di Martina Bertola

 

L’EYE dedica un’esposizione speciale a Robby Müller, uno dei più grandi direttori della fotografia . Fino al 4 settembre, avete ancora tempo per immergervi nel lavoro di questo maestro olandese, che ha segnato la storia del cinema.

Caratteristica di Müller è l’uso non convenzionale della luce; come direttore della fotografia, dimostra una profonda sensibilità, trasmettendo l’essenza dei film su cui lavora. Questo è un elemento fondamentale nella poetica di Müller, perché il suo scopo è sempre quello di ricercare film, e quindi registi, con profonda umanità e spessore.

Müller ha sempre lavorato come DOP a tutto tondo, in altre parole come direttore della fotografia, responsabile di luci e inquadrature, occupandosi anche della macchina da presa in prima persona, avvalendosi di squadre poco numerose, evitando cosi la complessità dei sistemi commerciali.

Il lavoro con Wim Wenders

L’esposizione mostra l’evolversi della sua carriera, partendo dal sodalizio con Wim Wenders, con cui ha realizzato 7 film, per poi passare per Jim Jarmusch e Lars von Trier. Su grandi schermi, si può assistere alla proiezione dei film a cui ha lavorato con questi grandi registi. Müller sperimenta fuori dagli schemi del sistema, sfruttando al massimo le condizioni di luce pre-esistenti, trasformandole in un linguaggio che diventa parte importante della poetica del film.

Pellicole come Le onde del Destino e Dancer in the Dark, sono la massima espressione di questo modo di lavorare. Von Trier desiderava restituire questo senso di profonda realtà, per questo motivo doveva essere possibile girare intorno agli attori a 360 gradi con la macchina da presa. Essenziale, quindi, è stata l’abilità di Müller, che sfruttò al massimo le condizioni di luce naturale. In Dancer in the Dark, addirittura, arriva a preferire delle economiche telecamerine, per riuscire a coprire intere scene di danza in un colpo solo, per rispettare il più possibile l’essenza della scena.

L’amicizia con Steve McQueen

Parte dell’esposizione è dedicata, poi, al rapporto professionale tra Müller e Steve McQueen con il quale realizzò nel 2002 Carib’s Leap, bellissimo documento sulla vita di tutti i giorni a Grenada, nei Caraibi, dove erano nati i genitori di McQueen.

L’esposizione dell’EYE racconta con precisione e semplicità, la poetica e il lavoro di uno dei più grandi maestri della luce. È possibile soffermarsi a guardare spezzoni di film, oppure ascoltare la testimonianza dei registi che hanno lavorato con lui, sullo sfondo; su alcuni televisori, scorrono ininterrottamente immagini di video che Müller ha girato come una sorta di diario filmato.

Una mostra ben realizzata e curata, che celebra uno degli artisti più importanti nel suo campo, pioniere della macchina da presa.