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Manfred Sellink è stato nominato direttore del MSK (Museo di Belle Arti) di Gand. Il museo sta rifiorendo dopo alcuni anni difficili, grazie alla nuova organizzazione della collezione permanente.

La prestigiosa mostra di Van Eyck è stata interrotta anticipatamente nel marzo 2020, durante il primo lockdown. Nel 2018, il predecessore di Sellink, Catherine De Zegher è stata sospesa a causa della vicenda Toporovsky. Il museo aveva firmato un contratto di prestito con il collezionista russo Igor Toporovsky, che sosteneva di possedere arte russa autentica dell’inizio del XX secolo, cosa rivelatasi poi falsa.

Una lenta ristrutturazione

Manfred Sellink è diventato direttore del Museo Reale di Belle Arti di Anversa nel 2014, quando ormai il centro era chiuso da tre anni. L’anno scorso si è dimesso. “La ristrutturazione richiedeva troppo tempo. Un museo che è rimasto chiuso per così tanto tempo – dieci anni ormai – e che è soggetto a processi di ricostruzione così complessi ha bisogno di un direttore con un background e una competenza diversi dalla mia”.

Dopo aver lasciato Anversa, Sellink ha pensato di concentrarsi sulla sua carriera accademica; ha un dottorato in storia dell’arte e insegna studi museali e politica culturale all’Università di Gand.  Notando il posto vacante al MSK, Sellink non ha esitato a candidarsi. “Sono sempre stato un po’ innamorato dell’edificio. In termini architettonici il MSK è il più bel museo del nord Europa, e anche uno dei più antichi. I primi pezzi della collezione erano presenti già nel 1798″. L’edificio attuale, progettato dall’architetto Charles Van Rysselberghe, risale al 1898.

Il MSK è principalmente conosciuto per la sua collezione di arte della fine del XIX e dell’inizio del XX secolo. Ma il museo ha molto di più da offrire. “Le persone tendono a dimenticare la nostra collezione del Medioevo e del periodo 1400-1700”, dice Sellink. Si riferisce al collezionista d’arte e mecenate belga Fernand Scribe, che ha donato la sua vasta collezione d’arte nel 1913. Scribe collezionava anche vecchi maestri olandesi del XVII secolo. Molti musei si leccherebbero le dita per avere una collezione come questa”.

È la combinazione di arte antica e moderna che conferisce al MSK il suo carattere unico. Espressionismo fiammingo accanto a scene religiose del Medioevo.

Un anno da festeggiare

La collezione sarà alla base di nuove mostre temporanee. “Posso già dirvi che il 2023 sarà un anno di festa. Il museo celebrerà i suoi 225 anni, e gli “Amici del Museo”, la più antica associazione di sostenitori nel Paese, 125 anni. La sua importanza non deve essere sottovalutata, poiché molti musei sono nati sulla base di collezioni private”.

Di fronte al MSK si trova lo S.M.A.K., il museo d’arte contemporanea. Il suo direttore, Philippe Van Cauteren sogna un vero quartiere museale di Gand, nel Parco della Cittadella, e la costruzione di un nuovo S.M.A.K. “Appoggio pienamente questi progetti. La scienza e l’arte si appartengono storicamente. La parola museo deriva dal greco mouse ion, ovvero il tempio delle Muse, in cui arte e scienza si univano”.

“Un quartiere come questo è molto interessante per promuovere la città. Non voglio paragonare Gand ad Amsterdam, ma lì è esattamente lo stesso. Il Rijksmuseum fu costruito nel XIX secolo alla periferia della città. Ma il quartiere dei musei di Amsterdam – dove sorgono lo Stedelijk Museum, il Van Gogh Museum e il Rijksmuseum – sono una delle principali attrazioni turistiche della città. Anche a Gand è attuabile un progetto del genere e, con la sua candidatura a capitale europea della cultura nel 2030, tutti i partner culturali e il consiglio comunale si muovono nella stessa direzione.

Feticci artistici

Nelle sale del museo si possono ammirare capolavori incredibili. Appeso accanto a De heilige Hiëronymus, il bellissimo dipinto di Hieronymus Bosch del 1500, si trova De kruisdraging, sempre di Bosch; o forse no. Nel 2015 un team di ricerca olandese ha decretato che non appartiene alla mano del maestro. Sellink si dice preoccupato perchè esiste il cosiddetto rischio “feticcio”.

“I musei spesso affrontano questo problema nel modo sbagliato. Uno degli esempi più famosi è De man met de gouden helm. Quando quel quadro venne attribuito a Rembrandt era uno dei capolavori della Gemäldegalerie di Berlino. Le indagini hanno poi rivelato che apparteneva a uno degli allievi di Rembrandt ed è stato così prontamente accantonato. Eppure un quadro come questo è un ottimo esempio di cosa può fare la ricerca scientifica nell’arte”.

Il museo ospita anche Portret van een vrouw, dipinto nel 1640 da Frans Hals. “Hals aveva una capacità impareggiabile di suggerire molto con poco. E il modo in cui ha dipinto il colletto e la manica… virtuoso!”; e Leunende vrouw di Jean Brusselmans, del 1920. “Ho l’impressione che Brusselmans non sia così apprezzato o conosciuto in Belgio. Sono contento sia nel nostro museo”.