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Legale e ignorata, viaggio nel mondo della marijuana terapeutica d’Olanda

Dal 2003 l'Olanda è il primo paese al mondo ad aver legalizzato la cannabis terapeutica. Ma a causa di costi elevati e freni dell'industria rimane un settore di nicchia

di Elisa Battistella e Massimiliano Sfregola

 

 

Cannabis. L’Olanda è da quasi due decenni uno dei principali esportatori europei di cannabis medica eppure, il mercato interno non sembra particolarmente interessato.

Germania, Finlandia e Italia acquistano tonnellate di ganja medica dai Paesi Bassi e solo il nostro paese, negli ultimi tempi, ha assistito ad un’impennata nella curva delle spedizioni (autorizzate) dall’Olanda: la ministra italiana Giulia Grillo, ha di recente incrementato la richiesta di quasi 3 volte rispetto a due anni fa: nel 2019, lo stock dovrebbe arrivare a 1000kg. 

Se l’Italia fatica a stare al passo con la domanda, nella farmacia olandese Transvaal a l’Aja, problemi in questo senso, non dovrebbero presentarsi. Specializzata in cure palliative e nella preparazione di farmaci, ha un laboratorio interno dedicato ai preparati a base di cannabis e dal 2015 produce un olio ricavato dai fiori della cannabis terapeutica, Bediol, Bedica, Bedrocan e Bedrolite.

“La marijuana disponibile solo nella forma di foglie secche”, spiega il farmacista Paul Lebbink, “non è la migliore soluzione poiché è possibile assumerla solo fumandola oppure preparando una tisana. Per questo motivo, e per l’aumento della richiesta di cannabis da somministrare ai bambini (per forme specifiche di epilessia come Dravet e Lennox Gastaut) abbiamo deciso di produrre l’olio, prescritto fino ad ora, in via sperimentale a circa 10 mila pazienti.”, racconta Lebbink a 31mag.

L’Olanda è stata, nel 2003, il primo paese al mondo ad averne legalizzato su base nazionale l’uso medico. A differenza della marijuana venduta nei coffeeshop, che rimane un prodotto relegato nella zona grigia tra legale ed illegale, quella medica è coltivata con protocolli e standard riconosciuti e gode da parte dell’ONU, di una speciale esenzione dai divieti della  Convenzione Unica sugli stupefacentiPur essendo un prodotto perfettamente legale e accessibile semplicemente con una prescrizione medica, non è diventato negli anni popolare come l’equivalente semi-legale ad uso ricreativo.

 

Chi si cura con la marijuana?

“La clientela è composta in larga misura da uomini e donne over 50 che hanno paura di sballarsi”, prosegue Paul. Chi ricorre alla marijuana prescritta, molto spesso, non ha trascorsi da fumatore. “Per questa ragione, la prima domanda che pongono i pazienti è proprio su eventuali effetti psicotropi”, ci dice il farmacista.

Transvaal Apotheek

Qual è il profilo del paziente che fa uso di cannabis? Un profilo medio, in realtà, non esiste: “da bambini che soffrono di epilessia, ad adulti in terapia contro la nausea provocata dalla chemioterapia nei pazienti affetti da cancro fino alla sclerosi multipla e al Parkinson, sono molte i pazienti per i quali la marijuana sembra produrre effetti benefici. Più del 70%, poi, dice di sentirsi meglio”. Sull’efficacia scientifica, tuttavia, non c’è unanimità di giudizio ma certamente è considerata una valida alternativa agli antidolorifici.

 

Cannabis medica ma con ricetta

“Sempre più medici sono disposti a prescrivere le cime, afferma il farmacista. “A volte la loro visione cambia dopo aver parlato con noi riguardo i benefici che si possono trarre dall’uso di cannabis.” Paul usa il termine sperimentare perché “questo trattamento non può mai essere la prima scelta”. E aggiunge: “Quando altri rimedi risultano inefficaci o hanno troppe controindicazioni, allora l’opzione della marijuana diventa giustificata benché nessuno possa dare garanzia di successo.”

Anche Il dottor Vladan Ilić, medico di base dell’ambulatorio Westerdokters di Amsterdam è stato da subito favorevole a testare la sostanza. E nel suo studio, non è il solo. “Non ho mai sentito colleghi contrari in principio”, dice a 31mag. Pur rimanendo aperto alla sperimentazione,Ilić rimane fermo nel voler sfatare alcuni miti: non esiste prova che la cannabis abbia proprietà curative. “Diversi pazienti vengono a colloquio dicendo di voler provare la cannabis terapeutica perché hanno sentito o letto che cura il cancro. “Questo non è vero”, taglia corto. Benché il medico di Amsterdam prescriva cannabis come antidolorifico, nel caso di cancro, parkinson e sclerosi multipla, ne riconosce i limiti . “Le persone la utilizzano soprattutto per sopportare il dolore causato dalla malattia.” Coloro che entrano nello studio sanno di cosa parlano anche se a volte, sono disinformate sull’aspetto “curativo”.

Non per tutti, pero’, è un toccasana: “Nessuno si è mai rifiutato di provare questo trattamento ma la preferenza rispetto ad altri antidolorifici dipende dal tipo di persona e “da cosa il paziente desideri perché quando qualcuno è malato le reazioni possono essere diverse; ad alcuni piace l’effetto, mentre altri preferiscono rimanere più vigili.”

La preferenza su un antidolorifico oppure su un altro è questione, soprattutto, di cultura: “Secondo ricerche condotte ad Amsterdam, non sono state riscontrate differenze tra la cannabis ad altri antidolorifici. Molti pazienti, tuttavia, preferiscono quest’ultima perché naturale.”

 

In farmacia ma solo per ricchi 

Se il mondo scientifico olandese sembra pragmaticamente a sostegno della cannabis terapeutica, l’ostacolo maggiore sono certamente il costo elevato e il fatto che la sostanza non sia coperta dall’assicurazione sanitaria. Lo stesso dottor Ilić ammette di aver suggerito diverse volte ai pazienti di provare prima quella dei coffeeshop perché più economica, per vedere se può essere un trattamento per loro.

“La differenza con la cannabis dei coffeshop è nella purezza perché quest’ultima non è controllata dal ministero della sanità.” ci spiega il dottore. Il mercato ricreativo e quello terapeutico viaggiano su binari distinti e non c’è concorrenza tra i due: coloro i quali frequentano coffeeshop desiderano solo divertirsi.

“Il fatto che le assicurazioni non coprano i costi, influisce sulla scelta del paziente perché sopratutto gli olandesi più avanti con gli anni, che hanno conosciuto il vecchio sistema sanitario prima delle assicurazioni, non sono abituati a pagare per i servizi medici. Tanti esclamano “oh” quando gli viene detto il costo.” Gli expats, osserva Ilić, è più facile la utilizzino anche se costosa.

Il dottor Ilić è scettico; non vede un futuro così roseo per la cannabis medica. “I tagli alla sanità hanno ridotto la capacità di ricerca” afferma”e dubito verrà inserita tra i trattamenti coperti dall’assicurazione sanitaria a meno che non ci sia una grande richiesta da parte dei cittadini olandesi“. Le grandi ditte farmaceutiche non vedono molto interesse nella ricerca della cannabis perché non è un settore redditizio.

 

 

 

 


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