di Mara Noto

 

Pic courtesy of Murat Kizilay

La Turchia guida un esercito da fare spavento: è il secondo più grande della NATO, dopo gli Stati Uniti e a livello mondiale si tratta dell’ottavo per numero di coscritti e riservisti. In Turchia, infatti, la leva, recentemente ridotta a 6 mesi, è obbligatoria per tutti gli uomini che raggiungano l’età di 20 anni. E lo è con poche scappatoie: intraprendere una carriera accademica permette solo di guadagnare un po’ di tempo. In alternativa c’è la meno nobile possibilità di pagare il congedo: alla cifra di 31 mila lire turche (circa 3000 euro al cambio attuale) si può prestare solo un mese di servizio. Essere pacifisti non è contemplato dall’ordinamento: l’obiezione di coscienza non esiste, e tantomeno un’alternativa civile per chi preferisce contribuire diversamente alla difesa nazionale.

A differenza dell’immagine che la Turchia di Erdogan si è costruita, sono molti gli uomini che vorrebbero evitare di indossare una divisa, imbracciare un arma e sottoporsi a disciplina militare. E qualcuno, per evitare la coscrizione ma anche di finire davanti alla Corte marziale, preferisce lasciare il suo paese e chiedere asilo.

Pochi giorni dalla fine di marzo di quest’anno abbiamo visto sui social  una petizione promossa da parte di Amnesty International Nederland, che richiamava l’attenzione sul caso di Murat Kizilay: obiettore di coscienza in Turchia, richiedente asilo in Olanda nel 2019, a rischio di espulsione in seguito alla sentenza che ha rigettato la sua domanda d’asilo. La pressione dell’opinione pubblica ha fatto il suo e per ora Murat è stato rilasciato. Ma la sua situazione rimane nel limbo tra il rischio di una nuova sentenza a sfavore o l’accettazione della sua domanda d’asilo da parte dell’Alta Corte.

Abbiamo avuto modo di entrare in contatto con lui che attualmente è rientrato in un centro per richiedenti asilo.

Puoi raccontarci di te e del tuo caso ?

All’ennesimo scoppio del conflitto tra turchi e curdi, sullo sfondo di un pre-esistente clima di tensione in Turchia, ero iscritto all’Università di Mardin – città nel sud-est del paese, alle porte della Siriache -. Sono cresciuto in un ambiente che rifiuta argomentazioni nazionaliste e il monismo. Durante la mia carriera accademica ho spesso partecipato ad iniziative ed attività all’interno dei movimenti studenteschi curdi ma con l’annuncio dello stato d’emergenza , a causa dei bombardamenti sul confine, e l’impatto che ha avuto sulle università, ho preferito seguire la mia strada, lasciando gli studi.Di fronte alla prospettiva del servizio militare obbligatorio, ho deciso di lasciare il Paese. Il 16 gennaio del 2019, mi sono imbarcato sul primo volo per Schiphol e sono giunto nei Paesi Bassi. Qualche giorno dopo il mio arrivo, ho avuto il colloquio per la richiesta d’asilo. Più di un anno dopo, il 30 giugno 2020 la mia domanda d’asilo è stata rigettata. Mi sono opposto alla decisione dell’IND (Immigration and Naturalisation service) ma all’udienza però, presso il tribunale di Amsterdam, la decisione dell’IND di non accogliere la mia domanda d’asilo è stata ritenuta corretta, respingendo così la nostra obiezione. In seguito, sono stato arrestato due volte, al momento il mio caso è in  appello.

Quali sono le motivazioni dietro la tua obiezione al servizio militare?

