di Martina Gargano

 

Mentre impazza ancora la polemica sulle parole del presentatore Johan Derksen che, nel corso di un programma tv, ha definito “Zwarte Piet” un rapper nero, lo scorso 7 giugno un altro caso scatenato da una battuta razzista sui media è stato archiviato dal tribunale. Parliamo di un programma radiofonico su Radio 10 e dello “scherzo” Voorkomen is beter dan Chinezen (“Prevenire è meglio del cinese”), una versione riadattata dallo speaker di un noto brano olandese, ma che, nella sua versione, veniva usato per deridere la comunità asiatica. Il fatto è accaduto a febbraio ma solo lo scorso 7 giugno è arrivata la sentenza del tribunale: fomentare odio anti-cinese è libertà d’espressione, ha detto il giudice.

Già a febbraio avevamo intervistato Huihui Pan, fondatrice del Pan Asian Collective, che aveva raccolto 58 mila firme per una petizione contro l’odio antiasiatico in Olanda. Pan ha raccontato di sentirsi soddisfatta per l’attenzione dei media e soprattutto perchè la vicenda ha fatto emergere in tutta la sua drammaticità il fenomeno del razzismo strutturale.

“La canzone è stata considerata non razzista perché vengono prese in considerazione solo alcune parti del problema e non il problema nella sua totalità”, ha detto Huihui Pan a 31mag. Il giudice, infatti, ha basato la sua decisione sul mero contenuto della canzone, ignorando le conseguenze che quello “scherzo” può avere sul tessuto sociale:  “Non mi interessa che il DJ venga punito, non è questo il punto. Ma se consideri anche certi testi libertà artistica, allora dov’è il confine? Se ciò fosse accaduto ad altre minoranze, la gente avrebbe reagito diversamente”.

La scarsa reazione generale alla vicenda, dice Huihui Pan, è radicata in una percezione stereotipata del popolo asiatico: “loro (gli asiatici) non si lamentano, quindi non importa [se devono sopportare delle ingiustizie]”. “Molte persone qui in NL”, dice, “hanno la percezione, risalente a cento anni fa, che gli asiatici non creano problemi e non reagiscono”. Per l’attivista, le cose sono cambiate ma la percezione degli asiatici è rimasta la stessa. In realtà, spiega, molti cittadini olandesi di origine cinese o – soprattutto – cinesi, sono turbati da episodi di razzismo, ma spesso non vogliono apparire come vittime e preferiscono tacere.

Le caratteristiche specifiche della discriminazione nei confronti degli asiatici non sono state un limite alla partecipazione al movimento BLM; molti asiatici si sono infatti uniti alle manifestazioni a sostegno della comunità nera: “Penso che dovremmo lavorare tutti insieme perché il razzismo, e in particolare il razzismo istituzionalizzato, colpisce tutte le minoranze”. 

Lo slancio che il movimento Black Lives Matter ha creato è una grande opportunità, dice Pan, per tutte le minoranze. “Le persone qui sono così orgogliose della loro identità olandese, ma cosa comporta in realtà? L’identità è qualcosa che si evolve e cambia, e se abbiamo così tante persone diverse che vivono qui ora, non dovremmo piuttosto lavorare ad una nuova identità comune, essendo consapevoli che l’identità olandese stessa si evolverà? “. Per combattere il razzismo, secondo Pan, “dobbiamo riconoscere che il razzismo è in ognuno di noi. Non pensiamo di essere razzisti, non ne siamo consapevoli. Ma trovare questa consapevolezza ci aiuterà davvero a capirci meglio, ad essere più aperti e in grado di vederci e ascoltarci a vicenda ”.