La storia si ripete: come nel ’38 nessuno voleva rifugiati ebrei in fuga dalle persecuzioni dei nazisti, oggi nessuno vuole i rifugiati che bussano alle porte dell’Europa. In una lettera d’opinione pubblicata sul settimanale progressista De Groene Amsterdammer, la giornalista Ingeborg Beugel e la scrittrice Linda Polman, commentano la decisione di We Gaan Ze Halen, una ong nata per andare a “prendere” i richiedenti asilo intrappolati in Grecia, perchè gli Stati non rispettano le quote di ripartizione da loro stessi decise. La ong ha deciso di interrompere le sue attività perchè, spiega nel pezzo, la politica europea sui richiedenti asilo non fa passi avanti.

“Si temeva l’effetto persuasivo di ammettere quei rifugiati ebrei dalla Germania e dall’Austria. L’ultimo giorno qualcuno ha suggerito che “milioni” di ebrei sarebbero venuti dall’Europa dell’Est”, scrive la scrittrice Linda Polman, parlando della Conferenza di Evian del ’38 sulla questione ebraica. E questa analogia con l’Olanda è ancora più triste, se si considera che dai Paesi Bassi sono stati deportati più ebrei che in qualunque altro paese d’Europa.

Nel pezzo viene puntato il dito contro l’ipocrisia che ha caratterizzato la storia del Dopoguerra: non aver fatto nulla per gli ebrei ma celebrarli come caduti oggi. “In effetti, proprio come allora, l’Europa ora partecipa attivamente all’infernale Verelendung, disumanizzazione di vasta portata, nel mantenere condizioni orribili nei campi per milioni di rifugiati. Ciò che l’UE e le Nazioni Unite stanno attualmente facendo alla frontiera turca con tre milioni di rifugiati siriani”, si legge.

“Anche il girone dantesco nelle isole greche non è un “disastro umanitario”No, è “politica consapevole dell’UE”. E proprio come facevano prima l’Europa e le Nazioni Unite, l’UE sta ora facendo pagare il conto ai paesi più poveri mentre l’Unione sta uccidendo migliaia di innocenti nel Mediterraneo e Bruxelles se ne lava le mani”.

Ingeborg Beugel aggiunge: “Mentre parliamo, l’Europa rimette in mare barche piene di donne, bambini, ragazzi e uomini che urlano, in modo che affoghino. Immediatamente dopo la Kristallnacht, L’Aia ha inviato personale doganale al confine per respingere migliaia di ebrei terrorizzati in Germania.

Citando Linda Polman e il suo studio sulla persecuzione degli ebrei, mentre l’Europa stava a guardare, la giornalista scrive: “Già nel 2016, molti colleghi e io avevamo anche previsto che ci saremmo aspettati situazioni simili a Mad Max a Lesbo e in tutta la Grecia, e anche a lungo termine in tutta l’UE se avessimo continuato così.
Nessuno ha fatto niente.” Secondo la Beugel mentre si consuma un disastro umanitario di proprzioni incalcolabili, Bruxelles semplicemente sta a guardare; la responsabilità ricade su un paese come la Grecia, già pesantemente colpito dalle misure di austerità. E mentre Linda Polman cita Primo Levi e la costruzione di lager, a partire dalla deumanizzazione del diverso, la beugel dice “La politica europea sui rifugiati accetta implicitamente ed esplicitamente la morte come un efficace strumento anti-migrazione” – questa è e rimane l’essenza del suo libro.

“Questa dichiarazione è stata formulata dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite nel 2018 ed è storicamente elaborata cronologicamente nel libro di Polman facendo risalire le origini al 1938, alla Conferenza di Evian (dove la politica europea sui rifugiati ha preso forma per la prima volta) e termina nell’Europa di oggi. Mostrare ottanta anni di politica europea sui rifugiati oggi è, per quanto imbarazzante, una vera rivelazione.”

L’estate scorsa, il partito VVD, il movimento di maggioranza relativa nel governo olandese, ha voluto provare a rendere illegale il salvataggio in mare, nella speranza di mettere fuori gioco Sea Watch e le ong del Mediterraneo. Il loro ragionamento, dice ancora nella lettera è che le operazioni di salvataggio nel Mediterraneo sarebbero un’estensione di ciò che fanno i trafficanti, e qualcosa che incoraggerebbe le persone a salire su barche traballanti per fare la traversata mortale verso l’Europa. 

La discussione sui rifugiati, come prova quella in Olanda e la stessa in Grecia, con oggi al comando un partito di destra fortemente anti-migranti, paga lo scotto della forte ideologizzazione che la caratterizza. Negli esempi vissuti direttamente da Ingeborg Beugel c’è tutta la follia di domande d’asilo respinte a persone in fuga da paesi in grave difficoltà e l’incertezza di un quadro normativo internazionale precario: “L’attuazione dei principi assurdi degli Stati membri delle Nazioni Unite è stata rifatta dall’UE nel 1993. Perché nel 1997, nella Convenzione UE sui rifugiati di Dublino, è stata nuovamente istituita la stessa politica, che accetta la morte (e quindi la utilizza indirettamente) come strumento anti-migrazione. In conformità con la Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati del 1951, Dublino stabilisce che solo quegli Stati membri dell’UE in cui arrivano i rifugiati sono responsabili”.

“Ma vediamo come i politici dell’UE, anche nei Paesi Bassi, si stiano spostando sempre più verso ciò che abbiamo visto e ascoltato nei film nazisti dopo la guerra. E leggiamo ogni giorno come i rifugiati e immigrati siano ora incolpati di tutto. Anche a causa della carenza di alloggi, causata dai nostri stessi politici. In effetti, dobbiamo ancora dire che la distribuzione una volta prevista (“ricollocazione”) del settembre 2015, di quei centosessantamila, dovrebbe ancora avvenire? Ora sappiamo che questa è una lotta impossibile.” conclude la lettera.

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