 Il bilancio dei 45 anni di vittime tra militari e guerriglieri e il saccheggio della natura sotto il nome di lotta al terrorismo sono stati i punti di partenza che mi hanno spinto a farmi domande: mi sono rifiutato di prestare servizio militare, perché ero contrario alla politica dello stato turco di terrorizzare il Kurdistan e il popolo curdo, ma soprattutto perché sono contro il militarismo e la guerra. Sentivo di dover fare qualcosa, invece di obbedire, essere reclutato dallo Stato e così far parte del meccanismo che contribuisce ad una guerra, che ormai va avanti da anni. Attualmente in Turchia coloro che hanno rifiutato la coscrizione, difendendo il diritto all’obiezione di coscienza, ne stanno pagando il prezzo con la vita. A causa delle sanzioni penali imposte dallo stato, sono costretti a condurre una vita da fantasmi, chiamata morte civile. Mentre dall’altra parte i giovani costretti ad arruolarsi, vengono classificati nelle caserme, secondo la loro posizione, identità politica e/o individuale. Tanti vengono uccisi in modo sospetto a causa delle loro idee o delle loro stesse origini. Gli omicidi sono coperti come suicidi, si celebra così la guerra e la morte

Tanti vengono uccisi in modo sospetto a causa delle loro idee o delle loro stesse origini. Gli omicidi sono coperti come suicidi, si celebra così la guerra e la morte.

Come mai sei venuto in Olanda? Come sei stato accolto dalle autorità olandesi?

Avevo un’esenzione dal visto di transito e l’Olanda era l’unico paese, tra quelli Schengen, che potevo raggiungere il prima possibile. Non ho avuto molta scelta.  Quando mi sono presentato davanti al giudice per fare ricorso, sono rimasto scioccato dalla decisione del tribunale. L’IND e il tribunale olandese, considerano il servizio militare a pagamento come un’alternativa accettabile. Mi dissero che era etico essere reclutati per un mese, al prezzo di una certa somma di denaro. È chiaro che il tribunale tutela gli interessi dell’IND. Ma secondo me pagare non è un’alternativa al servizio militare obbligatorio: ma soprattutto non è un’alternativa alla coercizione. Il tribunale ha chiaramente ignorato la mia richiesta d’aiuto, sostenendo che un mese di servizio militare obbligatorio non mi avrebbe tolto nulla, imponendomi non solo un ordine di estradizione ma anche un divieto di ingresso in Europa. Da lì in poi sono stato arrestato ben due volte. All’alba del 15 dicembre del 2020, in un raid della polizia del pubblico ministero, sono stato prelevato dal campo ECHT (centro per richiedenti asilo) e sono stato trattenuto 42 giorni nella prigione dell’aeroporto di Rotterdam. 

Ho ribadito la mia domanda, pretendendo un secondo colloquio. Anche questa volta l’IND non ha cambiato la sua decisione respingendo la nostra domanda per gli stessi motivi. Ancora una volta, ci siamo opposti a questa decisione, partecipando alla seconda udienza, i primi di marzo del 2021. La decisione è rimasta invariata. 3 settimane dopo, il 22 marzo 2021, sono stato nuovamente arrestato, questa volta da Winterswijk (altro centro per richiedenti asilo) all’alba, mentre dormivo, e riportato alla prigione di Rotterdam. Al mio secondo arresto, ho avuto un colloquio con un funzionario del Dienst Terugkeer en Vertrek (ente che si occupa di espulsioni). Però a causa delle pressioni da parte dell’opinione pubblica, l’ordine di estradizione è stato annullato e sono stato rilasciato 3 giorni dopo. A seguito dell’ingiunzione provvisoria, il mio fascicolo è in attesa di essere valutato presso l’Alta Corte. Centinaia di cartelle di rifugiati vengono trascinate secondo le politiche di intimidazione, come la mia. Le persone sono tenute in attesa e lasciate senza risposta per anni.

 

Centinaia di cartelle di rifugiati vengono trascinate secondo le politiche di intimidazione, come la mia. Le persone sono tenute in attesa e lasciate senza risposta per anni.

 

Quali sono le tue aspettative per il tuo futuro?

Dal giorno in cui sono arrivato in Olanda fino al mio primo arresto, la mia intenzione era quella di riprendere la mia carriera universitaria. Motivo per cui mi sono impegnato fin dall’inizio a imparare l’olandese. Ero in contatto con alcune istituzioni educative, ma a causa delle incertezze e dei problemi che sto affrontando, mi sto gradualmente allontanando dal mio sogno.  Non posso fare la minima previsione su ciò che accadrà domani: ma prima di tutto, spero di ottenere un esito positivo.