Sempre più persone gettano rifiuti nei cassonetti per la raccolta dei vestiti.A lanciare l’allarme sono le organizzazioni no-profit olandesi messe in crisi da questo comportamento.

In questi casi gli abiti raccolti dai contenitori pubblici risultano contaminati dai rifiuti a un punto tale da non poter più essere usati. L’organizzazione per il riciclaggio tessile VHT chiede al governo e ai comuni di intervenire.

Secondo VHT, i cittadini dovrebbero essere meglio informati su ciò che possono e non possono introdurre negli appositi contenitori. Le organizzazioni che si occupano della raccolta di abbigliamento, infatti,  tra cui l’Esercito della Salvezza e la fondazione Sympany, attribuiscono questo problema in gran parte alle politiche sui rifiuti urbani. Il problema è che i comuni stanno rendendo più difficile per i cittadini sbarazzarsi dell’immondizia, ad esempio introducendo dei pass per l’accesso ai contenitori di quartiere, o facendone pagare ai cittadini lo smaltimento. Mentre queste misure contribuiscono a un aumento del riciclaggio dei rifiuti, causano un incremento significativo della spazzatura che viene poi gettata nei cassonetti per la raccolta di vestiti.

La convivenza tra l’abbigliamento -soprattutto i capi di scarsa qualità venduti oggi- e l’immondizia è un mix fatale: i vestiti non sono vendibili e di conseguenza le associazioni guadagnano meno. “Se il trend rimarrà questo, la collezione di indumenti diventerà in pochi anni un elemento del passato”, ha detto un portavoce di Sympany al giornale.

Le associazioni vorrebbero quindi recedere dai contratti stipulati con i comuni. Ogni anno nei Paesi Bassi raccolgono circa 80 milioni di chilogrammi di tessuti. Al momento, gli enti di beneficienza spesso pagano un importo fisso al chilo per i vestiti raccolti dai cassonetti. A causa dello scarso ricavato della rivendita, però, il sistema non è più redditizio.