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CINEMA

Let’s get lost. La tromba di Chet Baker e il suo legame con Amsterdam



Source Pic @Michiel Hendryckx, License: CC

Tenebroso come James Dean, fascinoso come Elvis Presley, geniale come Miles Davis. Chesney ‘Chet’ Baker (1929 – 1988) è una star indiscussa del panorama musicale degli anni ’50. Suona la tromba e canta. Una voce morbida e delicata. Baker registra decine di album, suona con tutti i grandi del jazz mondiale e gira l’Europa. Nel 1955 è al Concertgebouw di Amsterdam. Il legame con la città lo accompagnerà per tutta la vita.

Come molti grandi, Chet nasconde anche un lato oscuro: è dipendente da eroina come tutti i membri della sua band. Due mesi dopo il concerto del ’55, il pianista Dick Twardzik muore di overdose.

Negli anni ’60, la dipendenza gli fa perdere tutto. Va in prigione diverse volte e durante una rissa perde tutti i denti. Gli ci vogliono anni per imparare a suonare la tromba con la dentiera. Chet si trasferisce da sua madre e lavora in una stazione di servizio. Negli anni ’70 inizia a scrivere di nuovo, registra e riprende a esibirsi. Si sposa, ha dei figli, divorzia. Ma l’eroina è sempre al suo fianco.

Negli anni ’80 il jazzista torna sempre più spesso ad Amsterdam. Non solo perché è affezionato alla capitale, ma anche per la qualità e la disponibilità di eroina. Occupa gratuitamente una stanza sopra il caffè Maloe Melo sulla Lijnbaansgracht in cambio di concerti settimanali.

Tra il 1983 e il 1985 soggiorna regolarmente al Da Costakade e suona al Bimhuis, che allora era ancora a Oudeschans.

Le cose non sembrano girare male ma un triste epilogo lo attende. A mezzogiorno del 12 maggio 1988 Baker fa il check-in all’Amsterdam Prins Hendrik Hotel. La sera deve esibirsi nel programma radiofonico Sesjun a Laren. Non si presenterà mai. La luna piena è alta in cielo, nella caldissima notte di venerdì la polizia ritrova il corpo di un uomo riverso a Zeedijk. Nessuno riconosce l’artista.

Soltanto il giorno dopo, la morte di Chet Baker è sulla bocca di tutti ma la dinamica dell’incidente non è mia stata chiarita. Chet è caduto da una finestra dell’albergo che non poteva aprirsi completamente.

Oggi sulla finestra c’è una foto di Chet. Sulla facciata dell’Hotel Prins Hendrik è affissa la seguente targa: “Trombettista e cantante Chet Baker è morto qui il 13 maggio 1988. Continuerà a vivere nella sua musica per chiunque voglia ascoltarla e sentirla. Chet Baker, 58 anni.

Durante le riprese di Let’s get lost, la pellicola del 1988 girata dal fotografo Bruce Weber stasera proiettata al Mixtree, Chet Baker compare spesso sul sedile posteriore di una decappottabile che sfreccia per le strade notturne di Los Angeles in compagnia di due donne.

Il vento accarezza i capelli, nulla sembra scalfire la bellezza del volto malconcio di Baker. La morte è ancora lontana. “It was a dream”, ricorderà il trombettista in un’intervista poco tempo dopo.

Girato con una splendida fotografia in bianco e nero, assomiglia meno a una tavolozza di grigi che a una radiografia che penetra il misticismo di Baker e in qualche modo lo conserva. 

Un omaggio più che un documentario, Let’s get lost è merce rara. Non più prigioniera del fascino del musicista maledetto, è invecchiata proprio bene.






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