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ART

L’invisibile e il sottovalutato: Jason Brooks incontra Van Gogh



Quante generazioni di artisti sono state ispirate da Vincent Van Gogh?

A questa domanda cerca di rispondere il Van Gogh Museum. Da cinque anni a questa parte, infatti, la galleria accoglie nella sua collezione permanente delle piccole esposizioni di artisti moderni e contemporanei che pongono un focus su quanto l’artista olandese abbia influenzato i pittori che sono venuti dopo di lui. Tra gli altri, il museo ha ospitato nella sua Van Gogh Inspires series, dal 2014 ad oggi, opere di Francis Bacon, Willem de Kooning, Peter Doig, John Chamberlain, Pieter Laurens Mol e Matthew Day Jackson.

Dallo scorso 20 ottobre, protagonista dell’iniziativa è Jason Brooks, artista inglese che ha raggiunto la fama internazionale negli anni Novanta come membro degli YBAs. Gruppo poliedrico, gli Young British Artists si imposero sulla scena internazionale anche grazie alla personalità dirompente di Damien Hirst, loro capofila, che, nel 1988, a Londra, si fece ideatore e promotore della prima mostra, Freeze, contenente già in nuce le intenzioni del movimento: colpire, stupire, in una parola, congelare. Grazie a un linguaggio inedito e provocatorio, gli youngbrit ebbero un forte impatto sulla tradizione artistica britannica e catalizzarono l’attenzione di tutto il mondo dell’arte contemporanea. 

Brooks oggi vive e lavora tra Londra e Gloucestershire. In occasione della mostra temporanea ha realizzato tre opere: I am e The Poet’s Death, frutto di uno studio sul lavoro del pittore olandese, e To John Claire, ispirata direttamente dal suo modo di vedere e dipingere. “Ogni singola pennellata di Van Gogh è studiata attentamente anche se sembra impulsiva. Io lavoro nello stesso modo”, ha dichiarato Brooks al vernissage della mostra.

Come Van Gogh, l’artista inglese è interessato alla tecnica pittorica, al colore e a un nuovo linguaggio visuale. Il pittore britannico sostiene che, vivendo in un mondo congestionato ogni giorno da milioni di immagini, abbiamo perso la capacità di osservare. La pittura può insegnarci a vedere in una maniera nuova, più autentica, e a ristabilire un contatto diretto con la realtà che ci circonda. A un primo sguardo può sembrare che i dipinti di Brooks siano stati creati rapidamente e istintivamente, ma, proprio come accade nelle opere di Van Gogh, ogni pennellata è il prodotto di un attento studio. E il colore, molto denso sulla tela, in alcuni punti non lo è affatto, nonostante ciò che appare. Si tratta semplicemente di un’illusione ottica, un espediente artistico. 

I suoi landscapes, come li definisce Brooks, saranno visitabili fino al 20 gennaio 2020.






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