Il quotidiano Volkskrant, in un pezzo a firma di Maartje Bakker en Jarl van der Ploeg analizza la situazione politica tra Nord e Sud Europa, conseguenza della crisi del corona. “Da quando i Paesi Bassi si sono messi a capo dei “quattro tirchi”, i 4 paesi Frugali, la reputazione degli olandesi non è migliorata nell’Europa meridionale”, per i giornalisti del Volkskrant, tale crisi politica sarebbe stata alimentata dallo stile ‘schietto’ dei discorsi dei politici del nord.

Ma c’è altro: “i Paesi Bassi sembrano sentirsi moralmente superiori ai paesi del sud. Basti pensare: quando la Spagna e l’Italia lavoravano giorno e notte per seppellire i loro morti e chiedevano soldi extra a Bruxelles, il ministro Hoekstra chiese che l’UE aprisse un’indagine su come fosse possibile che i Paesi Bassi avessero risparmi e altri paesi no. Secondo il primo ministro portoghese António Costa, si trattava di osservazioni “disgustose” e “meschine”, e il ministro francese Bruno Le Maire ha parlato di “imbarazzo per i ministri, per l’Eurogruppo, per l’Europa”.

Le uscite dei politici del Nord che fanno arrabbiare il Sud sono ricorrenti e il messaggio di fondo è sempre lo stesso: c’è una profonda divisione in Europa con i “Paesi poveri da un lato, perché pigri e esili a sud che ogni tanto richiedono soldi extra, e d’altra parte, il nord ricco, perché economico e laborioso, che paga ogni volta il conto”, scrive il Volkskrant.

La grande domanda è: quell’immagine è corretta? Il quotidiano di Amsterdam analizza i 6 stereotipi più popolari a Nord, riguardo al Sud. Il primo riguarda l’economia: i Paesi del sud sono “poveri”. In senso assoluto, le economie del nord sono più forti di quelle del sud, dice il quotidiano di Amsterdam, tuttavia, a livello locale le differenze possono essere enormi: ” la provincia dell’Alto Adige, con un reddito medio annuo di 42.300 euro, è più ricca di otto delle dodici province olandesi”. Anche la Spagna ha enormi differenze regionali.

Al sud sono “fannulloni”, come dice l’Elsevier? “E’ vero che gli olandesi lavorano in media più anni rispetto, ad esempio, agli italiani (41 contro 32 anni). È anche vero che l’occupazione è più alta nei Paesi Bassi e gli olandesi hanno una maggiore produttività del lavoro. Quindi potresti dire che gli olandesi lavorano di più, meglio e più a lungo degli italiani (che impiegano anche due ore al giorno per pranzare!). Ma in realtà non è proprio così”, prosegue il Volkskrant ” le pause pranzo italiane sono lunghe ma spesso vengono compensate alla fine della giornata – una giornata lavorativa italiana non finisce mai alle cinque e mezza. Qualcosa di simile si applica all’intera settimana lavorativa: gli italiani (ma anche i greci e gli spagnoli) trascorrono in media più tempo nel loro ufficio rispetto agli olandesi, dove le settimane lavorative sono relativamente brevi, di 28 ore. Ciò è dovuto principalmente al fatto che molti olandesi (in particolare le donne) lavorano part-time”. Inoltre, dice il Volkskrant, se tutto ciò non bastasse, guardate agli 816 mila italiani emigrati negli ultimi dieci anni, perché non riuscivano a trovare lavoro: sono numeri da Paese di gente pigra?

Senza contare il 15% che lavora in nero, quindi non compare nelle statistiche ma lavora tanto e senza alcuna garanzia.  “Ciò significa che ci sono 3,3 milioni di italiani che sono “pigri”  su carta, ma che, in pratica, lavorano per molte ore come un avvocato del quartiere Zuidas, anche molto tempo dopo aver superato l’età pensionabile”, prosegue il Volkskrant.

I meridionali d’Europa non sanno gestire il loro denaro?  “Non posso spendere tutti i miei soldi in alcol e donne e poi chiedere aiuto”, diceva l’ex ministro delle finanze olandese Jeroen Dijsselbloem. Anche se ha ammesso in seguito che la sua osservazione era stata formulata in modo errato, il messaggio è rimasto: perchè gli olandesi dovrebbero pagare per gente che vive al di sopra delle proprie possibilità?

Sul piano del debito pubblico, dice il Volkskrant, il dato è a favore dell’Olanda: l’Italia ha un debito pubblico enorme, aumentato dall’entrata dell’euro. Quindi i luoghi comuni hanno azzeccato almeno questa? No. “Aumentare il debito pubblico non significa necessariamente spendere troppi soldi. Può anche significare che l’economia non sta crescendo abbastanza magari perchè lo Stato spende troppo poco.” Il problema è il contrario: dato che il PIL italiano cresce poco, il debito non cala. 

