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ART

Leiden, tempo di restauro per il sarcofago romano di Simpelveld

CoverPic@ Author: Kleon3 | Source: Wikimedia | License: CC BY-SA 4.0

Il sarcofago di Simpelveld è stato smontato per un importante restauro. È la prima volta che si procede ad un intervento del genere sul capolavoro del Museo Nazionale delle Antichità di Leida.

“È un lavoro molto complicato. Qualcosa che non capita tutti i giorni”, ricorda il conservatore Renske Dooijes a NOS. “Di solito mi occupo solo di piccoli oggetti di pietra. La tomba è scolpita con l’arenaria, si può sbriciolare facilmente. Ma ho fiducia nelle aziende specializzate con cui lavoriamo, conoscono i rischi di spostare un pezzo così pesante. Cerchiamo di tenere tutto sotto controllo”.

Un pezzo di vita romana scolpito nella pietra

Il sarcofago di 1700 anni, lungo 2,5 metri, pesa circa 800 chili. È stato trovato per caso nel 1930 metre un operaio stava effettuando dei lavori di scavo sulla Stampstraat nel centro del villaggio. Anche se diviso in più parti, una parte dell’interno elegantemente scolpita e raffigurante un salotto romano con una donna distesa su un triclinio si è conservata in maniera sorprendente.

“È un oggetto unico”, dice Dooijes. “Attraverso quell’interno, impariamo a conoscere meglio l’aspetto di una casa romana”. I mobili sono raffigurati con un dettaglio straordinario, si vede pesino il buco della serratura di un armadio“.

Nel sarcofago sono stati trovati i resti di una ricca donna – una romana o gallo-romana – e oggetti di corredo come un flacone di profumo, gioielli d’oro e uno specchio d’argento. Alcuni anni dopo, nei pressi del sito, sono stati poi scoperti i resti di una villa romana.

Un intervento delicato

Per il restauro Dooijes, dopo aver rimosso i vecchi interventi, sta pensando di adottare un metodo a secco: gomme e gel che rilasciano una leggerissima umidità e la assorbono immediatamente, evitando così che l’acqua contenuta nella malta possa penetrare nella pietra molto porosa.

Inoltre, il telaio in legno su cui la cassa è stata appoggiata per quasi un secolo sarà sostituito da una versione in acciaio. In questo modo dovrebbe essere più facile spostare il reperto senza danneggiarlo.

Da poco sono state effettuate le prime radiografie per vedere se i predecessori di Dooijes hanno fissato la cassa forandola con perni metallici. “Oggi non faremmo mai una cosa del genere, ma in passato era pratica comune per un oggetto così pesante”

Dooijes e i suoi colleghi hanno approfittato del restauro per fare qualche ricerca in più. Ad esempio, stanno esaminando se siano rimasti dei resti di pigmento, che possano restituire il colore originale del sarcofago.

Il lavoro durerà approssimativamente fino a gennaio del prossimo anno. A causa della pesantezza dell’oggetto, è stata montata una teca in vetro al centro della sala dove è esposto: i restauri potranno essere così ammirati in diretta dai visitatori del museo.