The Netherlands, an outsider's view.

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REPORT

L’embargo UE alla Crimea (a volte) non esiste: viaggio nella geografia creativa di Booking.com



 

di Greta Melli e Yannis Pleios

 

Quanti quest’estate hanno prenotato per le vacanze una camera d’albergo, una stanza o un appartamento tramite un portale? Probabilmente tanti. Ma a dispetto della disponibilità di alloggi anche negli angoli più remoti della terra, a volte ragioni superiori quali guerre o dispute territoriali mai risolte limitano l’accesso a determinate aree. O quantomeno, limitano la possibilità per un’operatore economico di muoversi come vorrebbe.

Ci siamo occupati in passato di Booking.com e dei suoi “problemi con la geopolitica”: il colosso qualche anno fa ha reso disponibili pernottamenti in diversi hotel della Crimea, di Sevastopol e della Palestina nonostante regolamenti UE e in alcuni casi, persino risoluzioni dell’ONU abbiano fatto prevalere le ragioni di diritto di una o dell’altra parte, imponendo a chi fa affari in quelle aree di rispettare le decisioni di autorità politiche sovranazionali.

 

Esattamente quattro anni fa, ci siamo occupati della vicenda concludendo che Booking,com, nel caso della Crimea e nonostante un divieto dell’UE di fare affari con l’autorità russa che ha sostituito quella ucraina -dopo un controverso referendum- camere e appartamenti nella penisola del Mar Nero risultavano ancora prenotabili.

In Crimea è ancora embargo (ma Booking.com non lo sa)

Da allora sono trascorsi quattro anni, ma qualcosa è cambiato? Ad oggi, l’embargo è ancora in vigore : EU operators will no more be permitted to offer tourism services in Crimea or Sevastopol. Chiaro, no?

Così sembrerebbe ma non per Booking.com che tramite il suo ufficio stampa, nel 2015, ci disse di essere a conoscenza del divieto e di non aver nulla a che fare con nessuna delle compagnie sul territorio: L’UE ha emesso una lista di persone con le quali non si può fare business sia direttamente che tramite azienda collegate a loro, non lavoriamo con nessuno dei nomi della lista né con azienda collegate quindi siamo trasparenti e in linea con le regole.

Già l’anno scorso, il portale tedesco DW Deutsche Welle ha svolto un’inchiesta a riguardo; gli alloggi in Crimea infatti risultavano allora ancora disponibili, e questo ben tre anni dopo l’embargo dell’UE. Secondo il sito, invece, le prenotazioni in Crimea possono essere effettuate sì, ma solo da chi viaggia per lavoro; un po’ poco per garantire trasparenza. 

In realtà poi, questa restrizione è attiva solo da un anno; e commenti e recensioni di strutture che assomigliavano proprio a quelle di turisti sono magicamente spariti.

Sevastopol

E qui il mistero si infittisce: non basta infatti un sistema quantomeno ambiguo, no, ora le strutture scompaiono nel nulla. Già, avete capito bene: il 25 giugno 2019, come mostrano gli screenshot, si poteva prenotare senza problemi, e improvvisamente il giorno dopo si erano dissolti, come se non fossero mai esistiti. Ma colpo di scena nel colpo di scena, rieccoli apparire, per 24h, giusto in tempo per scomparire il giorno successivo.

Crimea, 0 properties found

A causa dell’embargo, le aziende europee non possono fare affari con l’ex territorio dell’Ucraina, passato sotto la Russia quattro anni fa. Il 20 giugno 2019, questa misura è stata estesa ulteriormente fino a gennaio 2020, a fronte dell’annessione che l’Europa considera illegale di Crimea e Sevastopol da parte di Mosca.

Usually sold out – you’re in luck!

 

 

Nonostante il blocco, sul sito olandese la scelta di ben 3535 proprietà tra Yalta e Sevastopol rimane possibile. 

 

Palestina o Israele?

Anzi, molti degli hotel sul Mar Nero sono fully booked per tutta l’estate. Molto bene per gli affari ma Booking.com rimane una società (anche) di diritto olandese, quindi soggetta come le altre alle decisioni dell’UE. cambia area di conflitto, la storia si ripete: in Israele e in Palestina rimane illegale rendere disponibili alloggi negli insediamenti israeliani. Non solo secondo l’Europa ma anche secondo le Nazioni Unite. Dopo una lunga battaglia, Airbnb ha gettato la spugna e ha deciso di rimuovere le proprietà disponibili nelle colonie israeliane in Cisgiordania. E Booking.com? Ad Amsterdam continuano ad essere bravi con gli affari ma un po’ meno con la geopolitica.

