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Estate del 1633. Approdano ad Amsterdam le navi della Compagnia delle Indie Orientali di ritorno dal sud est asiatico. A bordo ci sono porcellane, spezie, perle e “un elefante bianco ancora vivo“: un animale di 5-6 metri, del peso di tre tonnellate e con una prospettiva di vita di 70 anni.

Non si tratta però di un elefante maschio, bensì di un’esemplare femmina di tre anni, ribattezzata Hansken.

L’esotica crudele Amsterdam

Animali esotici vivi e imbalsamati non erano insoliti nella capitale olandese. Chi poteva permetterselo collezionava le strane creature provenienti dall’altro capo del mondo. I Paradiseidi uccelli del paradiso venivano così chiamati in Europa, per un atto di crudeltà: rimosse le zampe prima del lungo viaggio dalla Nuova Guinea, ad Amsterdam tutti credevano che questi bellissimi pennuti dovessero volare tra il cielo e la terra senza mai posarsi a terra.

Histoire naturelle des oiseaux de paradis et des épimaques (19242402564)
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Nel 1614 una nave proveniente da Batavia aveva portato in città un casuario, un uccello simile allo struzzo, originario delle foreste tropicali della Nuova Guinea, dal capo dai colori sgargianti ma incapace di volare.

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Anche Hansken viaggiava in compagnia di un leopardo, un casuario e un cervo. Ma la “crociera” non finì bene: il felino staccò la testa all’uccello e il povero cervo finì schiacciato dal peso dell’elefantessa. 

Dopo che la prima nave con un pachiderma asiatico a bordo era affondata nel 1629, la seconda con la superstite Hansken, proveniente da Ceylon, arrivò quattro anni dopo. Era lo Stadholder Frederik Hendrik ad aver chiesto più volte che la Compagnia gli inviasse animali esotici, tra cui proprio un elefante.

L’animale fu portato nella tenuta di campagna di Frederik Hendrik, Huis ter Nieuburg a Rijswijk. Pochi anni dopo fu venduta a Cornelis van Groenevelt, che l’avrebbe portata in giro per l’Europa per quasi vent’anni, fino alla tragica morte di Hansken a Firenze.

Oggi la Rembrandthuis celebra il mito e la storia dell’elefantessa di Amsterdam con la mostra Hansken, Rembrandts olifant visitabile fino al 29 agosto. Leonore van Sloten, curatrice della casa museo dedicata al pittore olandese, ci ha raccontato perché Hansken sia stata così importante per la pittura dell’artista olandese e non solo.

Che cosa ha significato Hansken per Amsterdam?

Hansken è ben presto diventata l’attrazione principale in città e un modello per i successivi animali da circo: le vennero insegnati dei giochetti per lasciare a bocca aperta tutti gli astanti. Dove sorge oggi Rembrandtplein, l’elefantessa era costretta a individuare nella folla e acchiappare un finto ladro con la propria proboscide.

Oggi Hansken è conosciuta soprattutto per esser stata l’insolita “modella” di Rembrandt. La possibilità di veder dal vivo un elefante vivo non poteva che stuzzicare il genio olandese ma Hansken non ha lasciato tracce solo nelle opere d’arte. Ad Amsterdam al tempo la domanda che serpeggiava tra la gente riguardava proprio la natura dell’elefante: essere semi-umano incredibilmente intelligente o animale capace solo di imparare qualche trucco? Già Plinio il Vecchio, secoli prima, aveva scritto che all’elefante mancava solo la parola.

Inoltre, la memoria del passaggio di Hansken è rimasta scritta nella stessa Amsterdam. Nel 1647 l’elefantessa cadde nelle acque dell’Amstel mentre attraversava un ponte di legno sulla diga appena fuori città. Miracolosamente rimase illesa. Un breve poema, The Elephant Bridge, del poeta del XVII secolo Jan Six van Chandelier, commemora l’evento. Il ponte fu poi restaurato in pietra e venne chiamato The Elephant Bridge. Nello stesso quartiere sorse anche un Elephant Path e una taverna chiamata The Elephant.

Oliphantsbrug, naamplaat

Perchè una mostra su Hansken oggi?

Ci sono molti ragioni per le quali abbiamo pensato di dedicare una mostra a Hansken. Da un lato il ruolo che l’elefantessa – come molti altri animali – gioca nelle incisioni e nei disegni di Rembrandt. Quindici anni fa Michiel Roscam Abbing, autore di Rembrandt’s Elephant. The story of Hansken, è stato il primo a intuire che l’elefante usato come modello in più opere di Rembrandt sia proprio la celebre Hansken. Ciò ha giocato sia a incrementare la nostra conoscenza della pittura di Rembrandt sia ha permesso di ricostruire le vicende dell’elefantessa e capire perché sia diventata così celebre.

