di Massimiliano Sfregola

 

Rispondendo qualche mese fa a una domanda sull'”attivismo” della stampa olandese, Frits van Exter, allora capo redattore del Vrij Nederland, ci disse che i media locali non fanno campagne “a parte il Telegraaf”. Quindi non si schierano, ma raccontano la realtà mantenendo una posizione di distanza. Può sembrare un concetto ovvio, ma a leggere i giornali di casa nostra si capisce che ovvio non è.

Eppure la stampa olandese, certamente professionale, con una situazione economica abbastanza stabile e redattori entrati con una selezione (no, in Italia nessuna testata assume. Mai. Non chiedetevi, quindi, come avvenga l’avvicendamento in redazione), a mio parere non brilla. Sarà che il percorso di accesso è fin troppo lineare, sarà che rispetto alla vocazione spirituale italiana (spesso di origine familiare) qui il giornalismo è semplicemente un lavoro, ma la sobrietà nei toni e la rigida autoregolamentazione della stampa nei Paesi Bassi, a volte, dà un effetto pesante di “grigio” al panorama mediatico, che finisce per mettere in ombra il fatto che quello olandese è un popolo di avidi lettori. 3,5milioni di giornali venduti contro i 6 dell’Italia, che rispetto all’Olanda, però, conta quattro volte il numero degli abitanti. Un esercito di lettori soddisfatto, tuttavia, da un’offerta piuttosto monocolore.

A parte periodici indirizzati a “nicchie”, come le pubblicazioni “per uomini” Revu e Panorama – che con la formula “pupe, crimine e motori”, pubblicano eccellenti reportage sull’underworld della malavita locale – o la rivista intellettuale mitteleuropea, e molto radical chic, Groene Amsterdammer, il resto dei settimanali è composto da tutte buone pubblicazioni con poco colore. Informative sicuramente, ma non entusiasmanti. Per i quotidiani il discorso non cambia, anzi: con il 90% in mano a tre gruppi stranieri, la diversificazione dell’offerta si decide di fatto in casa. Pensate un po’: il gruppo belga De Persgroep è proprietario di Het Parool, Volkskrant, AD e Trouw; in pratica, controlla tutta l’informazione quotidiana su carta stampata di Amsterdam con redazioni che lavorano nello stesso edificio proponendo contenuti spesso mutuati tra di loro. Scarsa presenza (e influenza) di pubblicazioni indipendenti: questo è il vero limite dei media nei Paesi Bassi.

D’altronde, non si può accusare la stampa olandese di ignorare le tematiche sociali o di nascondere le notizie, anzi: qui la stampa è liberissima e copre ogni tematica. Eppure, spesso, soprattutto nei rapporti con il governo, si auto impone limiti difficili da comprendere. Uno dei casi più clamorosi è il divieto di pubblicare immagini non ufficiali della famiglia reale: la stampa adotta questa singolare autoregolamentazione che tutti diligentemente rispettano. Perchè?

Sarà l’eccessiva prossimità con il potere oppure un po’ di lentezza nel captare i fenomeni sociali meno definiti nei loro contorni, ma schierarsi, imporsi o alzare un po’ la voce, a volte, non fa perdere professionalità. D’altro canto, il successo di canali come Powned, o del sito Geenstijl – una via di mezzo tra Striscia la Notizia e Le Iene – prodotti populisti e qualitativamente molto discutibili, dimostrano che la sobrietà e il metodo polder applicati all’informazione pagano solo fino a un certo punto.

Massimiliano Sfregola, giornalista, dirige 31mag.nl Ha collaborato come corrispondente dai Paesi Bassi con diverse testate italiane tra le quali Il Fatto Quotidiano, l’Espresso e il Manifesto.