CoverPic:@Regional Archives Nijmegen, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

di Antonia Ferri

Potremmo tornare indietro di secoli, fino a circa il 1485, per ritrovare un dramma che, a suo tempo, era rivoluzionario. Mariken van Nieumeghen (Mariken van Nieumeghen), meglio conosciuta come Marika degli Inferni, è la trasposizione anonima di un miracolo, ma il suo svolgimento è eccezionale. Infatti, la trama mostra un impianto che si potrebbe definire proto-femminista sotteso alla prevedibile conclusione di redenzione.

Dopo essere stata accusata di avere una relazione con lo zio prete, Mariken prega implorando aiuto. Nella sua preghiera, la ragazza si rivolge sia a Dio sia al diavolo, mostrandosi da subito nella sua unicità. Quando il diavolo sotto forma di Moenen, uomo dall’occhio infetto, accorre in suo aiuto lei non esita ad ascoltarlo. Le promesse di Moenen sono allettanti: Mariken conoscerà tutte le lingue del mondo e con esse anche le sette arti liberali. In cambio dovrà soltanto cambiare il suo nome in Emmeken e non potrà più fare il segno della croce. Sedotta dall’idea di essere la donna più sapiente al mondo, Mariken accetta e si rifugia con Moenen per i sette anni successivi.

Il contesto di femminismo ante litteram

Nella decisione di vendere l’anima al diavolo per la conoscenza una ribellione contro la società patriarcale del tempo. Un tempo a cui alle donne non era permesso di conoscere e di esprimere i propri sentimenti.

Infatti, Mariken non si pente subito, ma per lungo tempo resta a vivere con Moenen come sua amante. Una persistenza di convinzioni e intenti che finirà con la visione della pièce teatrale, il Masscheroen. Solo allora, davanti alla rappresentazione della Vergine Maria che intercede per i dannati, Mariken ritornerà sui propri passi.

È interessante, che per apprestarsi alla redenzione, Mariken si rivolga alla Madonna, figura femminile. Successivamente si recherà nel convento di Maastricht, invocando il perdono.

Mariken degli inferni segna l’epoca di transizione tra Medioevo e modernità. Nel Mirakelspel spiccano valori nuovi e inusitati momenti di libertà, che sembrano trasgredire l’ordine sociale dei secoli precedenti.

Marika degli Inferni, il film

Nel 1974 uscì il film omonimo ispirato al dramma. Diretto da Jos Stelling, l’anno successivo fu in concorso per la Palma d’oro al festival di Cannes.

Per comprendere quanto Mariken degli inferni restò connesso alle istanze dell’attualità bastano pochi dettagli legati alla pellicola. In primo luogo fu autofinanziato. Venne girato da un gruppo di studenti universitari e gli attori principali non sono mai più tornati alla recitazione. Un dilettantismo evidente (seppur invisibile durante la visione) anche quando si sottolineano le modalità di ripresa. Infatti, il film impiegò tre anni di lavoro tutte le domeniche per essere portato a termine.

Comunque sia, il bisogno di un gruppo di studenti universitari di raccontare un miracolo di fine Quattrocento nel pieno degli anni ’70 potrebbe risultare straniante. Poi, però, indagando meglio la storia di Mariken, si capisce che non può che essere frutto della sua intrinseca straordinarietà.