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CULTURE

Catacombe in Limburgo, lo strano caso di Valkenburg

Dietro un arco in mattoni, si nasconde infatti una serie di cunicoli sotterranei trasformate in catacombe romane, costruite – per quanto strano possa sembrare – nei primi anni del Novecento



di Paola Pirovano

 

 

Nella provincia del Limburg si cela un luogo per lo meno stravagante. Dietro un arco in mattoni, si nasconde infatti una serie di cunicoli sotterranei trasformate in catacombe romane, costruite – per quanto strano possa sembrare – nei primi anni del Novecento.

Il Museum Romeinse Katakomben è un progetto un po’ folle che nasce dal sogno di Jan Diepen, originario di Tilburg, figlio di una ricca famiglia dell’industria del tessile.

Solitario, probabilmente malato di depressione, Diepen è l’ideatore dei loculi e delle cripte che costituiscono le catacombe della città di Valkenburg aan de Geul.

Fin dall’inizio, il progetto era quello di creare un luogo straordinario a metà strada tra un caso di studio e un’attrazione turistica, e per questo si avvalse dei consigli di studiosi e di famosi architetti, tra cui Pierre Cuypers, autore del Rijksmuseum e della Centraal Station di Amsterdam.

Profondamente credente e appassionato di storia della religione cristiana, Jan Diepen trascurò gli affari dell’impresa di famiglia e si ritirò a Valkenburg nella sua casa di villeggiatura immerso negli studi di archeologia romana.

Il libro del padre Lambertus Hagen sull’antichità cristiana e la vita dei martiri lo colpì in modo particolare, e gli diede l’ispirazione per costruire un posto dove riprodurre i luoghi di sepoltura dei primi seguaci di Gesù.

Jan Diepen fece le cose in grande: con al seguito un team di studiosi e architetti, si recò a Roma per visitare le catacombe. Ottenuta l’autorizzazione ufficiale del Vaticano, realizzò uno studio estensivo degli scavi archeologici basato su fotografie, schizzi e misurazioni.

Il progetto delle catacombe olandesi prese cosi forma: una volta identificata una cava dismessa, Diepen organizzò la costruzione in due fasi. La prima inaugurazione avvenne nel 1910, a cui seguirà una seconda nel 1912, entrambe in presenza di una piccola delegazione vaticana, probabilmente a spese del mecenate.

La volontà di Jan Diepen non era quella di una copia dei celebri cunicoli romani, ma piuttosto di copiare parti delle catacombe nello stato in cui si trovavano all’inizio del Novecento riproducendo le parti crollate e rovinate dal tempo, con uno scopo soprattutto didattico.

Desideroso di mostrare ai visitatori la copia esatta delle catacombe di Roma, Diepen riprodusse corridori, loculi, cripte e affreschi del 3° e 4° secolo, con cura maniacale, rispettando le dimensioni reali delle tombe, ma riducendone l’estensione. I cunicoli di Valkenburg, infatti, percorrono circa 2 km – contro i circa 150 km di Roma – e presentano una selezione di parti di una decina di catacombe.

I materiali rappresentano un’altra differenza importante: le aree cimiteriali di Roma sono scavate nel tufo, quelle di Valkenburg nella marna locale. Ciò è causa di una differenza di colore della pietra, a cui i capi cantieri hanno rimediato dipingendo le pareti delle tombe per ottenere il tipico colore scuro.

Un progetto quantomeno inusuale, ma che ha dimostrato di avere un’utilità pratica : uno degli affreschi di Valkenburg è stato utilizzato per il restauro delle catacombe di Commodilla, vandalizzate durante un furto nel 1971.






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