Creative Commons 3.0

di Alessandro Pirovano

 

Il comandante olandese Thom Karremans può tirare un sospiro di sollievo: la corte di Arnhem ha deciso di non perseguirlo per i crimini commessi dall’Esercito Serbo  che aveva visto compiere sotto i suoi occhi a Srebrenica nel luglio del 1995; l’olandese, era alla guida del contingente di Caschi Blu, mandato lì dalle Nazioni Unite per  proteggere la popolazione civile dai tentativi di pulizia etnica serba. Eppure, in quei giorni, non tutto andò come doveva: l’esercito  di Mladic invase l’enclave musulmana, massacrando la popolazione bosniaca.  Quasi 8000 furono i corpi ritrovati nelle fosse comuni anni dopo. Tra di loro anche l’elettricista Rizo Mustafic, il traduttore Hasan Nuhanovic e suo padre: allontanati dall’area protetta (teoricamente) sotto il controllo internazionale, caddero rapidamente sotto i colpi delle truppe serbo-bosniache.

Due anni fa i parenti delle tre vittime hanno deciso di rivolgersi alla giustizia olandese, convinti che la colpevole inerzia del comandante Karremans e dei suoi uomini, fosse un atto di favoreggiamento ai piani criminali di Mladic.

Ma, dopo due anni di processo, memoriali e testimonianze , non sono riusciti a convincere il tribunale di Arnhem, che la settimana passata, pur ribadendo la colpevolezza dello stato olandese già accertata nel 2011, ha precisato l’assenza di indizi effetitivi a carico dei vertici dell’esercito dei Paesi Bassi. I parenti delle vittime, però,  non si arrendono e si preparano per il passo successivo: il ricorso alla Corte Europea per i Diritti Umani.