Source pic: Pixabay

L’Unione europea è la grande assente della campagna elettorale: pochi ne parlano e i partiti hanno giusto accenni generici e ideologici (“Europa forte”, oppure “no Europa”). Quasi tutti i programmi elettorali dei partiti politici dedicano attenzione alla cooperazione europea, ma difficilmente l’argomento ritorna in campagna elettorale. Un hashtag è stato creato su Twitter per attirare l’attenzione sulla “grande assente”: #EUolifant.

Rem Korteweg dell’Istituto Clingendael si dice sorpreso da questa assenza:  “Il tema dell’Europa torna spesso, ma i leader di partito non ne parlano”, ha detto ad NOS.

Il Covid e le questioni interne, che predominano il dibattito politico per le elezioni nazionali hanno avuto certamente un impatto. La maggior parte dei partiti che partecipano alle elezioni parlamentari è a favore di un’Europa più forte per controbilanciare altre potenze regionali e globali. Ma l’Europa “forte non è la stessa per tutti: il CDA vuole un Consiglio di sicurezza europeo, D66 sostiene un esercito europeo, il nuovo arrivato Volt è pan-europeo per vocazione.

D66 e GroenLinks ritengono che il Parlamento europeo dovrebbe avere una posizione più forte e sostengono un ministro per gli affari europei in un prossimo gabinetto.

Ci sono anche partiti che sono meno entusiasti di un’Europa più forte, dice NOS: PVV e FvD sono per la “Nexit”. Anche SP, SGP e JA21 sono critici nei confronti dell’UE. SP ritiene che i cittadini dovrebbero avere molta più voce in capitolo e definisce l’euro come moneta “insostenibile”. Il partito di estrema destra JA21 ritiene che l’Olanda sia il “bancomat d’Europa” e per questo vorrebbe un referendum sull’euro.

Wilders ha chiesto nel dibattito radiofonico NOS e nel dibattito elettorale RTL di prestare attenzione al contributo olandese al fondo salva Stati dell’UE che sono stati gravemente colpiti dalla crisi Covid: quei miliardi avrebbero potuto essere spesi meglio nei Paesi Bassi invece che in paesi come l’Italia e la Spagna, ha detto.