The Netherlands, an outsider's view.

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L’OPINIONE Gli street dealers di Amsterdam e la cultura dell’allarmismo di media e politica



AT5 lancia l’allarme: gli spacciatori che ormai sono parte del corredo urbano di Amsterdam, avrebbero minacciato due giovani britannici in vacanza nella capitale: “O comprate la cocaina o vi apriamo con una lama”. Un fatto inquietante che riporta indietro la memoria a quando il red light e le aree popolate da turisti erano zone ad alto rischio: “coca, coca; extasy, extasy”, ricordate? Bastava aggirarsi per i canali oppure nella zona a ridosso di Rembrandtplein o Leidseplein per essere approcciati dallo street dealer di turno; a volte fastidioso come una zanzara, altre minaccioso come uno degli abitanti del sottobosco di Gotham City, il canal-pusher è una costante nei racconti di chiunque abbia bazzicato la Amsterdam di fine ’90/primi ’00. Chi scrive, ricorda una corsa tra i canali del quartiere a luci rosse proprio a fine ’90, inseguito da due streetdealer che non avevano gradito il no ripetuto all’offerta insistente di merce.

Oggi le cose sono molto diverse da allora e stupisce abbastanza che AT5 abbia dedicato, addirittura, le aperture di venerdì e sabato alla presunta “emergenza streetdealer” violenti, che a detta dell’emittente non si limiterebbero a cercare il contatto con i turisti o a dar loro il tormento, ma addirittura minaccerebbero i malcapitati: “o la droga, o la vita”.  La testimonianza dei due turisti inglesi è forte ma in effetti, viene da chiedersi: si tratta di un fenomeno generalizzato, come poteva essere una volta, oppure di episodi sporadici? Nessuno mette in dubbio il racconto dei due , ma il commento “è certamente colpa della politica olandese di tolleranza” lascia il tempo che trova; sappiamo tutti che il centro pullula di street-dealers a caccia di turisti in cerca di droghe non disponibili nei coffeeshop, ma da qui a lanciare l’allarme, legandolo solo ad uno spiacevole fatto di cronaca ne passa. Oggi l’allarmismo è alla base del governare e quando monta una campagna, la risposta finisce sempre per essere militare. Le autorità qualcosa devono pur fare, se non altro per ragioni elettorali, ma quello di Amsterdam è, tra le capitali europee, già uno dei centro-città più video-sorvegliati e capillarmente battuti dagli agenti ; il comune da un decennio prosegue nella sua più che controversa opera di “pulizia” del centro, la polizia gode di ampi poteri discrezionali per il fermo di sospetti, il cosidetto “stop and search”. Oltre a queste misure, cosa altro potrebbe fare il sindaco? D’altronde basta vedere l’escalation infinito di esecuzioni nell’underworld criminale, che prosegue senza sosta nonostante l’amministrazione cittadina le stia provando tutte per mettervi un argine.

Il VVD, la destra nel governo di coalizione della città, si butta allora sul populismo: come per il Wallen, zona dove vige un’ordinanza anti-spaccio, ci vuole una normativa che tenga lontani da Rembrandtplein i dealers beccati in strada, dice la consigliera Dilan Yesilgoz. Ovviamente perché il provvedimento sia efficace, serve una presenza militare delle forze dell’ordine: il VVD vuole forse impiegare l’esercito? Oppure estendere uno “stop and search” permanente? Le misure preventive dovrebbero essere provvedimenti straordinari, ma in città vengono ormai prescritte come il paracetamolo per il mal di testa.



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