The Netherlands, an outsider's view.

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Le Vif, “Abbiamo confuso la pandemia con una minaccia mortale?”

Le Vif, Daniel Rodenstein

“Ogni anno circa 110.000 persone muoiono in Belgio. Ogni mese 9.100 Ogni giorno 300. Un pò più in inverno o un pò meno in estate.

Nel 2020, per alcuni giorni dal 15 marzo al 15 maggio, la media si è un pò alzata. Nel giorno più buio, il 10 aprile, ci sono stati 613 decessi, 151 in più rispetto al giorno più buio del 7 marzo 2018, ad esempio. Se guardiamo al 2020 nel suo insieme, è probabile che invece di 110.000 morti avremo tra 110.000 e 115.000 morti”, scrive Daniel Rodenstein, docente alla facoltà di medicina di Leuven.

“E come ogni anno, la maggior parte di chi è deceduto nel 2020 avrà più di 64 anni. E come ogni anno, la maggior parte dei morti sarà in lutto e ogni famiglia in cui vi è stato un morto dovrà piangere”.

La tesi dello scienziato e accademico va contro quella dominante: non c’è alcuna emergenza ma una psicosi collettiva “ma davvero nulla, che può spiegare la psicosi che ha colpito il Belgio, che ha travolto, paralizzato, sconvolto. La vita è stata estinta e soffocata da un vento di panico in cui tutti sono improvvisamente diventati una minaccia mortale per il loro vicino e prossimo, il loro amico, la persona amata e soprattutto i loro cari anziani. Minaccia dalla quale era necessario proteggersi allontanandosi da tutto, rinchiudendosi, evitando di inalare i miasmi mortali che gli umani diffondevano attorno a loro. Perché ci è stato detto e ripetuto fino allo sfinimento che la malattia era estremamente contagiosa ed estremamente fatale”, scrive sul pezzo pubblicato dalla testata francofona Le Vif.

Secondo Rodenstein, in realtà, sapevamo già che “un Covid” sarebbe arrivato; una versione molto aggressiva di influenza, secondo lui, ma i numeri dati all’OMS sono stati, per ora, smentiti: “L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) era pronta. Un intero documento dedicato alla tanto attesa pandemia devastante era appena stato pubblicato a settembre 2019. Aveva predetto una ripetizione dell’influenza spagnola in forma estesa. Le morti sarebbero ammontate a milioni, da 100 a 400 milioni di morti e oltre, nessun paese, nessuna persona sarebbe risparmiata.”

L’OMS ci ha esortato a rinunciare a lavoro, famiglia, amici; a rinchiuderci se volevamo avere la possibilità di sopravvivere. Sacrificando famiglia, carriera, lavoro. Stando lontano dagli altri, non potendoli toccare, e coprendo il respiro.

Il docente punta il dito contro la politica: ” Come altre volte, abbiamo confuso la pandemia (malattia, qualunque essa sia e qualunque sia la sua gravità, che colpisce diversi paesi in diverse regioni del mondo) con una minaccia mortale. Se ora rileggiamo i primi paragrafi di questo testo, è chiaro che il Covid-19 non ha modificato in modo significativo le cifre della mortalità in Belgio, mentre il Belgio è il campione in tutte le categorie e, di gran lunga, con il maggior decessi per milione di abitanti (846), superato solo da San Marino.cIl Covid-19 non cambierà molto le cifre nel mondo, dove muoiono ogni anno, all’incirca 57.000.000 di umani.”

I numeri, dice ancora il docente, sono con lui: la mortalità giornaliera attribuita alla malattia è stata abbastanza stabile per diverse settimane in tutto il mondo (circa 5.000 al giorno), mentre il numero di casi diagnosticati al giorno continua ad aumentare. La malattia sembra quindi sempre meno fatale.

Il problema sarebbe nella scarsa volontà di spiegare le cifre. “Vi è un clima di ansia e paura, mentre in Belgio i ricoveri e le morti continuano a diminuire, anche se i casi confermati stanno aumentando. E se le cifre belghe non provocano abbastanza ansia, ci viene detto degli Stati Uniti dove ci sono molti decessi (138.000), ma non segnaliamo che ce ne sono significativamente meno per milione di abitanti in Belgio (415).”

La confusione, dice ancora Rodenstein, riguarda casi confermati, malattia lieve, pazienti ospedalizzati, terapia intensiva. Solo una piccola parte di pazienti ospedalizzati (12%) ha bisogno di cure intensive e che la maggior parte dei casi confermati riuscirà a cavarsela. E nel caso di una seconda ondata, colpirà -probabilmente- i più giovani, ossia coloro che riscontrano meno problemi.

Unica emergenza? I disoccupati.

“L’epidemia ha, purtroppo, portato ad un milione di disoccupati temporanei. Di cui, alcuni lo rimarranno per molto tempo”, sottolinea lo scienziato che sembra sposare le teorie ‘non interventiste’ inizialmente adottate dai Paesi Bassi. E un altro problema è la chiusura delle scuole e la fine della vita culturale. Ma non solo: la prigionia e il disumano isolamento di tutti gli anziani che vivono in case di cura, o piuttosto sopravvivono a malapena, per interminabili settimane, forse precisamente le ultime settimane della loro vita con o senza Covid-19 (perché comunque circa un quarto degli abitanti delle case di cura muore lì ogni anno).”

Per lo scienziato di Leuven è una “terribile pestilenza immaginaria che trasforma i bambini che frequentano i nonni in potenziali assassini” e soprattutto, la scomparsa del sorriso e della fiducia, empatia e solidarietà tra le persone.

Secondo Rodenstein, le misure adottate in Belgio sono “completamente sproporzionate rispetto alla gravità effettiva del Covid.” E a chi insiste: le misure adottate che non sarebbero né ingiustificate, né esagerate, né inadeguate, il docente presenta il caso della Svezia: nonostante il numero limitato di restrizioni, la Svezia ha avuto un numero limitato di contagi e di decessi, sostiene lo scienziato. “non esiste una chiara relazione tra l’isolamento più o meno rigorosamente osservato e le conseguenze della pandemia secondo i dati dell’OMS fino ad oggi. Né in Europa né nel mondo.”

I disastri, quindi, non sarebbero da imputare più di tanto alle conseguenze del virus ma alle decisioni dei governi.