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di Riccardo Spalacci

 

Il 17 giugno di 50 anni fa, l’allora presidente USA Richard Nixon, convocò una conferenza stampa e annunciò che il suo paese sarebbe entrato in guerra, non solo figurata ma anche letterale contro la droga, il nemico numero uno degli Stati Uniti. A distanza di 60 anni il vento proibizionista non spira più così forte e l’onda verde della legalizzazione, un tempo impensabile, ha iniziato ad espandersi come una piovra tentacolare avvolgendo il mondo.

 

Cannabis e convenzioni, una storia complicata

Da poco è uscito in Italia il libro “L’onda verde. La fine della guerra alla droga” di Leonardo Fiorentini, in cui racconta la storia della cannabis all’interno delle grandi convenzioni sugli stupefacenti e sui risvolti contemporanei di questa battaglia ideologica iniziata il 30 marzo di 60 anni fa con la firma della Convenzione Unica sugli Stupefacenti delle Nazioni Unite e terminata il 2 dicembre scorso, quando l’ONU ha rimosso la cannabis dalla tabella delle sostanze pericolose.

“Serviva per fare il punto su una serie di riforme che hanno caratterizzato a livello globale le politiche sulle droghe che sono sostanzialmente partite dalla regolamentazione globale sulla cannabis e da quell’onda verde, come appunto viene descritta nel titolo del libro, che sono stati dapprima i referendum negli Stati Uniti per la legalizzazione”, ci dice l’autore.

Fiorentini, è attivista e direttore di Fuoriluogo; con la sua associazione segue da anni il dibattito sulla droghe a livello internazionale, soprattutto del consumo di cannabis, sulle politiche di criminalizzazione e del loro impatto devastante sulle persone e la società.

Grazie al lavoro di centri di ricerca ed advocacy come il “Transnational Institute di Amsterdam“, il WOLA , Ufficio per l’America Latina di Washington, e ai testi di personalità legate al mondo antiproibizionista come Grazia Zuffa e Giancarlo Arnao è stato possibile fare un attento lavoro di analisi delle grandi Convenzioni, ci racconta il direttore di FuoriLuogo.

 

La criminalizzazione fa male alle persone e all’ambiente

“Per ciò che rigurda i dati rispetto alla “War on Drugs” è fondamentale il lavoro fatto da una serie di ONG, in particolare da IDPC, un network internazionale di ong che si occupa di politiche sulle droghe e svela quei dati utili alle valutazioni politiche che purtroppo i singoli stati nazionali o l’apparato dell’ONU fanno ancora fatica a produrre”, prosegue l’autore del libro l’Onda Verde.

Fiorentini spiega come in 60 anni la guerra alla droga sia diventata in realtà una guerra ai drogati che ha alimentato violenze in centro America, in Asia e oltre.

Citando il Libro Bianco sulle Droghe, l’autore parla del legame tra la War on Drugs e i danni ambientali: “il tema delle fumigazioni, delle eradicazioni e delle piantagioni illegali in Afghanistan e in centro America ha di fatto portato ad un peggioramento della situazione ambientale di quei luoghi, in cui sono stati usati fitofarmaci e diserbanti chimici, che hanno avuto effetti disastrosi sulla vegetazione, ma ancora di più sulla popolazione”.

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Prigioni e dibattito italiano

Nonostante in Italia, almeno sulla carta, il consumo non sia più reato da tempo, di fatto il 35% dei detenuti sono in prigione per crimini relativi alle droghe; quasi il doppio rispetto alla media europea del 18% e di quella mondiale del 20%.

Ma la situazione attuale, in Italia, com’è? “In Italia, il dibattito è molto arretrato”, dice Fiorentini. “Da noi viene addirittura messa in discussione la legge sulla cannabis light”, dice riferendosi alle cime di canapa con basso contenuto di THC divenute popolari negli ultimi anni

In questo momento, alla Camera dei deputati, in Commissione Giustizia è ferma una proposta di legge che vorrebbe di fatto depenalizzare i reati di droga di lieve entità mentre la Lega, vorrebbe inasprire le sanzioni.

 

Legalizzazione nel mondo e possibili benefici

Per fortuna l’immobilismo italiano non è la regola nel mondo e l’autore de l’Onda Verde ci racconta come il movimento referendario degli Stati Uniti abbia chiesto di sottoporre al voto degli elettori la legalizzazione della cannabis, inizialmente avvenuta in California nel 1996 per uso medico. Poi dal 2012, la legalizzazione è diventata una marea: oggi, la cannabis ad uso ricreativo è legale in 19 Stati USA, in Uruguay e in Canada.

E se un tempo la legalizzazione era un tema di nicchia, oggi è una tematica “mainstream” e i politici stessi,  a caccia di popolarità propongono la regolamentazione per recuperare consenso senza passare più per i referendum. Un esempio è quanto è successo nello Stato di New York il 30 marzo scorso, quando decenni di proibizionismo sono stati cancellati in appena 24 ore.

Narcomafie, salute dei consumatori, lavoro dei tribunali e risorse economiche, umane e per la sicurezza alle istituzioni: la legalizzazione potrebbe fare tutto questo, sostiene il direttore di Fuorluogo, basando le politiche su evidenze scientifiche, formazione e informazione che parte dalla famiglia come avviene ad oggi con l’alcool “promuovendo modelli di consumo autoregolato e consapevole”.