di Gaia Guglielmucci

 

Potenti e sensuali, in grado di prendere il controllo e rovesciare il rapporto con il genere maschile confinando quest’ultimo a figura esclusivamente di contorno. Sono  le donne di Helmut Newton, il grande fotografo tedesco (naturalizzato australiano) al quale, dal 17 giugno fino al 4 settembre, viene dedicata una ampia rotrospettiva al museo Foam di Amsterdam. Duecento scatti in cui viene ripercorsa la sua carriera, dagli inizi per Vogue France fino ai picchi di successo raggiunti con ritratti di personaggi famosi dello spettacolo e della politica.

Nato nel 1920 a Berlino da famiglia ebrea, Newton fu costretto a lasciare già adolescente il suo paese a causa delle leggi raziali. Solo dopo aver vissuto a Singapore e in Australia, dove incontrò la moglie e compagna di vita June Browne, approdò a Parigi dove divenne acclamato fotografo di moda.

Già negli scatti datati fine anni ‘70, tra i primi in cui ci si imbatte nella mostra, vengono rappresentati i cambiamenti sociali del tempo, soprattutto per ciò che riguarda il ruolo della donna e la sua emancipazione sessuale. L’erotismo è sempre più preponderante nei lavori degli anni seguenti, dove sono i nudi a dominare le sue opere. « Con questa retrospettiva  abbiamo voluto sottolineare non solo l’aspetto legato alla sessualità e alla seduzione –spiega Marcel Feil, direttore artistico aggiunto del Foam- ma molto altro .  Quello è esclusivamente ciò che emerge da una lettura superficiale. Il suo lavoro, invece, ha dei lati intrinsechi, come quelli legati appunto alla riscrittura del ruolo femminile. È stato descritto da molti come un sessista che guardava alla donna solo come un oggetto. Ma è esattamente il contrario».

E infatti come conferma Sylvia Gobbel, la modella che ha posato per Newton in alcuni dei suoi lavori,  molte delle fotografie per quanto siano di nudi, «vogliono pittosto mettere in luce il fatto che la donna, nonostante una spiccata sessualità, può essere dura quanto un uomo. A dimostrazione delle sue parole ci sono nella serie ‘Big Nudes’ i due grandi scatti che rappresentano meglio questo concetto. Sono quasi identici, ad eccezione di un particolare; nel primo le modelle sono vestite di tutto punto con abiti da donna in carriera. Nel secondo, invece, sono completamente nude, nonostante siano nella stessa posa. Quello che emerge, fa notare ancora la Gobel, «è che le donne comunicano in entrambe le foto sicurezza in se stesse e un certo sentimento di austerità e potere». Ma nessun retropensiero sessuale, sottolinea.

Self Portrait with Wife and Models Paris 1981 C Helmut Newton EstateLR

La Gobbel ha anche posato nel famoso lavoro (nella foto accanto) in cui lo stesso Newton compare nello specchio mentre sta fotografando lei nuda, in una stanza. A dire il vero, rivela la ex modella, «  questa avrebbe dovuto essere la pubblicità di un trench da uomo. Ma Newton quando glielo chiesero ribadì come al solito che lui non fotografa uomini. Alla fine lo scatto è venuto fuori un pò per caso con lui  che indossa il cappotto e si riflette nello specchio, io nuda e la moglie che guarda la scena» .

E sulla presenza presenza costante della moglie nella vita come nella sua carriera, la Gobbel racconta un altro aneddoto: «molti spesso le chiedevano se non fosse gelosa di tutte queste donne da capogiro che circondavano il marito. Ma lei rispondeva: e  perche mai dovrei essere gelosa? Anzi! Queste bellissime creature hanno fatto la nostra fortuna!». Ed infatti  l’idea e il rapporto che Newton aveva con le modelle viene confermato da una intervista rilasciata nel 1987 a Carol Squiers.  «Nel nostro lavoro noi chiamiamo le modelle modelle e le persone come te e me gente reale. Una modella, in un certo senso, non è una persona ma un personaggio perché noi la paghiamo per darci la possibilità di trasformarle in ciò che vogliamo».

Le stesse mannequin che rappresenta esprimono eccessi, voyerismo, feticismo, esibizionismo e in qualche caso sadomasochismo. A volte impugnano un’arma che sembra voler simboleggiare la maniera di infrangere un tabù; donne che dominano prepotentemente una scena dove gli uomini sono relegati a oggetti passivi. O che, quando appaiono, a guardare bene, poi si scopre essere donne vestite da uomini. Sullo sfondo spesso ci sono  luoghi fantastici, immagini patinate da jet set che però comunicano una certa idea di decadenza e sembrano essere sempre avvolte da una patina di trstezza.

Accanto a queste immagini, anche tanti ritratti di personaggi famosi. Anche volti inaspettati. Come ad esempio Margaret Thacher a Jean Marie Le Pen. Ed ancora David Bowie, la famosa foto di Catherine Deneuve con la sigaretta in bocca (in basso), un inedito Salvador Dalì vecchio e malato e un affascinate Yves Saint Laurent, con cui  Newton ebbe un fruttuoso sodalizio artistico.  È lui infatti il designer dello smoking da uomo indossato nel noto scatto che fa da locandina alla mostra.

Catherine Deneuve Esquire Paris 1976 C Helmut Newton EstateLR

Morto nel 2004 a Los Angeles in seguito ad un incidente stradale, Newton viene ricordato in questa retrospettiva grazie alle immagini  fornite dalla fondazione Helmut Newton di Berlino che ha lavorato in stretta collaborazione con la moglie. Ormai 92enne, la Browne è  anche autrice del film Helmut by June sempre al Foam nella ambito della retrospettiva.

 

Photo credits: Foto in alto- Yves Saint Laurent, French Vogue, Rue Aubriot, Paris 1975 © Helmut Newton Estate / Maconochie Photography

Seconda foto: Self Portrait with Wife and Models, Vogue Studio, Paris 1981 © Helmut Newton Estate / Maconochie Photography

Terza foto:  Catherine Deneuve, Esquire, Paris 1976 © Helmut Newton Estate / Maconochie Photography