un contributo del lettore Roberto Ruggieri

Tra il coro di voci che difende in questi giorni l’operato delle ONG al largo delle coste libiche è necessario esaminare il quadro d’insieme tramite la responsabilità storica e l’opportunismo che tocca i maggiori paesi europei.

Sono molte le ipocrisie che, sottotraccia, caratterizzano questa ondata migratoria epocale e ben poco se ne vuole parlare e ancor meno si vuole fare per risolvere il problema alla radice.

L’Africa, continente dalla storia presente e passata martoriata, rimane lì, inascoltato e con numeri di morte che rispetto a quelli dei flussi migratori, appaiono giganteschi.

Solo nella regione del bacino del Ciad ci sono in questo momento 30 milioni di persone, di cui un milione e mezzo di bambini, che rischiano la morte per fame e carestia, cosi come altri 5 milioni nell’area del sud Sudan e un’altra quindicina di milioni tra Somalia, Etiopia e Kenya.

Non ci vuole un esperto internazionale per capire che di fronte a questi numeri, chi arriva sulle coste libiche e viene soccorso dalle ONG rappresenta una goccia nel mare, e di quel mare è, paradossalmente, la parte economica più forte, quella che si può permettere la tariffa di un viaggio della speranza, con cifre che per reddito medio nei paesi d’origine sono un piccolo capitale.

Di fronte a questi numeri, l’Europa, dovrebbe avere la decenza di pensare ad un’azione di più ampia portata, avendo la quasi totale responsabilità della situazione africana, in cui la maggior parte dei paesi si è affrancata dal colonialismo europeo di fatto da meno di cinquant’anni, per poi essere vittima del neocolonialismo.

Ad oggi, la sola Francia ad esempio, percepisce quasi 500 miliardi l’anno da patti di post-colonizzazione con 14 paesi africani, ed è pesantissimo lo sfruttamento delle multinazionali e dei nuovi conquistatori economici (ndr. Cina e Russia) in tutto il continente.

È poi vergognoso che per molti paesi siano i Paesi europei i principali fornitori di armi per le guerre che li dilaniano.

Questa situazione diventa ogni giorno più insostenibile e chi può fugge, alimentando una tratta di esseri umani da miliardi di dollari l’anno che vanno a foraggiare le organizzazioni criminali, e l’Europa, non cercando soluzioni effettive, ne diventa un complice consapevole e ipocrita, con soluzioni che sono molto più disumane di quanto sembrino, come demandare la gestione dei campi profughi per rallentare i flussi, senza alcun controllo, alle fazioni libiche o a Erdogan, trasformandoli in campi di tortura, violenza e morte.

Su questo dovrebbero lanciare appelli le ONG e la società civile, perché questa è la radice del problema africano, il resto è solo una carità pelosa con cui quietare le coscienze. Vi lascio con il pensiero di Desmond Tutu, premio Nobel africano: “Per una volta, almeno per una volta, mi auguro e prego perché i cittadini europei, e i loro governanti, non si chiedano dove vogliano andare gli esseri umani che bussano alle porte, troppo spesso sbarrate, dei ricchi Paesi occidentali. Io spero e prego che almeno una volta ci si chieda da cosa fuggono, e perché, e per responsabilità di chi, i loro paesi si siano trasformati in un inferno in terra”