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MUSIC

L’elettronica underground dalla Palestina ad Amsterdam: un’intervista con +970



Lunedì 25 novembre tra le 16:00 e le 17:00 le sonorità elettro-underground palestinesi andranno in onda su Red Light Radio.

+970 è un progetto di Ramallah che trasforma i suoni in ritmi industrial cercando di restituire il caos del mondo in cui vive. Unendo techno, ambient e musica sperimentale, crea una dimensione oscura.

I suoi suoni oscuri sono confluiti nel suo primo album, 3atmeh-عتمة, uscito da poco.

Con un seguito di pubblico crescente, un nuovo Ep prodotto dall’italiana INSANE INDUSTRY e la creazione di un’etichetta che promuove la musica dark e che porta il suo stesso nome, abbiamo incontrato +970 per conoscere meglio il suo progetto e fargli qualche domanda sulla scena underground palestinese.

Come ti sei avvicinato all’elettronica?

Sono cresciuto ascoltando metal e rock. I Metallica e i System of a Down mi hanno offerto la possibilità di avvicinarmi alla musica dark e industrial. Sono sempre stato curioso di esplorare nuovi generi e ho trovato parecchia ispirazione nella musica elettronica.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento al momento?

Muslimgauze, il progetto musicale di Bryn Jones è stato per me l’ispirazione principale. Bryn era un musicista britannico che suonava musica sperimentale ed ethnic elettronica influenzata dai conflitti e dalla storia del mondo musulmano. Nel suo lavoro ha spesso fatto riferimento al conflitto palestinese. Un altro riferimento è il chitarrista rock e noise artist Kangding Ray.

Crescendo in Palestina, come ti procuravi la musica che ascoltavi?

Storicamente la Palestina è sempre stata un terra creativa e fonte d’ispirazione nell’industria musicale, soprattutto in relazione alle questioni socio-politiche. La musica è stata usata come strumento di potere collettivo contro le ingiustizie e le disuguaglianze, ma anche per promuovere temi sociali e culturali. Oltre ai suoni tradizionali, all’inizio sono stato influenzato anche da giovani musicisti e artisti locali che esplorano la propria identità attraverso il rap e i beat. Per un periodo mi sono avvicinato anche alla world musica, proprio attraverso i miei vari viaggi. Il Brasile ha avuto una grande influenza su di me in termini di crescita come artista e come produttore. Sono lentamente entrato nella musica elettronica come forma di espressione, ma anche come modo di relazionarmi con l’ambiente circostante. É stato molto attraente per me perché la vedevo come una forma di arte pura.

palestines electronic underground-featured

Che mi racconti della scena elettronica in Palestina? Che tipo di eventi si organizzano? Siete in tanti a suonare questo genere? Qualche nome di artista che dovremmo conoscere?

La scena musicale elettronica underground sta prendendo piede abbastanza rapidamente, soprattutto negli ultimi anni ma gli artisti ci lavorano da circa 10/15 anni

In molti casi, è iniziato con pochi appassionati di musica elettronica in feste a casa, rave privati, persone che semplicemente sperimentavano cercando un proprio sound. Ora l’interesse è cresciuto nelle diverse città della Palestina anche grazie all’influenza di artisti internazionali.

Collaboriamo e lavoriamo costantemente insieme con un’unica visione: creare arte, creare musica. Negli ultimi anni, molti collettivi musicali hanno preso vita, riunendo talenti e sonorità differenti.

Qualche nome? Inizio col mio collettivo perchè sono parte della famiglia

UNION (Ramallah, Palestina) è un collettivo musicale che offre agli artisti lo spazio per interagire, imparare e cooperare. L’obiettivo del collettivo è quello di creare forme di collaborazione, oltre ad offrire a chi ne fa parte lo spazio per sviluppare progetti propri, dagli eventi ai workshop. Il nostro scopo è quello di espandere la scena musicale underground e fornire ai nostri artisti maggiori opportunità di sviluppo.

