The Netherlands, an outsider's view.

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L’Olanda cambia nome? No. E il rebranding, con il Red Light, non c’entra nulla



“Il prossimo anno non sarà solamente il nome del Regno Unito a scomparire dalla lista dei 28 Stati Ue. Un altro ‘addio’, anche se solo simbolico, segnerà i primi giorni del 2020: quello del nome Olanda, che da gennaio si chiamerà solamente ‘Paesi Bassi'”, scrive l’ANSA, che aggiunge “I casi di caos toponomastico non sono certo nuovi per l’Europa, che nel 2019 ha visto risolversi una delle più complicate controversie sul tema risalente agli Anni ’90”. Secondo l’agenzia -che non cita alcuna fonte- la ragione di un tale cambio toponomastico sarebbe stata decisa “anche per evitare di associarlo alle ‘luci rosse’ di Amsterdam”.

Repubblica, in un pezzo a firma di Pietro del Re, conferma quanto detto dall’ANSA, sostenendo “Il governo dell’Aia ha infatti deciso di abolire la doppia toponomastica per definire il regno d’Olanda, che d’ora in poi si chiamerà soltanto Paesi Bassi”. Oltre a Repubblica e Ansa anche tutte le altre agenzie e portali di informazione italiana hanno riportato la stessa notizia. Eppure, nella storia, molto non va. A cominciare dalla stessa definizione data da Repubblica: il Regno d’Olanda, infatti, fu uno Stato fantoccio istituito da Napoleone Bonaparte nel 1806 prima di venire sciolto nel 1810 all’atto dell’annessione da parte dei francesi. Il Regno dei Paesi Bassi, così si chiama il paese colloquialmente definito Olanda, non ha -in realtà- mai cambiato nome: Koninkrijk der Nederlanden è il suo nome ufficiale e Noord e Zuid Holland è invece il nome ufficiale di solo due delle 12 province che costituiscono il Regno (composto, a sua volta, da 4 nazioni: i Paesi Bassi europei -e le municipalità speciali di St.Eustasius, Saba e Bonaire- e le isole di Curacao, Aruba e St.Maarten).

Ciò che è accaduto di recente è che il governo ha deciso un restyling commerciale del logo, abbandonando “Holland” e il tulipano a favore della definizione NL: “I Paesi Bassi e il Regno dei Paesi Bassi possono ora essere riconosciuti a livello internazionale da un nuovo logo. Il logo combina due simboli: NL e un tulipano arancione stilizzato. Il logo sostituisce la cosiddetta “Olanda dei tulipani” dell’Ufficio del Turismo dei Paesi Bassi (NBTC).” Solo una strategia di visibilità, quindi: nessuna toponomastica modificata, nessuna ragione politica e soprattutto nessun esplicito riferimento al brand Amsterdam.

Ciò che rende ancora più evidente l’equivoco in cui è caduta la stampa italiana è che il nuovo brand sara “Netherlands” in inglese e non Nederland: al portale in inglese Dutchnews, un portavoce del ministero ha addirittura spiegato che “The” inglese è caduto per facilitare la ricerca sui motori. 

E la volontà di tagliare i ponti con l’immagine blasonata del paese (red light district e coffeeshop)? Lo accenna il Guardian ma in effetti non c’è riferimento su nessun documento ufficiale. Non è da escludere che la storia del cambio di nome per rompere con la tradizione del red light, sia -soltanto- un equivoco generato da un’altra notizia: l’idea del comune di Amsterdam di eliminare “Red Light District” dai cartelli cittadini, sostituendo con De Wallen, il nome originale del quartiere. Benchè la discussione sia effettivamente in corso, non esiste un legame diretto con il rebranding NL. Detto in breve: anche questa vicenda potrebbe essere stata mal interpretata dalla stampa italiana.

 






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