The Netherlands, an outsider's view.

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L'INTERVISTA

Mascha ten Bruggencate, D66: “Il sindaco olandese, un’anomalia: molte potere, nessuna legittimazione popolare”

La vice-capogruppo al Comune di Amsterdam, dice a 31mag: "Siamo maggioranza con un sindaco dell'opposizione. Van der Laan un grande ma vorremmo l'elezione diretta"



di Alesssandro Pirovano

 

Un consiglio eletto che a sua volta nomina gli assessori ma ha solo una voce, marginale, nella scelta del sindaco. Questo il meccanismo della macchina amministrativa olandese, un sistema datato e fortemente criticato anche dall’interno, nonostante diversi tentativi senza successo di modificarlo. Le ultime amministrative e la sconfitta, ad Amsterdam, del Pvda, il partito laburista, che per 60 anni ha guidato ininterrottamente le giunte nella capitale, hanno dato vita ad una situazione singolare: il sindaco van Der Laan, in carica dal 2010, non rappresenta più dal 2014 la maggioranza ma è espressione dell’opposizione. A complicare la faccenda, è intervenuta la decisione, quasi unanime, del consiglio comunale di chiedere al governo una riconferma del burgemeester laburista il cui mandato scadrà questa estate; sarà una scelta tattica della maggioranza, sarà l’assenza di candidati credibili ma da luglio, nella capitale, inizierà -quasi certamente- il secondo mandato di Eberhard van Der Laan. Tutti contenti? E cosa ne pensa il liberale D66, partito che ha sconfitto l’oltre mezzo secolo di egemonia del Pvda ma si trova, comunque, a dover coabitare con un sindaco laburista? Lo abbiamo chiesto a Mascha ten Bruggencate, consigliera e vice-capogruppo del D66 al Comune di Amsterdam.

Presto il sindaco di Amsterdam Van der Laan si insedierà per un nuovo mandato. Cosa pensa della sua attivià?

Van der Laan ha fatto un gran lavoro in questi anni e la gente lo sa e lo ha apprezzato. In generale, gli abitanti di Amsterdam sono molto contenti del suo operato.

Ricordo però alcuni momenti un po’ critici anche per il sindaco come l’agitazione studentesca dell’anno scorso finita con lo sgombero violento degli studenti.

All’inizio il sindaco, appena uscito dall’ospedale, si recò subito al Maagdenhuis per discutere con gli studenti e si mostrò veramente aperto e disponibile. Poi non so cosa sia accaduto precisamente ma sicuramente quella notte la scelta di van Der Laandi parlare con gli studenti ha aiutato a stemperare la tensione a differenza della chiusura totale opposta dalla direzione universitaria.

E quali sono le vostre idee sul prossimo mandato? Cosa si potrebbe migliorare?

Per cominciare vorremmo eleggerlo il sindaco della nostra città.

Proprio questa, cioè l’eleggibilità del sindaco è da sempre uno dei vostri punti fermi. Ci potrebbe spiegare meglio?

Come abbiamo detto in più occasioni anche a Van der Laan, il fatto che il sindaco abbia dei poteri consistenti senza alcuna legittimazione dal basso è un’anomalia. Noi vogliamo che il sindaco conservi questi poteri ma che, allo stesso tempo, venga eletto. E’ un po’ strano, se ci pensi, e crea alcune tensioni il fatto che i partiti che scelgono i Wethouders [n.d.r. assessori]  non siano gli stessi che scelgono il sindaco. Insomma: è un po’ un controsenso che il sindaco sia espressione del PvdA, partito all’opposizione in consiglio comunale.

Si ricorda qualche momento in cui queste tensioni tra sindaco e maggioranza siano emerse chiaramente?
Mi viene da pensare a una delle ultime questioni, cioè la possibilità o meno che le case popolari possano essere affittate su Airbnb. Su quel punto ci sono state prese di posizioni diverse tra sindaco e Wethouders.

Avete in mente qualche proposta o qualche passo concreto per cambiare la situazione?
Attualmente manca un chiaro orientamento della maggioranza delle forze politiche per rendere più democratico il sistema di scelta dei sindaci nei Paesi Bassi. Non è una delle nostre priorità ma se ci fossero le condizioni lo cambieremmo volentieri. Il vero problema politico è un altro.

Ossia?

Il disinteresse e la disaffezione dei cittadini verso la politica è certamente la nostra maggiore preoccupazione. Forse i partiti politici sono percepiti come sorpassati e inutili al giorno d’oggi e noi dovremmo pensare a come riorganizzare l’intera struttura così da convincere la gente a tornare a partecipare come una volta.






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