L’impatto del lockdown sarà enorme per molti rivenditori, dice l’associazione di settore INretail a NOS. Molti negozi con generi non essenziali avevano già acquistato le scorte di Natale quando il governo ha annunciato ieri le chiusure che avrebbero avuto luogo da oggi.

Secondo INretail, ora è chiaro quali articoli rientrano nei negozi non essenziali e l’associazione di categoria è ora preoccupata per l’impatto del blocco: “Arriva come un martello. Queste sono le migliori settimane dell’anno e la merce è già stata anche acquistata”, dice il direttore finanziario Udo Delfgou a NOS Radio 1 Journaal.

Secondo lui, il lockdown arriva a sorpresa: Martedì scorso non se ne parlava e ora, improvvisamente, sono arrivate le chiusure.

I rivenditori possono richiedere e utilizzare vari pacchetti di supporto ma secondo Delfgou, questi coprono solo i costi salariali e i costi fissi; l’associazione di categoria porterà queste preoccupazioni all’attenzione del governo. In realtà, dice NOS, non tutti i negozi costretti a chiudere hanno avuto un anno orribile: i vivai, ad esempio, avrebbero registrato un fatturato molto elevato.

Secondo l’associazione di categoria, chiudere tutto indiscriminatamente è un errore: in Belgio, ad esempio, durante il lockdown, i centri commerciali potevano rimanere aperti se rendevano inaccessibili giocattoli, articoli di decorazione, elettrodomestici, abbigliamento e attrezzature sportive. Una tale soluzione dovrebbe essere possibile anche nei Paesi Bassi. Il rischio, inoltre, è di saturare il mercato online e rendere le spedizioni impossibili. Inoltre, il meccanismo di “ordina online e ritira in negozio”, non è più possibile per i piccoli esercenti.

Ad Amsterdam, lunedì sera molti negozi hanno cercato di chiudere il più tardi possibile; soprattutto parrucchieri e negozi di fiori. Stessa scena a Den Haag e Rotterdam, dove lunghe file si sono formate agli ingressi delle grandi catene, soprattutto quelle di abbigliamento, fino a chiusura.