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di Simone Gregorio

Nessun autore olandese negli ultimi cinquant’anni ha scritto alcun libro, sia in prosa che in versi, che sia stimato dal resto dell’Europa.

Così scriveva a fine ottocento uno dei massimi critici letterari olandesi, Conrad Busken Huet. La constatazione di Huet, per quanto forse dettata da un eccessivo pessimismo (nel 1860 era già stato pubblicato Max Havelaar, il romanzo olandese più noto, in patria e all’estero), racchiude una parte di verità: i Paesi Bassi non sono in effetti mai stati famosi per la loro letteratura, e gran parte dei suoi autori classici è pressoché sconosciuto all’estero.

Le sere di Frits

Questo poteva essere il destino di un altro classico della letteratura olandese, ovvero De avonden, di Gerard Reve, destino a cui è stato sottratto dalla traduzione inglese del 2016, e da quella italiana per Iperborea, da cui è stato pubblicato col titolo Le sere nel 2018, 71 anni dopo la sua pubblicazione. Le sere venne scritto dall’autore appena ventitreenne nel 1947, e segue le vicende del giovane Frits van Egters, suo alter-ego, negli ultimi giorni del 1946. Frits, “l’eroe di questa storia”, come viene definito, trascorre le sue giornate tra la casa dei genitori, con cui vive, il lavoro monotono in ufficio e soprattutto le visite ad amici e parenti, fatte appunto la sera, che costituiscono il centro del romanzo.

L’ossessione per la decadenza e il passare del tempo

Frits cerca così di dare un senso agli ultimi giorni dell’anno senza però riuscirvi: è ossessionato dallo scorrere del tempo, dalla decadenza fisica, dalla malattia, dalla vecchiaia, dalle calvizie che nota nei suoi amici, nel fratello e nei genitori, ha un rapporto problematico con questi ultimi e anche con gli amici riesce a fatica a stabilire un vero contatto. Le notti sono poi tormentate da strani incubi e da visioni deliranti e macabre. Non tutto però è senza speranza: verso la fine del libro compare l’elemento religioso, prima trattato sarcasticamente dal protagonista, e in una sorta di rinascita che coincide con la fine dell’anno, Frits si riappacifica con i genitori e con sé stesso, libero da ossessioni e da incubi.

La strana genesi del romanzo e l’accusa di nichilismo

Il libro venne pubblicato con lo pseudonimo di Simon van het Reve nel 1947, e subito ebbe un notevole successo, ma suscitò anche forti polemiche che Reve stesso non si aspettava: “Ho scritto Le sere perché ero convinto dovessi farlo. Questa mi sembra già una ragione sufficiente. Speravo che 10 dei miei amici avrebbero accettato una copia gratuita, che 20 persone avrebbero comprato il libro per pietà e che altre 10 l’avrebbero fato per errore. Le cose sono andate diversamente, non è colpa mia se ha causato un tale putiferio.” A sconvolgere parte del pubblico e dei critici, è il nichilismo e il cinismo che emerge da certi passaggi, al punto che Le sere venne da certi definito amorale e pericoloso.

L’orrore della guerra

Altri, come lo scrittore Simon Vestdijk, furono più benevoli, ne sottolinearono l’ironia e lo considerarono il ritratto di una generazione distrutta e disorientata dalla guerra. La guerra, l’occupazione dei Paesi Bassi e i suoi effetti, come ‘l’inverno della fame’ (hongerwinter), non sono in effetti mai citati esplicitamente dai personaggi, ma la loro presenza sullo sfondo è evidente nel corso di tutto il libro. Lo stesso Frits, al termine della storia e quasi a suggellare la sua riappacificazione con sé stesso, dice: “Possono arrivare disgrazie, sofferenze, orrori. Ma sono vivo. Possono rinchiudermi, posso essere tormentato da terribili malattie. Ma continuo a respirare, e mi muovo. E sono vivo.” Il successo e lo scandalo per “De avonden” segnò l’inizio della carriera di Reve, costantemente segnata da polemiche.

Gerard Reve, chi era costui?

Nato ad Amsterdam da una famiglia di simpatie comuniste, divenne fortemente anticomunista. Sposatosi nel 1948, fu tra i primi in Olanda a dichiararsi apertamente omosessuale. Una borsa di studio per scrittori concessa dal governo olandese, gli fu negata per l’immoralità di un suo racconto nel 1951. Dal 1953 al 1957 visse in Gran Bretagna, dove scrisse alcuni racconti in inglese. Avendo riscosso poco successo, tornò in Olanda, dove finalmente cominciava nuovamente a farsi notare. Si convertì al cattolicesimo nel 1966, e lo stesso anno venne denunciato per blasfemia a causa di un passo nel suo libro “Nader tot u” (Più vicino a te) in cui immagina un amplesso tra sé stesso e Dio, rappresentato come un asino (“La più cara ed innocente creatura a cui possa pensare”, dirà durante il processo). Verrà poi assolto due anni dopo.

Negli stessi anni avviene la riscoperta di “De avonden” che diventa un cult per le giovani generazioni e che da allora continua ad essere stampato ininterrottamente. L’opera prima di Reve sopravvivrà anche
all’autore stesso, che muore in Belgio nel 2006.