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Liberiamo Ilaria Salis. 5 ragioni per votarla alle europee. Anche dall’Olanda e dal Belgio

di Massimiliano Sfregola

 

Indipendentemente dalle posizioni personali, cerchiamo -su questo portale- di rimanere il più pragmatici possibile (neutrali no. Un portale di informazione non è un’istituzione; un portale di informazione deve avere una posizione ma il pragmatismo aiuta a comprendere le cose per intero). Copriamo notizie di ampio respiro su Olanda e Belgio, con attenzione anche ad altre questioni  di “esteri” per dirla così, cercando sempre di mantenere un approccio documentato e pragmatico. Ma nella vicenda di Ilaria Salis, la maestra italiana incarcerata in Ungheria lo scorso anno, con l’accusa di violenze e partecipazione ad un’organizzazione sovversiva, da ieri candidata con un partito italiano alle europee, abbiamo voluto fare un’eccezione alla nostra regola: ci schieriamo assolutamente a sostegno della sua liberazione e facciamo appello ai lettori residenti in Olanda, Belgio o in Italia (paese dal quale ci legge oltre il 70% dei nostri utenti) affinchè votino per la lista che la sostiene, Alleanza Verdi e Sinistra, e consentano così alla Salis di diventare europarlamentare e poter così uscire dal regime di carcere duro al quale è sottoposta.

Siamo un piccolo portale, e abbiamo un impatto limitato ma di sicuro siamo seguiti in Olanda e Belgio e vorremmo parlare soprattutto agli italiani residenti in questi due paesi, che hanno optato per votare i candidati italiani al parlamento europeo, offrendo qualche spunto di riflessione.

Per cominciare: il nostro portale, alle europee, ha sempre sostenuto candidature a “km 0”, ossia ha sempre invitato i residenti italiani a votare per i candidati olandesi e belgi, in pieno spirito europeista e soprattutto con l’obiettivo di contaminare le casacche nazionali il più possibile con idee nuove e prospettive nuove. L’Europa, per molti aspetti, sta andando alla deriva e tocca a noi salvare le tante cose che comunque funzionano e soprattutto che dovrebbero funzionare per tutte e tutti. Per questo motivo, il sito che ho fondato 10 anni fa esatti, ha sempre avuto questo spirito del “mescoliamoci” e rompiamo i ghetti. Abbiamo invitato candidati olandesi in dibattiti ad Amsterdam, in inglese, e li abbiamo fatti confrontare con gli stranieri europei residenti, promuovendo l’appartenenza ad idee e non a bandiere.

Ma questa volta vogliamo fare un’eccezione (che a guardarla bene, poi, è tutt’altro che un’eccezione) e diciamo: votate per liberare Ilaria Salis. Non invitiamo a votare i candidati italiani e non invitiamo a votare per un partito specifico, anche se incidentalmente -poi- la sua eventuale elezione finirà per avvantaggiare il partito Alleanza Verdi e Sinistra: invitiamo a votare per una causa. E la causa è l’agibilità democratica europea. Noi cittadini italiani siamo rimasti soli in questo caso, davanti all’inerzia delle istituzioni del nostro paese di origine, nel cercare di fare qualcosa. Quantomeno per ragioni di coscienza.

Anzi, noi cittadini stranieri, in Olanda e Belgio, e in qualsiasi altri paese europeo, possiamo vantare anche più empatia di chi è in Italia: ci confrontiamo quotidianamente con la condizione di stranieri e con ordinamenti diversi dai nostri, anche se all’interno di un quadro come quello UE; quindi sappiamo le difficoltà di regole diverse, culturalmente diverse, scritte in lingue che non sono le nostre. Possiamo solo immaginare cosa vuol dire confrontarsi con un sistema, come quello ungherese, intossicato dal nazionalismo e da una visione ben poco neutrale del diritto e del sistema penale.

