The Netherlands, an outsider's view.

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ART

L’eclisse degli indigeni: in mostra ad Amsterdam il legame tra giardini botanici e colonialismo

di Ginevra Bittante

I giardini botanici sono spesso associati al misterioso e all’esotico nell’immaginario collettivo. Sono luoghi idilliaci dove il tempo può fermarsi e l’immaginazione spazia oltre ai confini conosciuti.

Quello che forse non tutti sanno è che questi luoghi così esotici, hanno una connotazione socio-politica molto forte, legata alla storia del colonialismo.

Giardini botanici e il colonialismo indonesiano

Installation photo from the exhibition On the Nature of Botanical Gardens (2020),
curated by Sadiah Boonstra at Framer Framed (2020). © Eva Broekema / Framer Framed

Proprio questo aspetto è il soggetto principale dell’esposizione alla Galleria Framer Framed di Amsterdam. “Erano anni che la galleria aveva idea di fare una mostra sui giardini botanici,” spiega Sadiah Boonstra, curatrice dell’attuale esposizione. “Quando Framer Framed mi ha chiesto di lavorare su un progetto ho subito accettato, a patto, però, che fosse collegata in qualche modo al colonialismo e ai suoi effetti.” È così è nata l’idea di On the Nature of Botanical Gardens. Mettendo i giardini botanici indonesiani in primo piano, la mostra cerca di ricollegarsi alle tradizioni e alle conoscenze indigene che sono state eclissate a causa del colonialismo.

Botanica europea: dall’enciclopedismo all’uso economico delle piante

Nel XVI secolo la scienza e la sperimentazione dominano l’Europa. Iniziano ad essere studiate e catalogate le piante locali, e poi, grazie agli scambi con le colonie, vengono coinvolte anche le specie “esotiche”, provenienti da oltre mare. L’attenzione era rivolta soprattutto alle piante con effetti curativi, sfruttate molto anche per aiutare i marinai ad affrontare i lunghi viaggi. Nel 1638 viene istituito ad Amsterdam quello che ancora oggi è uno dei più antichi giardini botanici al mondo. Mercanti e farmacisti olandesi riescono a mettere insieme un grande numero di piante ornamentali e medicinali provenienti sia dal territorio fiammingo, che dalle colonie. 

Ben presto le piante raccolte nella collezione iniziale dell’orto botanico di Amsterdam non hanno più solo una funzione taumaturgica, ma iniziano ad essere usate anche a fini commerciali. Ad esempio le palme da olio prese alle Mauritius dall’Olanda, vengono ripiantate in Indonesia, diventando la principale fonte di rendita nelle Indie Orientali Olandesi. 

La Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC) non esita a riproporre il modello del giardino botanico di Amsterdam nelle sue colonie. Costruisce infatti il primo giardino botanico in Indonesia nel 1741. Seguono la nascita di molti altri giardini botanici nella colonia negli anni successivi. A parte gli iniziali scopi di ricerca scientifica, e ai fini economici, i giardini botanici diventano luoghi ideali per il tempo libero dei colonialisti, dove poter trovare riposo e tranquillità. Ed il momento in cui avviene il completo punto di rottura tra i due mondi: gli uomini dominatori da una parte, e la natura sottomessa alle richieste dei colonialisti dall’altra.

On the Nature of Botanical Gardens – la mostra ad Amsterdam

Installation photo from the exhibition On the Nature of Botanical Gardens (2020), curated by Sadiah Boonstra at Framer Framed (2020). © Eva Broekema / Framer Framed

La rottura del rapporto uomo-natura col tempo porta anche ad un’eclissi delle usanze legate alla flora locale. I nativi dell’Indonesia del tempo assistono alla completa indifferenza delle loro tradizioni da parte dei colonialisti. Per gli europei, la flora indigena è un soggetto molto interessante da studiare dentro ampolle e provette. E proprio questa continua sperimentazione sulla natura è alla base dell’installazione Tuban (2019) di Ade Darmawan alla mostra On the Nature of Botanical Gardens. Spezie e piante sono posizionate dentro strumenti da laboratorio, pronti per essere essere studiate utilizzando gli strumenti necessari.

Tutta la conoscenza sulle piante all’epoca del colonialismo era raccolta nei pustaha,” spiega Sadiah Boonstra. “Centinaia di questi libri furono presi come “oggetti etnografici” dagli europei durante il XIX e il XX secolo. Così facendo, molte delle comunità da cui questi manoscritti furono sottratti persero le conoscenze riportate nei libri. L’opera Spectacular Healing (2019) di Lifepatch è una ricerca proprio sulla mancanza di questa conoscenza.” L’installazione prevede due schermi su cui vengono proiettati contemporaneamente due diversi video. In uno viene mostrata la perdita delle vecchie tradizioni. Mentre sull’altro vengono proposti nuovi modi di usare le piante medicinali di cui i locali non conoscono bene l’origine. “Si cerca di colmare il vuoto causato dalla perdita del contatto diretto con la natura. E si creano nuove tradizioni per le generazioni future.”

“Un’altra opera presente alla mostra a cui sono molto legata è il video Hortus (2014) del regista Edwin,” racconta Sadiah Boonstra. Il cortometraggio a cui si riferisce è frutto di una sovrapposizione di vecchi filmati a nuove immagini dalla forte carica sessuale. Viene quindi evidenziata la perversione dei colonialisti e il loro continuo bisogno di rendere natura e donne “esotiche” oggetti sessuali. “Il video ha l’obiettivo di suscitare disagio negli spettatori, facendo riflettere sulla loro posizione a riguardo. Inoltre, ritengo sia molto audace e sfrontato per essere un lavoro creato da un artista indonesiano. Visto anche che contenuti simili verrebbero censurati nel suo Paese natale.”

On the Nature of Botanical Gardens è una mostra che raccoglie i lavori di nove artisti contemporanei indonesiani. Dipinti, sculture, installazioni e video denunciano la rottura del legame diretto uomo-natura e la perdita di tradizioni che questo ha causato. “Il mio consiglio è quello di visitare la mostra con una menta aperta,” suggerisce la curatrice. “E capire così tutte le varie prospettive del passato e del presente sui giardini botanici.”

CoverPic: Installation photo from the exhibition On the Nature of Botanical Gardens (2020), curated by Sadiah Boonstra at Framer Framed (2020). © Eva Broekema/Framer Framed