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CULTURE

Macellaio e inventore: lo strano caso di Wilhelmus Adrianus van Berkel, il papà dell’affettatrice



Enschot è un paesino del Brabante Settentrionale. Il suo nome per esteso è Berkel-Enschot, anche se dal 1997 il territorio del comune è stato inglobato dalle municipalità di Tilburg e Oisterwijk. Nel piccolo villaggio il 5 febbraio del 1869 nasce Wilhelmus

Adrianus van Berkel, che ben presto diviene uno dei macellai della comunità locale. Bravo ma pigro. Grazie alla sua passione per la meccanica pensò di costruirsi una macchina che gli permettesse di affettare la carne senza utilizzare alcun coltello. Un’altra versione della storia racconta delle continue lamentele della clientela in merito all’irregolarità delle fette tagliate. Come succede spesso per le grandi invenzioni, i primi tentativi andarono a vuoto. Quando ormai lo stesso van Berkel stava per mollare, gli venne l’idea giusta: una lama concava che imitasse il movimento del coltello impugnato da una mano e un piatto mobile che avanzava o indietreggiava a piacimento: fu così che nacque la prima affettatrice meccanica. La Berkel modello A.

Non avendo il denaro necessario per produrla, van Berkel convinse il proprietario della tipografia LJsbergn prossima alla rovina a cambiare attività e produrre la sua affettatrice.

Il 12 ottobre 1898, van Berkel fonda la prima fabbrica a Rotterdam e già nel 1899, dopo un anno di attività, la Van Berkel’s Patent Company Ltd produce e consegna 84 apparecchi (76 affettatrici dell modello A, 3 affettatrici di piccole dimensioni B e 5 affettatrici speciali del modello C).

I colleghi macellai del tempo non accettarono di buon grado l’iniziativa. Fu il genio imprenditoriale di van Berkel a convincerli.

Negli anni seguenti la produzione Berkel aumenta in maniera molto rapida. Data la grande utilità pratica della nuova invenzione, il successo della ditta Berkel è immediato. E mondiale. La Berkel è stata una delle prime aziende (se non addirittura la prima in assoluto) a proporre ai propri clienti il sistema del pagamento rateale.

Ben presto lo stabilimento di Rotterdam non è più sufficiente e vengono così inaugurati nuovi stabilimenti in mezzo mondo: Danimarca (1905), Svezia, Belgio e Svizzera (1909), Stati Uniti, Sud America, Norvegia, Germania e Francia (1911), Inghilterra (1913), Austria, Repubblica Ceca e Italia (1924), Canada (1929), Spagna e Portogallo (1939).

Durante la Prima guerra mondiale la linea produttiva si diversifica: oltre alle richiestissime affettatrici, vengono prodotte anche bilance commerciali di grande precisione, torni, strumenti meccanici in genere e persino idrovolanti.

Wilhelmus van Berkel muore nel 1952, ma la ditta da lui fondata prosegue l’attività diventando leader mondiale nel settore. Anche dopo la morte del loro inventore, le affettatrici a volano Berkel rimasero delle vere e proprie icone del design: l’eleganza nella forma, l’armonia nel movimento, la lucentezza della lama e il tipico colore rosso divennero segni distintivi in grado di evocare fascino.

Nel 1993 la Berkel viene acquisita dalla multinazionale inglese GEC e nel 2004 passa ad un gruppo di imprenditori italiani. Con più di un secolo di storia, le bilance e le affettatrici Berkel continuano a godere di vasto mercato e reputazione.

Gli apparecchi più antichi della storica ditta, apprezzati per la precisione meccanica e la qualità dei materiali, ma anche per la loro raffinata eleganza, sono diventati dei veri e propri oggetti di culto, molto ricercati e quotati dai collezionisti e dagli antiquari.






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