di Gaia Guglielmucci

 

Fino a pochi mesi fa è stato proprio un italiano a guidare De Appel, il Centro di Arte Contemporanea di Amsterdam. Si tratta di Lorenzo Benedetti, curatore stimato a livello internazionale il quale tuttavia ha ricoperto il prestigioso incarico per poco piú di un anno. Nominato nel febbraio 2014 direttore artistico, nel settembre 2015 si è visto revocare l’incarico dal consiglio di amministrazione di De Appel.

La vicenda ha suscitato un certo clamore, e da più parti indignazione con addirittura uno strascico legale: il giudice  ha considerato il licenziamento legittimo e sciolto definitivamente il contratto di lavoro del curatore italiano dopo aver constatato una sua lacuna dal punto di vista manageriale. In poche parole, non sono state messe in discussione le sue qualità artistiche ma piuttosto quelle organizzative e dirigenziali.

Nato a Roma nel 1972 da padre italiano e madre olandese, Benedetti che ha studiato Storia dell’arte alla Sapienza, ha un curriculum di tutto rispetto. Nei Paesi Bassi ha ricoperto con successo diversi importanti incarichi fra cui quello di direttore del Vleeshal di Middelburg. Nel 2013 è stato acclamato curatore del padiglione olandese alla Biennale di Venezia. Subito dopo l’incarico per De Appel di cui veniva considerato una sua stessa creatura. Benedetti infatti, non solo aveva svolto uno stage presso il centro, ma aveva seguito il noto corso di curatori organizzato da De Appel stesso. La sua nomina a direttore artistico insomma era arrivata come la ciliegina sulla torta. Ma le cose non hanno preso il verso giusto e si è creata una insanabile frattura che, pare, abbia visto contrapporsi da una parte il professionista che ama sperimentare, dedicato più che altro ai contenuti; geniale ma caotico nell’organizzazione. Dall’altra, gli amministratori attenti perlopiù al lato commerciale e alla ricerca di un rendimento economico più ampio raggiunto attraverso un maggior numero di visitatori.

Un dato ad ogni modo è certo: il licenziamento di Benedetti é avvenuto proprio in coincidenza della scadenza per la richiesta al governo dei sussidi per la cultura. De Appel infatti è una organizzazione no profit che vive anche di sussidi pubblici che, hanno fatto notare alcuni protagonisti della vicenda, si ottengono portando a casa risultati economici realizzati attraverso un vasto numero di spettatori. Più che qualità, quindi, grandi numeri.

Per il licenziamento di Benedetti, De Appel è stato da più parti aspramente criticato, creando delle vere e proprie fazioni. In particolare è arrivata la solidarità di colleghi, artisti, direttori di musei e altri  insigni rappresentanti del mondo dell’arte che hanno fimato una petizione per esigere chiarezza sul suo licenziamento e per ottenere il riesame della decisione. Non solo: è stato chiesto che all’interno del consiglio di amministrazione di questa istituzione vi sia un artista e che il centro non si pieghi alle pressioni della politica.

Nonostante il grande supporto e gli appelli, Benedetti non è tornato a De Appel. Fino ad adesso non ha mai rilasciato dichiarazioniLo sull’argomento. Continua in Italia e all’estero (e negli stessi Paesi Bassi) le sue  collaborazioni come curatore. Fra le italiane, quella con il Sound Art Museum di Roma, il museo dedicato alle arti audio sonore, fondato da lui stesso nel 2005.

 

#Nella Lorenzo Benedetti al De Vleeshal fotografato da  Lex de Meerster