Il dantesco addio di Ivo Opstelten , zar anticannabis affondato da una vicenda che riguarda proprio un trafficante internazionale di marijuana, è stato salutato con gioia dai sostenitori della legalizzazione della produzione che da anni chiedono venga regolamentato anche il “backdoor” dei coffeeshop. L’ex ministro, dal giorno del suo insediamento nel primo gabinetto Rutte fino alle dimissioni dell’altro ieri, ha portato avanti in quasi 5 anni di mandato, una guerra personale contro le soft drugs. I segni che si lascia dietro sono evidenti: i coffeeshop a meno di 150m metri dalle scuole hanno chiuso o sono stati spostati altrove (ad Amsterdam, il sindaco Van der Laan, ha potuto imporre una soluzione transitoria: apertura dopo le 18 per quelli con scuole nelle vicinanze, in attesa di riposizionamento), il Wietpas e’ in funzione in diverse zone di frontiera, e  il governo era pronto per introdurre un’ulteriore restrizione: no cannabis con più del 15% di THC . Ma l’uscita di scenaa di Opstelten, potrebbe voler dire che un pesante ostacolo all’apertura del dialogo sulla legalizzazione, verrebbe meno. Il D66, probabile vincitore della prossima tornata elettorale, ha presentato proprio la scorsa settimana un disegno di legge che punta a legalizzare la produzione di cannabis. 

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