L’Olanda è stata per anni un rifugio sicuro per gli oligarchi russi: il settore finanziario è diventato così intrecciato con i rubli degli oligarchi negli ultimi decenni, che ora è praticamente impossibile prendere di mira efficacemente il paese -ma soprattutto i ricchissimi del paese- con sanzioni efficaci, scrive Karlijn Kuijpers su Groene Amsterdammer.

Negli ultimi tempi, alle Maldive c’è un affollamento inusuale di yacht russi in fuga dalle sanzioni: l’arcipelago non ha imposto, per ora, misure agli oligarchi i quali, tuttavia, alle condizioni attuali rimangono bloccati lì: fine della libertà di circolazione che avevano prima e fine della possibilità di far girare il loro denaro tra un paese e l’altro come se nulla fosse. Eppure, se si fa un passo indietro, si nota che per decenni, il settore finanziario olandese ha fatto tutto il possibile per attirare denaro russo.

Gli asset congelati nei Paesi Bassi agli oligarchi verranno destinati ad un fondo per la ricostruzione dell’Ucraina, dice il governo, ma è possibile semplicemente bloccare i flussi di denaro degli oligarchi russi attraverso il quartiere finanziario di Zuidas, il luogo dove le sofisticate operazioni di ingegneria contabile hanno luogo?

Negli ultimi anni, Investico, insieme a Trouw, Het Financieele Dagblad e ai collettivi di giornalisti internazionali ICIJ e OCCRP, hanno condotto diverse indagini su flussi di denaro russi sospetti passati attraverso i Paesi Bassi ma gli oligarchi hanno potuto contare per anni sul discreto sistema finanziario olandese che ha consentito loro di creare società di comodo e altre architetture per eludere i controlli del fisco: “Una carta di credito viene rapidamente bloccata, un visto viene facilmente revocato, ma la ricchezza degli oligarchi è sfuggente e nascosta in tutto il mondo. Anche con tutta la volontà politica del globo, non possiamo semplicemente congelare o confiscare i loro soldi”, dice il Groene.

“E la causa siamo noi”, dice ancora la rivista: per anni, l’Olanda ha garantito l’anonimato e un rifugio sicuro agli oligarchi russi, quindi, ora, semplicemente non sappiamo quali oligarchi con BV olandesi dove stanno nascondendo i loro soldi e se i loro milioni stanno ancora scorrendo attraverso conti bancari dei Paesi Bassi. Abbiamo venduto loro per anni la riservatezza e l’anonimato e per questo sono venuti qui”.

Il proprietario (nessuno sa ancora per quanto) del Chelsea Abramovich, per esempio, aveva almeno dieci conti bancari in Olanda con ING; almeno fino al 2017. Tra il 2016 e il 2017, in 11 mesi, avrebbe trasferito oltre 1,3 miliardi di dollari – un quinto del suo patrimonio allora stimato – dalla sua attività a Cipro tramite ING con pagamenti di andata e ritorno alle Isole Vergini britanniche.

Banche americane avevano sollevato il problema con ING che ai tempi disse, semplicemente, che tutto era in regola. E il problema è proprio questo: negli anni, le banche hanno fatto poco o nulla contro il riciclaggio e oggi, osserva il Groene: “Quelle stesse banche, che per anni non sono riuscite a frenare i pagamenti sospetti, ora devono applicare le sanzioni”.

Sebbene negli ultimi anni le banche abbiano assunto centinaia di persone per monitorare i pagamenti illegali, le possibilità di far rispettare efficacemente le sanzioni sono scarse.

Mentre i principali istituti finanziari olandesi sono più attenti oggi ai clienti sospetti e alle transazioni illegali, le loro filiali estere rimangono un anello debole, dice ancora Kuijpers: spesso il problema sono questi uffici lontani, dove i controlli sono deboli e dove il denaro può entrare e uscire inosservato. Ad esempio, ING lavora con dozzine di vecchi sistemi informatici, regole diverse si applicano in ogni paese, rendendo difficile la fusione dei dati in un unico database e alcune filiali semplicemente si rifiutano di investire o condividere informazioni con la sede centrale”.

E’ il caso di ING Polonia, che per anni avrebbe operato come tramite per denaro russo sospetto: le “lavanderie” non sono a Zuidas, dove molti penserebbero di trovarle, ma in cittadine dimenticate della provincia olandese, presso piccole società o entità legali registrate a casa. Un vero e proprio ago nel pagliaio.

E anche la messa al bando delle fiduciarie è un po’ chiudere la stalla quando i buoi sono già fuggiti: dopo lo scandalo Panama Papers, ricorda il Groene, molte attività di intermediazione simili sono già andate “underground”. E così, metterle fuorilegge oggi, avrebbe un impatto quasi nullo.

Davvero una carta di credito bloccata porterà gli oligarchi a far cambiare idea a Putin? “Ora che gli oligarchi in Occidente sono messi alle strette, diventeranno solo più dipendenti da Putin”, ha scritto l’analista politico russo Andrei Kolesnikov su Foreign Affairs la scorsa settimana. Le sanzioni li spingono nelle braccia del Cremlino: “L’élite è destinata ad andare ad oltranza con Putin in Ucraina. Sembrano disposti, o obbligati, a seguirlo ovunque li conduca”.

Il sistema bancario olandese è diventato talmente integrato con il denaro russo che rescindere i legami è tutto tranne che una passeggiata. E le sanzioni, dice il Groene, finiranno solo per colpire la gente comune.

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