Il tasso di disoccupazione tra i nativi olandesi è stabile intorno al 5% da anni. Tra i figli dell’immigrazione extraeuropea, invece, il numero di inoccupati raddoppia, se non triplica, attestandosi nel 2016 al 14,3% anche se in calo rispetto all’anno precedente.

I dati di settembre della agenzia statistica olandese CBS sono utili per inquadrare la notizia riportata dal quotidiano Trouw secondo cui sono sempre di più gli olandesi di origine marocchina a lavorare negli uffici e nei call center aperti nel paese nordafricano da aziende come Uber, Orange, T Mobile, LycaMobile.

Per godere del costo più basso della manodopera e dei benefici di un’economia in crescita da anni, queste e altre compagnie hanno deciso di dirottare parte della loro attività commerciale in Marocco, cercando lavoratori con un buon livello di scolarizzazione e capaci di parlare agevolmente sia l’arabo che almeno una lingua europea.

In questo modo le seconde generazioni tentano di trovare le opportunità che l’Olanda sembra non concedere ai figli degli immigrati arrivati nel paese europeo con la speranza di lavorare. Non è un caso che siano sempre di più le agenzie che si occupano di assumere giovani olandesi di origine marocchina per mandarli a lavorare negli uffici delle aziende trasferitesi nel paese nordafricano.