The Netherlands, an outsider's view.

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SREBRENICA

Il libro censurato di Edwin Giltay inchioda il Dutchbat: “I vertici sapevano, un rullino di foto lo prova”

Insabbiamenti, censure e l'ombra di un genocidio, forse, evitabile: l'autore di De Doofpot Generaal, racconta a 31mag.nl la sua storia

di Martina V.

cover photocredit – Marco Bakker

Un rullino fotografico con immagini inedite scattate durante il massacro di Srebrenica svanito nel nulla. Un papavero dell’esercito olandese che vuole insabbiare verità scomode e due maldestri 007 che si spiano a vicenda; una denuncia per calunnia prima accolta e poi respinta al mittente dalla corte d’appello. Gli ingredienti di un thriller ci sono tutti, se non fosse che l’autore, Edwin Giltay, non ha dovuto inventare niente. La storia che ci ha raccontato, l’aveva già raccontata al mondo nel suo libro che visse due volte  De Doofpotgeneraal pubblicato lo scorso anno, ritirato dal tribunale, quindi dissequestrato e ora in attesa di nuova pubblicazione.

Oggi scrittore, Giltay lavorava presso il  provider di telefonia Casema nel 1998, quando due donne, che chiameremo Monica e Ina, vennero assunte part time nel suo reparto. Monica parla molto, troppo, e parla anche di un rullino di foto di Srebrenica che in teoria è rimasto danneggiato in fase di sviluppo, ma le cui foto sono in realtà è ancora nelle mani del Ministero della Difesa. Ina viaggia 200km al giorno, pendolare per un lavoro part-time noioso e malpagato. “Solo in seguito, venni a sapere  che Ina era la moglie del Generale van Baal”, racconta Edwin, “il comandante in seconda dell’esercito olandese nel 1995, anno del massacro di Srebrenica.” De Telegraaf coniò per Van Baal il nomignolo De Doofpot Generaal, il generale insabbiatore, per la sua ostinazione a non voler fornire dettagli sugli errori dei caschi blu olandesi che non riuscirono ad impedire il massacro perpetrato dalle milizie di Ratko Mladic. Un atteggiamento che lo spinse a dare (forzatamente) le dimissioni nel 2002”.

Ma cosa vogliono Monica e Ina da Giltay? Monica è stata infiltrata dai servizi segreti per arruolarlo come analista, e Ina è stata inviata sotto copertura a controllare Monica, della quale i servizi non si fidano. “In effetti Monica non era un granché come spia” racconta ancora lo scrittore “si lamentava a voce alta del suo lavoro nei servizi e della faccenda del rullino scomparso. La situazione degenerò presto, e come andarono i fatti lo racconto nel mio libro”.

Il libro, appunto. La prima edizione uscì nel Novembre del 2014, ma Giltay fu denunciato da Monica per diffamazione. Il tribunale di prima istanza diede ragione a Monica e fece ritirare il libro dalla circolazione, ma Giltay fece ricorso e la Corte d’Appello, nell’Aprile di quest’anno, gli ha dato ragione. La seconda edizione del libro uscirà a settembre, rivisitata e corretta. “Naturalmente il lavoro nei servizi segreti non lo ho mai ottenuto, e allora decisi di scrivere il mio personale rapporto sull’operato dei servizi (il libro, appunto)”.

Ma il cuore del libro è il rullino scomparso. Perché è tanto importante? “Un ufficiale del Dutchbat, Ron Rutten, scattò alcune fotografie subito dopo la caduta di Srebrenica. Fotografò l’uccisone di nove bosniaci musulmani da parte dei serbi e i suoi colleghi del Dutchbat che aiutavano i serbi a deportare gli uomini di Srebrenica, quelli che più tardi vennero massacrati nelle vallate intorno alla città. Book coverUna prova schiacciante che gli olandesi avevano fin dall’inizio gli elementi per capire quel che stava succedendo. E soprattutto una prova che fossero a conoscenza della fine che avrebbero fatto gli uomini che venivano separati dalle donne, dai vecchi e dai bambini. Una circostanza sempre negata dalle autorità olandesi”.

Gli olandesi che non sapevano è un po’ il filo conduttore di tutto il caso Srebrenica. Nel Dicembre del 2015 la trasmissione Argos, sulla base dei risultati di una conferenza organizzata dal The Hague Institute for Global Justice, evidenziò come già nel Maggio del 1995 fosse stato raggiunto un accordo tra gli USA, il Regno Unito e la Francia in cui si assicurava che non ci sarebbero stati attacchi aerei NATO per difendere le enclave musulmane della parte orientale del paese, tra cui Srebrenica. Successive dichiarazioni di Milosevic, il presidente serbo, e persino di Izetbegovic, il leader musulmano, lasciarono però intendere che il destino di Srebrenica fosse segnato: “andava sacrificata” per far finire la guerra. “Gli unici a non sapere, o a far finta di non sapere, erano gli olandesi” continua Giltay “Questo la dice lunga sulle capacità della nostra intelligence, tra l’altro non capisco perché i media non abbiano mai approfondito molto l’argomento ”.

A differenza dei superiori, i veterani del Dutchbat ritengono che Giltay sia dalla loro parte. “Derk Zwaan, presidente dell’Associazione dei Veterani del Dutchbat 3, mi ha contattato per ringraziarmi del lavoro svolto e per raccomandarmi di non mollare. Gli uomini del Dutchbat hanno avuto la conferma dalla trasmissione Argos, e dal mio libro, di essere stati traditi dai loro stessi alleati, così come la popolazione locale”

Insabbiamenti, scaricabarile, tradimenti, servizi segreti che non brillano per professionalità. L’intera faccenda sembra essere stata gestita male dal governo e dallo stato maggiore olandese fin dall’inizio. “Gli olandesi non avevano solo il compito di proteggere Srebrenica, ma anche di testimoniare cosa successe veramente. Sarebbe stato meglio pubblicare subito, già nel 1995, le foto e i video fatti dai caschi blu durante la caduta di Srebrenica. Certo, al momento sarebbe stato uno shock per il paese e per il mondo, e si sarebbe detto che il Dutchbat avrebbe potuto fare di più. Ma sarebbe stata solo una fase di transizione. Tutto questo insabbiare e far trapelare le informazioni a poco a poco, non ha solo gettato una fosca luce sul ruolo degli olandesi, ma ha anche impedito che la popolazione locale e i caschi blu elaborassero tutto l’orrore di Srebrenica”.

La seconda edizione del libro di Edwin Giltay, uscirà a Settembre di quest’anno.


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