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L´OPINIONE Il governo si salva ma sulla pelle dei richiedenti asilo



di Massimiliano Sfregola

Sulla questione dell’assistenza umanitaria ai richiedenti asilo senza documenti, il governo si è quasi schiantato al suolo: 9 giorni di passione, rigorosamente a porte chiuse, come si fa qui in Olanda, e poi improvvisamente la luce alla fine del tunnel. Ma come è stato possibile raggiungere questo accordo impossibile? Chi ha ricucito uno strappo in grado di condurrre dritto al voto anticipato? Le posizioni rispettive sono note: da un lato i liberali del VVD che vogliono togliere terreno a Wilders, rubandone le tesi razziste ed anti-islam, dall’altro i socialdemocratici del Pvda, un partito che oscilla tra il “nuovismo” alla Renzi e le vecchie battaglie egualitarie del laburismo olandese degli anni ’70. In mezzo i cento, e poco più, richiedenti asilo di “Wij Zijn Hier”, diventati loro malgrado parte del duello all’arma bianca tra i due partner di governo. Dopo il pronunciamento del Consiglio d’Europa, che ha sancito l’obbligo di provvedere all’assistenza dei richiedenti senza documenti, la politica olandese è riuscita a fare peggio di quanto non avesse fatto fino ad ora: nonostante la giurisprudenza della Corte Europea per i diritti umani sia consolidata sul tema, ossia gli Stati devono rispettare l’ormai celebre bbb “pasto/doccia/letto”, VVD e Pvda sono riusciti a manipolare questo principio, lasciando la forma e privandola della sostanza. L’accordo è un cinico colpo degno de “La Stangata”: si all’assistenza ma vincolata al rimpatrio in tempi brevi, o brevissimi, del migrante che si è visto rigettare la domanda d’asilo. E poi assistenza solo in 5 città , cosi da piegare le municipalità ribelli (il G32, una sorta di coordinamento dei sindaci olandesi ha infatti bocciato l’accordo) e taglio del budget ai comuni che disobbediscono. Rimpatrio, questa è stata la parola chiave che ha permesso l’accordo: Klaas Dijkhoff, neo-sottosegretario alla giustizia con delega alle domande d’asilo, secondo la stampa olandese, avrebbe escogitato il cambio di prospettiva. Mentre a Den Haag, lo scontro tra Rutte e Samsom rischiava di mandare in frantumi il governo, Dijkhoff avrebbe offerto lo spunto: cuore della norma deve essere il rimpatrio degli irregolari, non l’assistenza umanitaria e dato che nel VVD sono fermamente convinti che mettere in mezzo alla strada richiedenti che rifiutassero di farsi espellere, è un ottimo deterrente contro agitazioni politiche come quella di “Wij Zijn Hier”, perchè non confrontarsi su questo? Il Pvda è un partito debole e dilaniato dal crollo nei consensi, ragion per cui, Samsom ha sempre mantenuto molta ambiguità sulla questione dei rifugiati, che non porta voti e divide persino all’interno del suo partito. Ma la prospettiva del rimpatrio può essere digerita anche dall’elettorato progressista olandese, perchè le regole sono regole e l’uitgeprocedeerd, ragionano nel Pvda, a patto gli vengano dati strumenti equi per chiedere protezione internazionale, può assolutamente essere espulso. Una logica contorta e miope che ignora, ad esempio, l’impossibilità per molti richiedenti di tornare nel proprio Paese: per alcuni, eritrei e somali per esempio, sarebbe un rischio troppo grande, altri non vengono riconosciuti dalle ambasciate dei loro Stati d’origine. Cosa fare con loro? Il VVD, senza mancare di cinica -involontaria- ironia, propone di spedirli, come fossero pacchi postali, nei Paesi limitrofi o in qualunque altro Paese accetti di accoglierli. Poi c’è una questione attinente le procedure di asilo: nei 3 anni di proteste di Wij Zijn Hier, sono diversi i casi di richiedenti ai quali la domanda era stata inizialmente respinta ma dopo pressioni all’IND (l’ufficio del ministero della giustizia che valuta le istanze) la riapertura del caso ha portato all’accoglimento. Con questo accordo che Philip Alston, rappresentante ONU presso la commissione diritti umani ha definito “vergognoso”, il governo esulta per essersi salvato ancora. Anche se a spese del diritto, dei diritti e della decenza.

Massimiliano Sfregola (1978) è giornalista e direttore di 31mag. Vive ad Amsterdam e collabora con diverse testate italiane.



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