 

Per questo, per chi avesse dubbi, elenco di seguito 5 buone ragioni per sostenere la candidatura di Ilaria Salis:

1. E’ in carcerazione preventiva da un anno e mezzo. Nessun ordinamento che possa definirsi democratico tiene nelle patrie galere cittadini in attesa di giudizio per quasi un anno e mezzo. Sarebbe discutibile per sospettati di attività terroristica, lo è di più per una sospetta in attesa di essere processata sulla base di prove che i suoi avvocati non hanno mai potuto vedere. Inoltre, stando a quanto si sa dell’impianto accusatorio, le accuse a suo carico sarebbero già state modificate (i due capi di accusa iniziali si sono rivelati inapplicabili perchè la maestra di Monza non era ancora in Ungheria quando sono stati commessi) e i due neonazisti che la donna avrebbe colpito, non hanno sporto denuncia. Nonostante queste incertezze, la pubblica accusa ha proposto un patteggiamento di 11 anni e 6 mesi in alternativa ai 20 anni previsti: otto anni di carcere per lesioni personali, otto per appartenenza a una organizzazione antifascista internazionale e il 50% in più di pena perchè i due reati sono cumulati. La Salis, insomma, rischia 24 anni complessivi.In Italia si rischiano (a partire da) 11 anni di carcere per omicidio volontario, per avere idea di quanto draconiana sia la richiesta.

2. Il governo italiano ha fatto poco per motivi politici.  Il presidente ungherese Viktor Orbán è alleato di due delle tre formazioni di destra ed estrema destra che governano l’Italia e da tempo, dopo che il suo partito ultra nazionalista Fidesz è stato espulso dal gruppo dei popolari a Bruxelles e l’Alleanza ECR (Conservatori e Riformisti) dove il partito della premier Giorgia Meloni è quello con più peso, potrebbe essere un futuro approdo. Ad oggi, l’esecutivo non ha preso alcuna posizione di rilievo ed ha evitato in ogni modo confronti con il governo ungherese. Salvini disse a Febbraio: “È assurdo che questa Salis in Italia faccia la maestra. Non può fare quel lavoro. Ripeto: vi pare normale che una maestra elementare vada in giro a menare la gente? Io sono preoccupato che bambini di 6-7 anni stiano con un individuo del genere. Io non credo che possa lavorare come maestra”.

3. Il problema non sono le accuse, il problema è l’Ungheria. Se la Salis fosse in detenzione in un paese “normale” probabilmente non sarei occupato a scrivere questo appello. Ma l’Ungheria, sappiamo, non è un paese normale sul piano delle istituzioni. Almeno non lo è nel quadro dei paesi europei. Se l’arresto fosse avvenuto in un regime di garanzia dei diritti, come viene inteso dalla Carta europea, ognuno rimarrebbe della sua opinione se sia moralmente accettabile protestare ad una riunione europea di gruppi neonazisti oppure no. Ma contro l’Ungheria sono aperte procedure di infrazione e il paese ha un sistema politico anomalo e disfunzionale nel quadro dei paesi europei: dallo scarso pluralismo, all’enorme controllo del presidente-permanente Orban, l’Ungheria manca ogni tipo di standard minimo per poter dire “ci rimettiamo alle decisioni di una corte” neutrale.

4. L’elezione della Salis a europarlamentare non è “impunità” ma tutela. Le parole del padre della maestra di Monza sono il punto centrale dell’iniziativa a sostegno della sua candidatura: no a fuga dal processo ma garanzia che possa proseguire in maniera equa, senza atti intimidatori come l’imposizione di catene e “guinzagli” in aula e senza l’uso punitivo della carcerazione preventiva. Magari dall’Italia o ai domiciliari in Ungheria ma non più costretta in carcere, nelle condizioni disumane descritte fino ad oggi.

5. La questione di Ilaria Salis non è stata politicizzata: la questione è politica. L’insegnante di Monza non è stata arrestata per aver rubato una mela dal supermercato ma per presunti atti di violenza a sfondo politico nell’ambito della “Giornata dell’Onore”, un evento che riunisce i neonazisti di mezza Europa e che sarebbe, probabilmente, vietato in quasi tutti i paesi. Quasi tutti, appunto. Per capirci: a Budapest non era in vacanza e a maggior ragione, la repressione durissima e documentata del paese contro le opposizioni interne ed esterne fanno credere che la reazione spropositata delle istituzioni magiare non sia altro che una mossa mirata a consolidare la tenuta interna, in previsione delle prossime elezioni europee.

 

 

 

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