L’università olandese punta sempre più all’inglese: secondo il quotidiano Volkskrant, quasi il 60% dei corsi impartiti nelle facoltà del Paese, vengono offerti nella lingua di Shakespeare.

Il quotidiano di Amsterdam ha passato al setaccio più di 1600 corsi inseriti nei programmi di 13 atenei dei Paesi Bassi, e i dati emersi disegnano uno scenario molto interessante: 6 corsi universitari su 10 sono in inglese ma arrivano ad oltre 7 su 10 per i master. Per 3 università, poi, l’inglese è la lingua ufficiale  e l’espansione dell’idioma internazionale del momento, sta coinvolgendo anche i corsi triennali, tradizionalmente impartiti in olandese.

La ratio linguistica dei programmi di master dello scorso anno era del 50% ripartito tra inglese e olandese con la lingua ufficiale dei Paesi Bassi, ancora saldamente idioma dei corsi di laurea. Ma la situazione, dice ancora l’indagine del Volkskrant, sta mutando rapidamente. La Radbound Universiteit, ad esempio, offre da quest’anno un programma di laurea in psicologia esclusivamente impartito in inglese. Rimangono interamente in olandese i corsi principali quali economia e giurisprudenza.

La ragione principale, osserva il quotidiano, è la volontà di attirare studenti internazionali: la popolazione universitaria olandese è in declino e gli atenei, rendendo più internazionali i loro corsi, puntano a compensare le perdite di autoctoni con nuovi iscriti dall’estero. Un’altra ragione che spinge a favorire l’inglese è la competizione con altri università in giro per il mondo. Tuttavia, non sono mancate le proteste da parte di porzioni del mondo accademico.

Sempre sul Volkskrant, Martin Sommer scriveva lo scorso 19 agosto che l’anglicizzazione dell’educazione accademica, rischia di privare gli studenti dei dettagli e della passione rischiesti dalla cultura. Nel 2014 un gruppo di accademici dell’Uva, aveva pubblicato un manifesto dove chiedeva al governo di preservare la lingua olandese all’università e sono state diverse le proteste dei sindacati degli studenti, per il livello troppo basso dell’inglese di molti docenti; tanto basso, diceva un rapporto dell’associazione LSVB, da compromettere la stessa comprensione degli argomenti.

L’orientamento attuale, solleva non poche perplessità anche nel governo: il ministro Bussmaker (Pvda) non gradisce la giustificazione esclusivamente ‘economica’ avanzata dagli  atenei nel preferire la lingua inglese, quindi si riserva di monitorare la situazione.