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Le immagini paradossali di Escher al tempo delle dittature

Maurits Cornelis Escher (1898-1972). è stato un incisore e grafico olandese d’incredibile successo e talento, che ha vissuto fra la Svizzera, il Belgio, la Spagna, l’Olanda e persino l’Italia. 

La Rivertown Film Society ha prodotti un documentario sulla vita che racconta la vita del grande artista, o meglio “matematico” come preferiva definirsi.

In M.C. Escher: Journey to Infinity due dei figli di Escher, George (92 anni) e Jan (80) raccontano Escher attraverso le sue stesse parole e le costruzioni impossibili ispirate dal paradosso e dalla matematica. Il regista Robin Lutz incorpora nella narrazione del film riflessioni tratte dal diario dell’artista, estratti di conferenze e alcune lettere.

L’artista errante: dai Paesi Bassi all’Italia e poi il ritorno in patria durante l’occupazione nazista

Il film parte da Leeuwarden – città natale dell’artista – per spostarsi poi in Italia dove Escher arriva nel 1922. Viaggia attraverso il bel Paese – dalla Toscana a Roma passando per Amalfi e l’Abruzzo – sotto l’ascesa e il regime di Mussolini: un clima politico così teso era insopportabile per Escher che vacillò non poco quando nel 1935 il figlio George si presentò a casa con l’uniforme da balilla.

Si sposterà poi in Svizzera, la Spagna poco prima di Franco, e infine nei Paesi Bassi durante l’occupazione tedesca.

La sua vita è una mappa di un artista che crea sotto l’autoritarismo per trovare bellezza e significato all’interno di un mondo incredibilmente turbolento.

Escher è celebrato nei film, nella narrativa, sui manifesti, sui bicipiti tatuati, tra altri luoghi sorprendenti, e ora nel film travolgente di Lutz. Interpretato dall’attore britannico Stephen Fry, le xilografie, le litografie e le opere di stampa di Escher appaiono sia in forma originale che giocosamente alterata attraverso il documentario. Anche se molti potrebbero non riconoscere il nome, ne riconoscono l’arte, rendendo Escher uno degli artisti olandesi più famosi al mondo.

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