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La trasferta a Roma dei supporter del Feyenoord, e la guerriglia urbana che l’ha funestata, è una di quelle storie di calcio malato -a cui siamo purtroppo abituati- che  iniziano male e finiscono peggio: inizia con gli aerei che atterrano a Fiumicino carichi di tifosi olandesi (già) ubriachi e si conclude con un bilancio da guerriglia urbana. 54 arresti, decine di feriti, 3 milioni di euro in danni, un’opera di inestimabile valore storico danneggiata irreparabilmente, e addirittura un incidente diplomatico sfiorato. Insomma un disastro tale che le vere ragioni della vacanza romana della curva di irriducibili del Feyenoord, il match della loro squadra con l’AS Roma, sono ormai solo dettagli affogati nel fiume di dichiarazioni dei politici e in quello della rabbia del popolo (italiano) della rete. E ora? Chi pagherà i danni? Le durissime reazioni dei vertici politici italiani, e la polemica interna alla politica tricolore, non sono state ignorate dalle autorità olandesi; anche se ha atteso solo oggi pomeriggio per farsi sentire, Ahmed Aboutaleb, il sindaco di Rotterdam ha scritto a Ignazio Marino per porgere le scuse della città e garantire assistenza da parte delle autorità olandesi nell’individuazione dei responsabili. Responsabili, ecco la parola giusta. Responsabili in gruppo, certamente, però i processi sono individuali ed ognuno dovrà risponderne, letteralmente, per conto proprio. La tentazione di addossare colpe a gruppi, o in questo caso addirittura ad uno Stato, responsabile – secondo alcuni- per le follie dei propri cittadini come fosse il tutore di adolescenti irresponsabili, è forte. Ma la realtà va in un’altra direzione e alla sbarra non finirà il popolo olandese ma solo i 54 e gli altri che verranno: prendetevela con questi non con l’Olanda.