Senza contare che “il ministro delle finanze non è l’unico a spendere soldi”, prosegue l’analisi del Volkskrant. Analizzando il debito privato, oltre a quello pubblico, e sommandoli la situazione di Italia e Olanda appare simile: nel primo l’enorme debito pubblico è compensato da un basso indebitamento individuale. In Olanda è il contrario. Risultato? “Tutti spendiamo in alcol e donne. Solo che in Olanda lo facciamo a spese delle banche mentre in Italia lo fanno a spese dello Stato“.

Il nord è il bancomat del sud. Questa retorica è stata al centro dell’ultima campagna elettorale, quando Mark Rutte si “scusò” per i soldi andati alla Grecia. I maggiori contribuenti netti al bilancio UE sono nel nord Europa ma in termini assoluti, l’Italia è il quarto più grande contribuente UE mentre Spagna, Portogallo e Grecia sono classificate come riceventi netti ma nulla a confronto con la valanga di denaro versata alla Polonia.

Ma la questione, anche in questo caso, dice il Volkskrant, è chi ne benefici davvero. E probabilmente, per le infrastrutture, non sono solo i locals ma anche le economie di altri Stati UE. Capitolo MES: l’Italia ha pagato molto di più per il fondo di emergenza di quanto non abbiano fatto i Paesi Bassi e il Paese non ha ancora chiesto l’attivazione del meccanismo.

Senza contare il mercato interno: i Paesi Bassi traggono molti più benefici dal mercato unico, rispetto ai Paesi del Sud. E a dirlo, prosegue Volkskrant, è il direttore generale della Commissione europea per il bilancio dell’UE, “che a quanto pare proviene dai Paesi Bassi e si chiama Gert-Jan Koopman. In un briefing tecnico lo scorso autunno, ha calcolato che il mercato interno produce in media ad un olandese 4.891 euro l’anno, ad uno spagnolo 1.382 e ad un italiano 1.350. Una differenza significativa. I benefici per paesi come Paesi Bassi e Austria sono sproporzionatamente grandi”, ha affermato Koopman secondo il rapporto della riunione.

Inoltre, secondo il Volkskrant, l’introduzione dell’euro è stato un vantaggio per i redditi del nord mentre non lo è stato altrettanto a Sud. “In effetti, durante la recessione tra il 2008 e il 2014, tutti i paesi del sud sarebbero stati meglio senza l’euro. Perché? Senza l’euro, il tasso di cambio della lira o della peseta sarebbe diminuito, il che avrebbe permesso alle esportazioni di riprendersi e la crisi economica sarebbe stata meno profonda”, scrive ancora il Volkskrant.

Il Sud, durante l’emergenza Covid, vuole soldi dal Nord che ha risparmiato per tempi difficili come questo. Che il Nord abbia un disavanzo di bilancio e il Sud no, è un dato di fatto. Anche la Comissione UE ha sottolineato che i Paesi del Sud dovevano essere più rigorosi. Ma, e anche in questo caso c’è un ma: negli anni della crisi del credito, al Sud è stato chiesto molto più che al Nord. Basti guardare la durezza delle condizioni imposte a Portogallo e Grecia

A sud sono tutti evasori: “È forse il cliché più ricorrente a Nord: a sud della “linea degli spaghetti” sono tutti mafiosi corrotti che non hanno mai emesso una ricevuta, figuriamoci mai aperto una busta blu (busta del belastingdienst, l’ufficio delle tasse olandesi)”. Che a Sud ci sia un’enorme evasione è un dato di fatto, come lo è che a Nord non sia così marcata. Ed è altrettanto un dato di fatto che i soldi vengano spesi non sempre al meglio: basti guardare le opere  pubbliche incompiute e gli stipendi stellari dei parlamentari italiani. Ma, anche quì c’è un ma: se in Italia c’è poca etica per le tasse, in Olanda, con le pratiche scorrette messe in atto dalle multinazionali con il sostegno del governo, non si può dire che l’etica assoluta sia un principio inviolabile, scrive il Volkskrant riportando l’argomento più popolare in Italia sulla questione del paradiso fiscale.

“ENI, Enel, Exor, Pirelli, Tiscali, Fiat, Piaggio, Aprilia, Barilla, Luxottica, Segafredo, Illy, Ferrero e Campari si trasferirono tutte ad Amsterdam: Prins Bernhardplein [ Zuidas] 200 è estremamente popolare tra le aziende italiane”, scrive ancora il quotidiano di Amsterdam.

E’ vero che i miliardi elusi dalle multinazionali, grazie al sistema Olanda, sono nulla rispetto all’evasione fiscale ma il Volkskrant conclude il suo pezzo citando Pasolini: “Il moralista dice di no agli altri, l’uomo morale solo a se stesso”.