NRD (Betlemme, Palestina): Fondatore di Radio Nard, la prima radio di elettronica in Medio Oriente, è un collettivo di Betlemme. Dal 2014, NRD ha sviluppato il suo stile musicale emergendo come radio underground.

stormtrap / عاصفة (Ramallah, Palestina): Un beatmaker e rapper di Ramallah, trasferitosi ora a Vienna. È anche co-fondatore di Ramallah Underground e di 1/3 del collettivo AIWA.

SAWT صوت (Haifa, Palestina): Produttore palestinese di musica elettronica di stanza a Bruxelles. Il suo modo principale di produrre musica si basa su tecniche di sound design, con cui trasforma le registrazioni dal vivo in texture, ritmi e melodie.

FANA فَِنا ء: Un collettivo che mira allo smantellamento dell’autorità epistemologica di ciò che assumiamo come verità ontologica.

In realtà, potrei farti molti altri nomi, la Palestina è piena di arte

Qual è stata la tua evoluzione come artista? Quali sono stati i tuoi primi interessi e come si sono evoluti fino ad ora?

Crescendo, ho ascoltato tutti i tipi di musica incluso il jazz, il metal e l’hard rock. Sono sempre stato influenzato dai suoni che mi circondano e mi è sempre piaciuto trasformare questi suoni in musica. I suoni della Palestina sono ruvidi e duri; si sentono sirene, colpi di arma da fuoco, bombardamenti, elicotteri, ma si sentono anche crollare le grandi architetture tradizionali che vengono giù ed sono sostituite da edifici industriali, che cancellano l’identità della città. Cerco di trasmettere tutto questo nella mia musica, quindi non c’è da meravigliarsi che ci sia molto ambient, noise e dark nelle mie sonorità

Il tuo nuovo album ‘3atmeh’ è uscito di recente. Viene descritto come influenzato dal “mondo disordinato da cui provieni”? Puoi spiegare come questa idea emerge nella tua musica?

Quando ho iniziato a lavorare a 3atmeh, pensavo al suono di un’astronave che decolla in mezzo a una cerimonia horror. Volevo trasmettere elementi di caos e calma, portare il suono grezzo in un’atmosfera industrial. Volevo esplorare tutta la confusione e il disordine che mi circondava, ma volevo anche riportare l’ascoltatore a se stesso, per usare tutta l’alienazione che ci circondava per creare un senso di calma.

Cosa significa il titolo dell’album? Perché “oscurità” è il titolo appropriato per l’album?

É la diretta descrizione di questi suoni ambientali e ruvidi, che ti costringono a guardare nel buio dentro di te e intorno a te. Una riconnessione con il sé che cerchiamo sempre di ignorare e nascondere.

In che modo l’occupazione della Palestina ti ha colpito come artista e musicista?

Ci sono così tanti modi in cui l’occupazione colpisce gli artisti in Palestina. Direi che una delle questioni più importanti è la restrizione del movimento. C’è un enorme divario nella scena musicale a livello locale, all’interno della Cisgiordania, dove diventa difficile attraversare i checkpoint per suonare in altre città, ma anche tra la Cisgiordania e la Palestina, dove abbiamo a malapena accesso per andare a giocare con i nostri coetanei di Haifa. Significa anche restrizioni ai movimenti internazionali che possono influenzare il tuo ritmo di crescita come artista quando sei isolato dalla scena internazionale e da tutte le sue infusioni e influenze. Questo ti rende però più difficile lavorare sodo per rendere tutto possibile.

Sarai ad Amsterdam alla Red Light Radio il 25 novembre. Cosa devono aspettarsi gli ascoltatori dal tuo set? Cosa speri di riuscire a comunicare?

Suono con l’intenzione di fare in modo che gli ascoltatori si riconnettono con se stessi, scoprono l’oscurità interiore, liberandola e ballandoci. Non voglio dire nulla agli ascoltatori, voglio che trasformino il suono e che il suono trasformi loro.

Vuoi aggiungere qualcos’altro?

Sono davvero entusiasta di condividere l’ultimo EP (RED LIGHT – الضوء الاحمر) pubblicato dall’etichetta INSANE INDUSTRY.

L’album uscirà presto anche su altre piattaforme. Sto anche lavorando alla costruzione della mia etichetta “3atmeh” per riunire artisti palestinesi esattamente per su queste sonorità. A breve ci saranno novità importanti.






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