The Netherlands, an outsider's view.

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L’OPINIONE Guarda l’Olanda: Gay Pride, matrimoni ed adozioni legali non scalfiscono l’omofobia



di Massimiliano Sfregola

 

Il Gay Pride di Amsterdam, 9 giorni di festa, e la prima legislazione al mondo ad aver legalizzato matrimoni ed adozioni per coppie dello stesso sesso, potrebbero sembrare indicatori ‘scientifici’ sul grado di tolleranza ed apertura della società olandese verso un tema chiave come quello degli orientamenti sessuali. E invece, la realtà, pare sia di gran lunga più complessa: secondo un’indagine del programma Een Vandaag norme favorevoli, educazione scolastica ed un generale sostegno dell’opinione pubblica non hanno estirpato dall’Olanda la piaga dell’omofobia. D’altronde il Gay Pride della capitale olandese, una festa cittadina unica in Europa per portata e partecipazione, rischia di offrire, limitandosi alla festa, una chiave di lettura distorta del reale “stato di tolleranza” nei Paesi Bassi. Non è un mistero, ad esempio, che la società inclusiva si fermi alle porte della periferia dei grandi centri e coinvolga, in larga parte, la cittadinanza più istruita e benestante. E non è un mistero, che l’omofobia non abbia solo le sembianze del “sottoproletariato allochtoon”, soprattutto di quello originario di Paesi musulmani, ma anche di quello “autochtoon” e non solo di matrice cristiana; più in generale, fuori dai confini di Amsterdam, l’atteggiamento non è cosi accogliente e benevolo per la comunità LGBT a riprova che legge e cultura, spesso, molto spesso, seguono strade diverse.

Un esempio che dovrebbe far riflettere  l’Italia, dove il movimento trasversale che preme perchè il Paese legalizzi le unioni tra persone dello stesso sesso, ha trovato la scontata resistenza di ambienti religiosi e non; oltre ad una legge che conferisca diritti e doveri alle famiglie “arcobaleno”, si cerca di estendere l’aggravante omofobica al reato di violenza ed istigazione, come già previsto dal codice per la xenofobia. La domanda da porsi, in questo caso, è: l’introduzione di una disciplina che certamente sarà un compromesso del compromesso, può contribuire a ridurre l’intolleranza? In un Paese dove le norme anti-omofobia sono state sempre affossate per timore che aprissero la strada a matrimoni ed adozioni gay, può una legge riuscire a cambiare la cultura? Diciamolo con onestà: è molto difficile da credere. Il riconoscimento giuridico è un passo fondamentale, come confermato di recente da una sentenza della Corte europea per i Diritti Umani che ha condannato l’Italia per l’assenza di una disciplina sulle unioni dello stesso sesso, ma una legislazione non sarà in grado di mutare l’atteggiamento di diffidenza, se non di aperta ostilità, di una buona fetta della popolazione italiana verso il mondo LGBT. Perchè l’intolleranza venga sostituita dall’accettazione di tutti gli orientamenti sessuali nella sfera pubblica, ci vogliono più cultura ed educazione mentre oggi, ci si affida in larga parte a surrogati simbolici, importanti ma pur sempre surrogati, come una festa (il Gay Pride) o una legge (matrimoni ed adozioni legali) che ci insegna l’Olanda, sono passi importanti ma non risolutivi.






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