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Ma davvero chiudere i coffeeshop di Amsterdam ai turisti serve a qualcosa?

Il Partito Laburista (PvdA) — la principale forza della coalizione nel consiglio comunale di Amsterdam — ha cambiato posizione. Quattro anni e mezzo fa si era espressa contro il cosiddetto “criterio i”, ma nel nuovo programma elettorale in bozza propone ora di vietare l’accesso ai turisti nei coffeeshop della città. Una decisione che manda su tutte le furie i gestori: «Incredibile che qualcuno possa dirlo con aria seria”, dicono

Nel programma del PvdA si legge: «Per contrastare il turismo legato alla droga, aumentare la distribuzione della folla e ridurre la dominanza dei coffeeshop nel centro, introdurremo il criterio i nella zona centrale». Il criterio “i” sta per ingezetenencriterium, cioè “criterio di residenza”: solo chi è registrato in un comune olandese può entrare nei coffeeshop. La misura era già stata proposta dal “triangolo” — sindaco, procura e polizia — ma bocciata perché allora PvdA, D66 e GroenLinks erano contrari.

Ora, però, il PvdA ha cambiato idea. Essendo il partito più grande in consiglio, il suo ripensamento potrebbe portare a un vero ribaltamento politico se altre forze dovessero seguirlo. D66 resta contraria, mentre GroenLinks non menziona il tema nel proprio programma.

Il rischio dei pusher di strada

I residenti condividono le preoccupazioni sul rischio di pusher in strada, ma con conclusioni opposte. «Siamo molto contenti che l’idea del criterio i possa finalmente andare avanti», afferma Els Iping del gruppo Stop de gekte (“Fermiamo la follia”). Da anni la sua organizzazione si batte contro i disagi del turismo di massa: «La maggior parte delle persone viene qui solo per la cannabis».

Helms non è d’accordo: «Non è più così. Ad Amsterdam ci sono oltre 150 coffeeshop, molti nel centro, ma il numero è già diminuito negli ultimi anni. E nei locali la situazione è più tranquilla. Il turismo, però, non è calato». Secondo lui, il Comune dovrebbe cercare altrove: «Chiudete il Rijksmuseum se volete davvero ridurre il turismo».

Anche i clienti dei coffeeshop dubitano dell’efficacia della misura. La maggior parte continuerebbe comunque a visitare Amsterdam anche se non potesse più entrare nei coffeeshop del centro.  In alcune città olandesi il criterio è già applicato, soprattutto nel sud del paese, ad esempio a Maastricht. «Ma lì la vendita di cannabis è molto diversa», osserva Helms. «Molti acquirenti arrivano dal Belgio e la misura serve a limitarlo».

 

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