di Massimiliano Sfregola

photo: https://voedselbankhaaglanden.nl/al-qoebaschool-in-actie-voor-voedselbank-haaglanden/

La differenza tra un gesto caritatevole e l’esercizio di un diritto dovrebbe essere chiara: il primo è un atto di liberalità spontaneo, senza regole, unidirezionale e con il solo fine di dare qualcosa a qualcuno che non ha.
L’altro è un obbligo di legge, con procedure ed un effetto prevedibile.

Possono assomigliarsi nella forma ma sono diversissimi nella sostanza. Prendiamo ad esempio, la “Spesa del Cuore”, un’iniziativa promossa dal Comites, il Comitato degli italiani in Olanda, per offrire un buono spesa a italiani indigenti nel periodo del Covid ad inizio pandemia e rispuntato, a sorpresa, in questi giorni di elezioni.

A leggere la descrizione, l’iniziativa, sembra lodevole: una raccolta di fondi privati promossa dai consiglieri dell’ente tra i connazionali, a favore di chiunque abbia a cuore le sorti di chi non ce la fa. Tutto bello sul piano emozionale ma su quello pratico gli interrogativi sono molti: un ente può mettersi a fare l’associazione caritatevole? Quali obiettivi hanno questi fondi? Chi controlla a chi vanno? Quale finalità sociale ha un assegno di pochi euro una-tantum?

Tra “fare tanto per fare” e “non fare”, la seconda opzione è la migliore. D’altronde, il Comites non è un ente di beneficenza: al massimo, può fare da cassa di risonanza per enti caritatevoli, ma non sostituirsi a questi. Il motivo? Se è beneficienza, atto spontaneo, dovrebbe rimanere individuale e anonima. Un ente ha altri scopi. E invece, in questo modo, il Comitato si è attribuito un gesto cosmetico (cosa potranno mai cambiare pochi voucher spesa da 25 euro nella vita di un indigente, quando l’intervento statale olandese, se opportunamente attivato, può intervenire in maniera strutturale e non solo simbolica?) quando i suoi compiti sarebbero altri: ha mai mappato le situazioni di indigenza degli italiani in Olanda? Chi sono gli italiani poveri in NL? Di cosa hanno bisogno? Quali le fasce d’età più colpite?

Se non si risponde a queste domande e non spiega perché il welfare olandese non è intervenuto o non è stato in grado di intervenire nei casi specifici, il Comitato non dovrebbe mettere in piedi un’iniziativa di marketing emozionale che può fare una parrocchia o una onlus ma che non dovrebbe fare un ente di raccordo di una comunità di immigrati.

Gli italiani in Olanda, vivono in uno dei paesi con il sistema di welfare più solido al mondo (nonostante tagli e ridimensionamenti) e un ente italiano avrebbe il compito di indicare le opzioni pubbliche disponibili e segnalare quelle sacche di indigenza che non possono accedervi ma non di sostituirsi all’ente, con un’iniziativa dimenticata e riattivata, improvvisamente, durante le elezioni.

Un’iniziativa senza numeri, senza dati verificabili, senza procedure strutturate, senza nulla che garantisca un minimo di trasparenza, finisce per alimentare la cultura del sospetto che, spesso a torto, negli ultimi anni ha fatto crollare le donazioni per le organizzazioni non a fine di lucro. Oggi, le campagne di crowdfunding delle ONG sono spesso in grande crisi perché in tanti si chiedono: dove andranno i soldi che dono? E soprattutto: chi li distribuisce e come? A queste domande, per la “Spesa del Cuore” se ne aggiunge un’altra: dove si trova la pagina pubblica che spiega l’iniziativa e consente a chiunque di poter donare?

Inoltre, il messaggio della generica “raccolta fondi per connazionali” per chi vive all’estero e non mirata nell’oggetto è profondamente diseducativo sul piano civico: quegli assegni ricordano i pacchi alimentari che spesso Casa Pound e Forza Nuova elargiscono “solo agli italiani” (disclaimer: no, non stiamo affatto paragonando il Comites a formazioni neonaziste. E’ un’analogia tra le iniziative). Un conto è sostenere i terremotati all’Aquila, un altro è gli indigenti in Olanda. 

Non solo gli italiani sono in difficoltà economica e il messaggio migliore che un ente di immigrati può inviare alla sua comunità è di incoraggiare, tutti, indipendentemente dal proprio passaporto, di pretendere dallo Stato dove si vive il rispetto del diritto al reddito. E di indirizzarli presso le associazioni territoriali (laiche o religiose) che in Olanda sono ovunque e si danno da fare: dal cibo di scarto (buono) dei centri di distribuzione recuperato alle voedselbank e ai supermercati di quartiere “low-cost” per chi ha piccoli budget, questi sono aiuti reali. L’elemosina in campagna elettorale è triste e non serve a nessuno.