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CINEMA

Mamma Roma al Cinema of the Dam’d: il disperato racconto pasoliniano

La narrazione cinematografica ha come sfondo le periferie romane, o meglio le borgate, frequentate e raccontate da Pasolini con intimità e rabbia, ingiustizia e amore



di Natalina Rossi

Ieri, martedì 15 ottobre, il Cinema of the Dam’d ha proiettato una delle pellicole più potenti e struggenti del cinema italiano: Mamma Roma scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini.

Il film racconta la forza morale di un ex prostituta, Mamma Roma, interpretata magistralmente da Anna Magnani, attraverso il rapporto con il figlio Ettore, ritrovato dopo 16 anni.

La narrazione cinematografica ha come sfondo le periferie romane, o meglio le borgate, frequentate e raccontate da Pasolini con intimità e rabbia, ingiustizia e amore. La sua ossessione per gli ultimi, in questa pellicola, prende forma attraverso il rapporto materno e la determinazione disperata di chi, avendo vissuto in condizioni disagiate, prova a uscire dalla sporcizia della strada e di un passato infame, non sempre scelto coscientemente ma imposto da una società iniqua e inumana.

Mamma Roma con un vitalismo disperato e una risata strabordante, ci trascina dentro la sua battaglia personale: eliminare il passato e le sue brutture, e vivere in modo dignitoso con il figlio Ettore, provando a costruire attorno a lui una vita degna, lontana dalla sporcizia che conosce bene. Un vitalismo travolgente quello di Mamma Roma, che balla con il figlio in modo febbrile ed eclatante, che salta sulla moto appena comprata solo per vederlo sorridere, come una ragazzina vergine al primo appuntamento. Ma il passato torna prepotente, e con lui il ricatto e, di nuovo, la strada. Perché la vita è ingiusta, e la gente delle borgate lo sa bene.

Perché, certe volte, non si sceglie mica. Nonostante la determinazione di Mamma Roma, Ettore preferisce la vita del malaffare e della prepotenza. Si trastulla tra piccoli furti e bravate rabbiose. Vittima di una solitudine non scelta in tenera età, e di una rabbia violenta che non riesce a controllare, finisce dentro un baratro. E con lui la speranza di una vita diversa, riempita d’amore e di meraviglia, che Mamma Roma sperava.

Il racconto pasoliniano è disperato. I monologhi della Magnani racchiudono il malessere e l’impotenza di chi nasce in condizioni miserabili, diventando, a sua volta, un miserabile. E il baratro di chi, nonostante la forza intima e la responsabilità di scegliersi un’altra esistenza, viene schiacciato dall’immoralità della società. Perché Pasolini ci interroga sulla condizione umana, ci chiede di non giudicare il degrado apparente di certe periferie ma guardarci dentro, e comprendere quella rabbia senza direzioni precise. Pasolini, attraverso Anna Magnani, dimostra che c’è più coscienza e vigore dentro il corpo di una prostituta che di certi signori imbellettati la domenica mattina davanti ai preti.

Racconta, però, che per gli ultimi, la salvezza è una grazia che manco i preti possono farti. E che certi miracoli sono rivolti ai borghesi che vanno a messa senza convinzione fideistica. Ai privilegiati per natura e non per scelta.

È un film grandioso, che non si limita al racconto di una condizione collettiva, ma a quello personale e olistico della maternità. L’ultima scena è l’immagine iconica della centralità della maternità nella vita di una donna, e dell’assolutezza sentimentale che comporta.

 

 

 






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