di Massimiliano Sfregola

 

E’ l’ultimo spazio resistente di Amsterdam, l’ultimo lembo dì una delle capitali più congestionate d’Europa, non ancora toccato dalla “marea rigeneratrice” che ha trasformato il fortino delle contro-culture europee di una volta, in un delle più ambite piazze mondiali per multinazionali, startup e personale impiegatizio globale.

Sarà per la sua posizione defilata ma l’ADM, nascosto tra i cantieri del Westerspoor, è riuscito fino ad oggi a scampare all’out-out toccato agli altri paradisi indipendenti di Amsterdam: acquistare lo spazio un tempo occupato oppure, come accaduto al centralissimo Slangenpand, chiudere la sua esperienza e fare posto alla speculazione. La storia dell’ADM, insomma, non si è conclusa con il “divieto di squat” del 2010, il c.d. kraakverbod, la norma fortemente voluta dalla destra per mettere fine all’epoca degli spazi sociali ma prosegue ancora oggi, e questo fine settimana celebra i suoi 19 anni di occupazione con un festival.

In realtà la vicenda del “Vrijhaven” è iniziata molto prima, nel 1987, con l’occupazione di un molo appartenuto ad una società di rimessaggio di imbarcazioni: da allora, una complessa vicenda giudiziaria, farcita di fallimenti e frodi, con l’intermezzo di un uno sgombero nel 1992, ha segnato la vita di questa comunità indipendente che oggi conta 130 abitanti, provenienti da una decina di Paesi diversi e una rosa di attività socio-culturali rigorosamente no-profit.

“Un’esotica avventura de-gentrificata”, cosi pubblicizzano la tre giorni di festa gli attivisti che solo mercoledi sono riusciti a sventare uno stop dal tribunale alle celebrazioni: “Chidda Vastgoed BV, la società che ha acquistato il terreno ha provato a bloccare il festival” dice a 31mag Aukje di ADM “fortunatamente, il giudice ha dato il via libera”. La complessa e controversa vicenda legale iniziata oltre due decenni ha subito un’improvvisa accelerata nel 2014, quando una nuova società ha acquistato il terreno ad un’asta. Da allora, il nuovo proprietario sta dando del filo da torcere agli occupanti, cercando di ottenere lo sgombero dello spazio.

“Lo scorso anno, abbiamo vinto in primo grado” dice ancora Aukje, “ma Chidda ha presentato ricorso ed ora siamo in attesa di vedere cosa succederà”. Nel 2015 il tribunale di Amsterdam aveva dato ragione alla comunità dall’ADM: nonostante la legge che criminalizza le occupazioni, il giudice non ha ravvisato alcuna urgenza nello sgombero. Il piano presentato dal proprietario, infatti, non sarebbe stato ritenuto credibile.

Intanto la comunità festeggia e cerca di ricordare ad Amsterdam da dove viene.