Nonostante possa sembrare intuitivo, il concetto di “zero rating” è tutt’altro che semplice. Cominciamo dicendo che è cosa diversa dal “bundle illimitato”, ovvero dal pacchetto dati che alcuni gestori offrono: nonostante diversi provider offrano questa opzione è noto come la formula “illimitata” un limite, tuttavia, lo abbia. Si chiama “fair policy usage” e superato un certo volume di dati rallenta il traffico o lo blocca del tutto; in quest’ultimo caso, internet dovrà essere pagato.

Negli ultimi tempi, sono diversi i provider che hanno lanciato soluzioni per guardare video su Netflix o ascoltare musica da Spotify senza utilizzare i dati del bundle. Come funziona? Secondo la rivista Techcrunch, si tratterebbe di accordi tra app e provider; questi ultimi, tratterebbero i dati di alcune compagnie con le quali hanno accordi in maniera selettiva escludendoli dal traffico a pagamento, sia prepagato con bundle oppure a consumo. Con pacchetti come Binge On di T-Mobile, insomma, si può ascoltare musica in streaming senza toccare il pacchetto dati. Fantastico, no? Più o meno.

Un meccanismo simile, secondo molti, viola la neutralità di internet un principio in base al quale, i gestori di servizi (providers) dovrebbero trattare ogni bit di traffico attraverso le loro reti nello stesso modo. Garantendo, invece, ad alcuni partner commerciali dei privilegi a pagamento rischia di intervenire sul principio di concorrenza, limitando la possibilità di operare per società piccole o magari per servizi che non intendono pagare questa sorta di “traffico regolato”.

La rivista online, cita come esempio il servizio “Stream TV” lanciato dall’americana Comcast: nel paccheto “zero rate” lanciato dal provider solo il suo servizio video in streamin era fuori dal bundle. Tale privilegio, invece, non si applicava a Netflix e YouTube.

Un altro rischio è che i gestori dell’ “infrastruttura” possano stabilire tariffe di accesso ad internet per le società che volessero usufruire del club d’elite dello zero rate, mentre i piccoli che non possono pagare tali somme, verrebbero relegati nel purgatorio dell’accesso a consumo.

Un meccanismo simile è stato usato da Facebook quando ha cercato di entrare nel ghiotto mercato indiano offrendosi come risorsa all’interno di un pacchetto “sociale” a ‘zero-rating’ per promuovere la cultura digitale nel paese. In molti hanno dubitato dell’opportunità di inserire il social nello stesso bouquet di servizi essenziali quali Wikipedia, portali per il lavoro e siti di informazione locale offerti senza traffico di dati.

In realtà, si dice da più parti, le infrastrutture odierne consentirebbero di proporre, a cifre contenute, banda illimitata a tutti e senza problemi e senza necessita di “cap amounts” (ossia di limiti imposti all’illimitato) e di offerte zero-rating.