The Netherlands, an outsider's view.

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Martijn Sargentini a 31mag: “Vittoria di Dumoulin? Nessuna sorpresa ma il ciclismo olandese viaggia a due velocità”

Una robusta cultura ciclistica e sempre più atleti amatoriali: l'Olanda del ciclismo professionistico riparte da qui

di Riccardo Aulico

 

La 100^ edizione del Giro d’Italia è già passata agli annali dello sport. Per i Paesi Bassi, questo centesimo giro ha segnato un altro traguardo storico: per la prima volta, ha vinto un ciclista olandese.

Il successo del 26enne Tom Dumoulin è a suo modo singolare: i Paesi Bassi, dove il numero di biciclette è superiore a quello degli abitanti, non vantano una tradizione di successi in una delle gare su strada più prestigiose e popolari al mondo. Cosa è successo, allora, in occasione del centesimo giro? Per Martijn Sargentini, program manager per la mobilità ciclabile della città di Amsterdam e grande appassionato di ciclismo, i fattori sono molteplici:

 

 

 

“La vittoria di Dumoulin, in realtà, non è stata una grande sorpresa”, dice Sargentini a 31mag.  “E per l’Olanda non si tratta affatto del primo successo internazionale”, dice. E in effetti ha ragione: il palmarès olandese è di tutto rispetto: tre successi al Tour de France, il primo nel ’53 quando si correva ancora con le squadre nazionali; nel ’68 con Janssen (in foto a sx) e 12 anni dopo con Zoetemelk: entrambi riuscirono a vincere -rispettivamente- nel ’67 e nel ’79 anche la Vuelta di Spagna.

Negli anni novanta il ciclismo, sport che fino ad allora era stato quasi esclusiva prerogativa europea, si è globalizzato: “La competitività dei tornei internazionali, a partire da quegli anni, è aumentata vertiginosamente e paesi piccoli come l’Olanda (ma anche Belgio e Lussemburgo, ndr.) hanno accusato le trasformazioni del ciclismo professionistico. Le dimensioni di un paese incidono – ed hanno inciso -, infatti, non solo sul numero di professionisti, di corridori e sportivi che la nazione produce, ma anche sugli aspetti più prettamente economici (sponsor teams, mercato televisivo, fan base, etc.) che con il passare delle generazioni sono diventati sempre più influenti“, spiega Sargetini. “Il successo di Dumoulin, in questo senso, rappresenta il risultato più evidente di una rinascita lenta e graduale del ciclismo sportivo olandese”.

Mettendo però da parte i risultati su pista, quale background c’è alla base di questa “non sorprendente” vittoria? Al netto dei soli due team professionistici presenti in Olanda (il Team Lotto NL-Jumbo e il Team Sunweb, quest’ultima la squadra di Dumoulin, ndr.) e dell’Amstel Gold Race, rimasta l’unica gara internazionale professionistica che si corre nei Paesi Bassi, la scena amatoriale gode di buona salute. E il campione olandese del Giro viene proprio da quegli ambienti.

 “Sempre più persone in Olanda si affacciano al ciclismo amatoriale. Il settore professionistico, però, – sia per quanto riguarda il pubblico che segue le gare che per il numero di atleti che decidono di competere – è invece stabile ed oggi non è paragonabile alla scena degli anni ’70“, dice ancora Sargentini. E per fare un esempio, spiega la questione dei diritti tv: gli olandesi guardano poco la televisione e gli introiti generati dagli inserzionisti offrirebbero un sostegno marginale al settore.

Nonostante rappresenti una nicchia è comunque emersa negli ultimi tempi una  nuova generazione di allenatori, preparatori atletici e professionisti nel mondo del ciclismo, preparata e all’avanguardia

Infine non va sottovalutato l’aspetto prettamente culturale legato alle due ruote a pedali: “Il ciclismo olandese ha vissuto una crisi d’identità negli ultimi anni”, racconta ancora Sargentini. “A differenza di altri sport il ciclismo avrebbe fatto fatica a costruirsi una solida identità, tale da attirare appassionati, praticanti e quindi sponsor”.

Insomma, in Olanda il ciclismo viaggia a due velocità: una scena amatoriale con la marcia ingranata ed un ambito professionistico in affanno durante una salita. Ed è lecito pensare, ha suggerito il program manager del comune di Amsterdam, che la spinta propulsiva della prima categoria possa essere utile e vantaggiosa per la ripresa della sua variante agonistica e professionistica. La vittoria di Dumoulin, inoltre, potrebbe essere un volano per il movimento sportivo ciclistico olandese, caratterizzato comunque da una solida cultura e da un’intramontabile tradizione.