“Oggi confermo l’avvio da parte dell’Ufficio del Procuratore della Corte penale internazionale di un’indagine sulla situazione in Palestina“, recita un comunicato stampa emesso mercoledì 3 marzo dall’ufficio della procuratrice della Corte Penale dell’Aia, Fatou Bensouda.

“L’indagine riguarderà i reati di competenza della Corte che si presume siano stati commessi dal 13 giugno 2014, data a cui si fa riferimento nel deferimento della Situazione al mio Ufficio”.

Le modalità operative verranno rese note in seguito, si legge nel comunicato stampa,  “alla luce delle sfide operative che dovremo affrontare a causa della pandemia, delle risorse limitate di cui disponiamo e del nostro pesante carico di lavoro attuale”.

Il procedimento avrà inizio con la notifica agli Stati coinvolti nell’inchiesta internazionale: “La decisione di aprire un’indagine ha fatto seguito a un minuzioso esame preliminare intrapreso dal mio ufficio che è durato quasi cinque anni”, dice la Bensouda. “Durante quel periodo, e in conformità con la nostra normale pratica, l’Ufficio si è impegnato con un’ampia gamma di parti interessate, anche in riunioni regolari e produttive con i rappresentanti dei governi di Palestina e Israele”.

Uno dei nodi principali era quello di chiarire “l’ambito territoriale della giurisdizione della Corte nella situazione in Palestina” e per questa ragione, l’ICC ha dovuto dedicare un procedimento in via esclusiva solo a questo.

“Il 20 dicembre 2019, pertanto, consapevole delle complesse e nuove problematiche emerse in questa Situazione, ho annunciato che avrei presentato una richiesta ai Giudici della Sezione preliminare I (“ Sezione ”) per una sentenza di chiarimento ambito territoriale della giurisdizione della Corte nella situazione in Palestina”. Il 5 febbraio 2021, la Camera ha deciso, a maggioranza, che la Corte può esercitare la sua giurisdizione penale nella Situazione in Palestina e che l’ambito territoriale di questa giurisdizione si estende a Gaza e alla Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est.

“Nella sua sentenza a maggioranza, la Camera ha sottolineato che non stava determinando se la Palestina soddisfaceva i requisiti di statualità secondo il diritto internazionale pubblico, o giudicando una controversia sui confini, o pregiudicando la questione di eventuali confini futuri; si trattava unicamente di determinare l’ambito di competenza territoriale della Corte ai fini dello Statuto di Roma, come richiesto”. 

Dopo aver ribadito che la Palestina, ai sensi dello Statuto di Roma, è considerato uno Stato ed è parte dello Statuto stesso, “la maggioranza ha anche stabilito che il deferimento della situazione da parte della Palestina obbligava l’Ufficio ad aprire un’indagine, avendo l’Ufficio stabilito che esisteva una base ragionevole per farlo in conformità con i criteri dello Statuto di Roma”.

Nel comunicato stampa, la Bensouda chiarisce che i tempi lunghi richiesti sono stati da imputare alla determinazione di competenza da parte della Corte.

“Non abbiamo altra agenda se non quella di adempiere ai nostri doveri legali ai sensi dello Statuto di Roma con integrità professionale. Ricordo qui, a titolo di esempio, le accuse mosse sulla condotta delle Forze di Difesa israeliane nel caso della Mavi Marmara, dove, in qualità di Procuratore, ho rifiutato di avviare un’indagine in quanto non vi era una base ragionevole procedere seguendo la nostra valutazione clinica dei criteri dello Statuto di Roma”, sostiene la procuratrice, rispondendo -indirettamente- alle accuse di Israele.

“Nella situazione attuale, tuttavia, ci sono basi ragionevoli per procedere e ci sono casi potenziali ammissibili. La nostra valutazione rimarrà in corso nel contesto dell’indagine per consentire una valutazione continua delle azioni intraprese a livello nazionale in conformità con il principio di complementarità.”