Hansken.rembrandt
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L’incontro con Rembrandt

La data dell’incontro tra Rembrandt e l’elefantessa non è certa ma è possibile ricostruirla. Nell’estate del 1933 tutti gli Amsterdammer potevano ammirare Hansken all’altezza del Kloveniersburgwal. Ma Rembrandt in quel momento si trovava in Frisia. Il pittore incontrò Hansken in una fiera nel settembre o ottobre del 1637. Era la prima volta che vedeva un animale di tali proporzioni, ma non perde tempo. Come ci racconta van Sloten:

i disegni di Rembrandt di Hansken mostrano davvero come osservasse da vicino e con grande interesse. La disegnava con attenzione per ogni dettaglio, compresi i peli corti, le pieghe della pelle e il movimento dei piedi e della proboscide.

B028 Rembrandt (cropped) - RP-P-1961-992 - Elefant Hansken
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Il disegno dal vivo è di fondamentale importanza: in mostra c’è anche lo schizzo della zampa di un leone che in realtà assomiglia di più a un grosso gatto:

probabilmente Rembrandt non ne aveva mai visto uno dal vivo. Del resto la pratica di ritrarre animali esotici non era di certo rara: la celebre incisione del rinoceronte di Dürer nel 1515 viene fatta a partire dalla descrizione contenuta in una lettera. Il risultato, per quanto interessante, è fantasiosa.

Durer drawing
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Quando Hansken torna ad Amsterdam nel 1641, durante una tappa del massacrante “tour europeo” a cui era costretta, Rembrandt non perde l’occasione per ritrarla di nuovo: l’uso del carboncino, impiegato per sottolineare le ombre più scure, era ancora molto raro per quegli anni. L’elefantessa ora appare più stanca e notevolmente invecchiata.

Il peccato originale secondo Rembrandt

Oggi Hansken è assai nota anche perché compare nella famosa incisione dell’Adamo ed Eva del 1638. Alla mostruosa creatura tentatrice che compare nella parte alta del quadro (un drago e non il più comune serpente), corrisponde il piccolo elefante, simbolo del bene in lotta perenne col male, che s’intravede accanto alle gambe di Eva. Hansken qui rappresenta anche il simbolo della castità: Adamo ed Ava non hanno ancora mangiato il frutto proibito, sono nudi ma non hanno consapevolezza del proprio appetito sessuale.

Rembrandt adam and eve
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Il tour europeo e la tragica morte dell’elefantessa

Dopo aver lasciato i Paesi Bassi, Hansken fu portata in giro per l’Europa. La prima tappa furono le città del Baltico. L’animale riusciva a coprire circa 60 chilometri al giorno, portando in groppa Van Groenevelt e il bagaglio. I due trovavano ospitalità nei monasteri, nei castelli e nelle locande che trovavano lungo la strada. L’animale girò in Francia (1642-1646), Germania e Svizzera (1646-1647, 1649-1652) e infine in Italia.

Hansken aveva una dieta particolare ma veniva nutrita quasi esclusivamente con centinaia di chili di pane e il cibo che le offrivano gli spettatori. La sua vita fu breve: a causa dell’ignoranza, l’animale non riceveva cibo e cure adeguate. Morì, all’età di soli 25 anni, durante uno spettacolo a Firenze. L’artista Stefano della Bella era presente al momento e ha catturato il momento della morte in un paio di disegni strazianti.

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La mostra alla RembrandtHuis

Al Rembrandt House Museum la storia della vita di Hansken è raccontata in maniera interattiva. Oltre alle opere d’arte di Rembrandt e dei suoi contemporanei, ci sono documenti storici e una mappa digitale su cui si possono seguire le tracce dell’elefantessa attraverso l’Europa. Uno dei pezzi forti è sicuramente il gigantesco teschio di Hansken portato ad Amsterdam dalla collezione de La Specola, il museo di storia naturale di Firenze. L’unico rammarico, come ci confessa Leonore van Sloten, è quello di non essere riuscita a ottenere in prestito, a causa delle restrizioni, tutti e tre i disegni (in particolare manca quello conservato a Torino) realizzati da Stefano della Bella.Specola, sala degli scheletri 04

In collaborazione con ARTIS, l’IFAW e la Marjo Hoedemaker Elephant Foundation, Hansken, Rembrandt’s Elephant include anche una prospettiva attuale sul benessere degli elefanti nel XVII secolo e oggi.