Il governo fa poco contro la povertà e se non interviene, nei prossimi anni  il 6,8%, dal 5,3% attuale, della popolazione vivrà al di sotto della soglia di povertà, dice un rapporto pubblicato dall’ufficio di pianificazione sociale e culturale SCP e dall’ufficio centrale di pianificazione CPB.

Questo calo è collegato con la riduzione dei sussidi, una politica che dal 2011 è stata perseguita attivamente per incentivare la gente a tornare a lavoro. Il risultato, in realtà, non è stato -sul lungo termine- quello sperato perchè dal prossimo anno potrebbe semplicemente favorire una crescita di chi ha bisogno di prestazioni sociali, non le può ottenere e finisce in povertà.

La riduzione annuale delle prestazioni sarà costante e graduale fino al 2035;  se il trend viene invertito dal prossimo anno, il rischio di povertà per i beneficiari delle prestazioni diminuirà di quasi la metà in futuro, scrivono gli uffici tecnici del comune

SCP e CPB hanno analizzato 40 opzioni politiche per combattere la povertà, tra le quali l’aumento del credito di imposta per lavoratori a basso reddito, l’investimento in formazione e salute e l’introduzione del reddito di cittadinanza che, tuttavia, avvertono i tecnici, ha un costo molto elevato e può ridurre il numero di persone nel mercato del lavoro.

Lo studio è stato realizzato per orientare i partiti politici, impegnati in questi tempi nella scrittura dei programmi elettorali per le elezioni del 2021.