 

Naomi’s, Si-Har Chatelet, Between Water and Sky, Hunter’s Lodge sono tecnicamente in aree sottoposte alla giurisdizione dello stato palestinese, ma di fatto, per Booking.com, si trovano in Israele. 

E a Cipro riscriviamo la storia

Dalla sponda, all’isola più a destra del Mediterraneo e da conflitto infinito (Israele e Palestina) a conflitto infinito (Grecia e Turchia per Cipro) il risultato è ancora lo stesso: per Booking.com la storia, semplicemente, non esiste.

La terza isola del Mediterraneo è teatro di uno dei più complessi rebus politici del dopoguerra. Breve riassunto per i non addetti ai lavori: dal 1974, in seguito all’invasione turca, Cipro è divisa in due entità statali. Il governo del Sud, a maggioranza greca, è nell’UE, ed è quello riconosciuto. Il governo del Nord è riconosciuto solo dalla Turchia ed è considerato dall’ONU un’occupazione militare di Ankara. A complicare una faccenda già molto complicata si è messa l’autorità della sedicente repubblica turco-cipriota, che confiscò ai tempi dell’invasione gli hotel di proprietà dei greco-ciprioti, ora gestiti da turco-ciprioti o da turchi. Al Sud non l’hanno presa affatto bene, e le regole internazionali sembrano dar loro ragione. Eppure, pensate un po’, anche in questo caso Booking.com non se n’è accorta. 

Northen Cyprus: 111 proprietà disponibili

Tecnicamente, un divieto di soggiornare nell’area che i greco-ciprioti considerano illegittima, sarebbe ancora in vigore. Non risultano casi di turisti incriminati per aver disubbidito nella zona turca a regole imposte dalla zona greca, eppure il divieto a non entrare nella zona occupata è ancora valido.

 

Conterà poco, ma rimane comunque una decisione dell’unica autorità ufficialmente riconosciuta. E per trovare gli hotel non c’è bisogno di raffinate tecniche da detective: basta usare il motore di ricerca.

 Booking.com bocciato in geografia

La vostra sete da Dark tourists non è soddisfatta con le destinazioni più note? Tranquilli, la mappa degli stati non riconosciuti che Booking offre dal proprio sito si allarga, praticamente, a tutte le aree rimaste contese dopo il collasso dell’ex URSS.

Ma Donetsk è in Ucraina…
oppure in Russia?

Volete pernottare nella Repubblica non riconosciuta del Donetsk? Nessun problema, trovate strutture su Booking (e addirittura, Booking si esercita in “conflict resolution”: stando al portale, infatti, Donetsk è “Russia”, nonostante la guerra che va avanti dal 2014 tra Mosca e Kiev. Se lo sapessero, gli ucraini non sarebbero, probabilmente, contenti) nel Donetsk e anche nel Luhansk, altra repubblica secessionista, non riconosciuta da nessuno se non da altre repubbliche non riconosciute.

Nel Luhansk la faccenda si fa persino più curiosa: mentre Booking ha già annesso il Donetsk alla Russia, la Repubblica Popolare di Lugansk rimane invece in Ucraina. Il perchè di questa differenza, tuttavia, rimane un mistero.

Secondo Booking.com, la struttura è in Armenia, ma guardando la mappa…
Si trova a Xankendi, che è ben altra cosa: siamo infatti nella Repubblica dell’Artsakh, già repubblica del Nagorno Karabakh

E per gli appassionati di turismo nei luoghi di conflitto, c’è solo l’imbrarazzo della scelta: Nagorno Karabakh, Ossetia del Sud e persino Transistria, su Booking trovate tutto. In questo caso, vengono menzionati negli indirizzi paesi che rivendicano la sovranità su queste micro repubbliche secessioniste. Così se Booking mette la guesthouse “Patara” in Armenia, da Googlemaps si scopre che la proprietà è nel territorio non riconosciuto del Nagorno Karabakh, zona di lingua armena rivendicata dall‘Azerbaijan.

 

 

E attenzione: non è un dettaglio. Se non ci credete, come con il Donetsk agli ucraini, provate a dire ad un azero che Nagorno Karabakh è in Armenia. No, non la prenderebbe bene.

 Ma Booking, di tutto questo, cosa pensa? Abbiamo tentato ripetutamente di contattare l’ufficio stampa ma dopo averci chiesto “perché” stavamo realizzando questo reportage, hanno preferito non dare seguito allo scambio. 






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